La maschera di ferro - Recensione (The Man In The Iron Mask) Regia: Randall Wallace – Cast: Leonardo DiCaprio, John Malkovich, Jeremy Irons, Gerard Dépardieu, Gabriel Byrne, Anne Parillaud – Genere: Azione/Drammatico, colore 128 minuti – Produzione: Usa, Gran Bretasgna 1999
Gli adattamenti dei romanzi di Dumas a Hollywood di solito sono film tutti muscolari e pieni di senso dell’umorismo; i due film di Richard Lester sui Tre Moschettieri che si vedono spesso in TV sono forse l’esempio più tipico dell’approccio irriverente al testo letterario, mentre “La maschera di ferro” ha avuto il suo più famoso adattamento nel 1929, con Douglas Fairbanks nel ruolo del titolo, ma i telespettatori ricorderanno sicuramente una versione low budget del 1977 interpretata da Richard Chamberlain. Il film di Randall Wallace, già sceneggiatore del polpettone storico “Braveheart”, si muove lungo questa tradizione con grande sfoggio di umorismo e doppi sensi, cercando di proporre i personaggi in un modo accettabile per il pubblico attuale, specialmente quello americano. In questo modo però il tono rimane un po’ incerto fra una parodia decisa del materiale iniziale o l’intenzione di fare un serio film d’avventura. Fortunatamente a sostenere il film intervengono gli attori, un cast stellare che comprende DiCaprio nel doppio ruolo di Luigi XIV e del fratello gemello Filippo, Jeremy Irons, Gerard Depardieu, John Malkovich e Gabriel Byrne nel ruolo dei moschettieri. Nel rifacimento di Wallace ben poco è rimasto della trama di Dumas: Luigi XIV, re debole e debosciato, si innamora della bella Christine, arrivando a mandare verso morte certa il suo fidanzato Raoul. Il padre di Raoul, l’ex-moschettiere Athos (Malkovich) giura vendetta, ma non è l’unico a odiare il Re Sole. I Gesuiti infatti vorrebbero sollevare una ribellione popolare contro il re. Luigi ordina a un altro ex-moschettiere, Aramis (Jeremy Irons) di rintracciare e uccidere il capo dei Gesuiti in Francia. A questo punto ad Aramis non resta che riunire gli ex-commilitoni per rivelare loro un segreto: il capo dei Gesuiti che dovrebbe essere ucciso è in realtà lui stesso. L’unico modo per salvarsi è sostituire il re con il suo gemello identico, Filippo, rinchiuso da anni in prigione e obbligato a portare una maschera di ferro per nascondere la sua somiglianza col re. L’unico dei quattro che decide di rimanere fedele a Luigi è proprio D’Artagnan (Byrne), ormai diventato capitano delle guardie reali. Fra alterne vicende i tre riescono a portare a termine il loro piano e saranno aiutati dal loro amico D’Artagnan nella lotta finale, riuscendo a eliminare il cattivo re e a rimpiazzarlo con uno migliore. Nonostante i tanti colpi di scena costruiti dal film, o forse proprio per la loro abbondanza, la storia corre spesso il rischio di afflosciarsi per mancanza di tensione narrativa. Tuttavia, come abbiamo detto, il cast internazionale fa un ottimo lavoro nel tenere insieme la trama e nel movimentare le scene e i dialoghi. DiCaprio si diverte forse di più nel costruire il personaggio del re crudele e libertino, piuttosto che quello un po’attonito e mite del fratello gemello. I quattro moschettieri, Irons, Malkovich, Depardieu e Byrne formano un gruppo disparato, sia per recitazione attoriale che per nazionalità, ma si consegnano generosamente ai ruoli assegnati, aggiungendo un minimo di malinconia per il tempo che passa. Scenografie, costumi e location, tutte originali francesi, sono particolarmente gradevoli e costituiscono certamente un altro dei punti forti del film.
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