Oggi alle ore 12.30 presso il cinema Quattro Fontane a Roma si è svolta la Conferenza Stampa del film “La casa sulle nuvole”. Erano presenti in sala il regista Claudio Giovannesi e gli interpreti principali Adriano Giannini, Emanuele Bosi e Paolo Sassanelli. Ecco come hanno risposto alle domande dei giornalisti.
Come nasce l’idea di questo film?
Claudio Giovannesi: Sono partito da una ricerca fatta a Marrakech, che verteva sull’indagine delle tipologie di italiani presenti in quei territori. Quello che scoprimmo fu la preminenza di piccoli medi imprenditori e del loro opposto, ovvero i galleristi che pensano di trovarsi nel quartiere newyorkese di Soho. Poi ci siamo imbattuti in questi figli della rivoluzione degli anni ‘60 e ’70, che hanno trovato nella fuga nell’esotico il loro universo confortevole.
Nel suo film c’è una frase che dice: “L’Italia è un paese senza possibilità”
Claudio Giovannesi: In effetti questa è una frase piuttosto pessimista, ma è anche vero che la pronuncia il padre in relazione al proprio fallimento, nel momento in cui gli si affaccia, forse per la prima volta, la consapevolezza di aver fatto una scelta di comodo nel fuggire dalle proprie responsabilità.
Prendere così le distanze dai giudizi mentre giravi non ti ha portato a fare un film irrisolto?
Claudio Giovannesi: Per me era interessante affrontare l’eterno conflitto fra padri e figli senza pormi a favore dell’una o dell’altra parte. La figura paterna, anche nella sua eccentricità ma soprattutto irresponsabilità, in qualche modo deve essere presa per quello che è. Gli stessi Michele e Lorenzo trovano una sorta di compromesso nel non giudicare le scelte paterne, ma nella arrendevole accettazione di quest’ultime.
Come si è trovato a lavorare con questo giovane regista?
Adriano Giannini: Quello che mi ha spinto a voler partecipare a questo progetto era il modo in qui percepivo la sua smania nel voler raccontare questa storia. Ho capito subito che era un film che valeva la pena recitare, soprattutto per il carisma e la spontaneità del suo regista.
Come ha scelto i due protagonisti?
Claudio Giovannesi: Trovavo che sia Adriano che Emanuele avessero una particolare alchimia che li rendesse complici proprio come due fratelli veri. E questo è un elemento che non va assolutamente trascurato se si vuole fare un buon film.
Il rapporto con la realtà del Marocco e il mondo islamico era già presente nella sceneggiatura o è nato in divenire con le riprese del film?
Claudio Giovannesi: L’idea iniziale era quella di raccontare una storia di immigrazione che volge verso sud. Trovavo che la cultura islamica del Maghreb fosse veramente affascinante, infatti, ho basato gran parte del soggetto iniziale del film su un aspetto preponderante delle loro società, ovvero l’idea che hanno di famiglia unita. Questo ovviamente era in netta contrapposizione con la disgregazione della famiglia occidentale che i tre protagonisti rappresentano.
Quanto avete messo di voi nel vostro personaggio?
Paolo Sassanelli: Sicuramente non molto, visto che nell’originale doveva essere un francese. Quello che ho voluto mantenere è quel leggero accento “parigino”, tipico di molti piccoli imprenditori che trasferendosi in Marocco assumono come proprio.
Adriano Giannini: Io normalmente tendo ad allontanarmi dal personaggio che devo interpretare. Ma c’è da dire che inevitabilmente il proprio vissuto entra in contatto con il ruolo che si rappresenta.
Emanuele Bosi: Io non mi sento vicino al personaggio di Lorenzo, perché fortunatamente non ho vissuto l’abbandono da parte di un genitore, ma quello che mi accomuna con lui è la sua enorme sensibilità.
Anche rispetto ai tuoi documentari precedenti, possiamo dire che il tuo cinema è improntato su argomenti che guardano a culture altre?
Claudio Giovannesi: A me piacciono moltissimo le storie che raccontano di ambienti multiculturali. Infatti, la scena che mi piace di più del film è quella in cui due italiani (Lorenzo e Michele) sono seduti a Marrakech ad un tavolo di un ristorante cinese, in compagnia di tre marocchine con in sottofondo una canzone di Paola e Chiara tradotta in inglese. Penso che sia meraviglioso trovare nel mondo un così assurdo mix di culture ed è quello di cui mi piace parlare nei miei film.
Serena Guidoni
05 / 05 / 2009
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