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Krzysztof Kieslowski

(Varsavia, 27 giugno 1941 – Varsavia, 13 marzo 1996)

Krzysztof Kieslowski, nato a Varsavia nel 1941, insieme a Wajda e Polanski è uno dei registi polacchi più famosi a livello internazionale. L’infanzia del regista è segnata dalla malattia del padre, tubercolotico, che lo costringe a vagare per tutta la Polonia da un sanatorio all’altro. A 16 anni, senza un’idea precisa sul suo futuro, si iscrive per caso a una scuola per tecnici teatrali. Interessatosi alla regia, Kieslowski prova a farsi ammettere alla prestigiosa Scuola di Cinema di Lodz, riuscendo a entrare solo al terzo tentativo. Il giovane la frequenta dal 1964 al 1968, anni in cui la Polonia sperimentava un periodo di timida apertura politica ed è così coinvolto dall’ambiente cinematografico da lasciare la carriera teatrale, decidendo di diventare un documentarista. I primi documentari kieslowskiani si focalizzano sulla vita dei lavoratori e dei soldati polacchi. Anche se non apertamente critici verso il regime, risultano un po’ troppo realistici per i gusti della censura dell’epoca. I russi hanno invaso la Cecoslovacchia e il clima politico è diventato molto oppressivo. Ben presto Kieslowski si trova a scontrarsi con la censura comunista. Un suo documentario TV sugli scioperi a Danzica del 1970 viene proibito. Dopo una serie di incidenti analoghi nel corso degli anni ‘70, il regista decide di occuparsi di fiction, per poter dire scomode verità in modo meno diretto. Questa linea si rivela vincente quando con “Il cineamatore” (1979), ambientato fra gli operai di una fabbrica, riesce a vincere il Gran Premio del Festival Internazionale di Mosca. Il successivo “Destino cieco” (1982), occupandosi di difficili scelte etiche e morali, è una corrosiva descrizione della società e della politica in Polonia, proprio per questo, nonostante la partecipazione a molti festival, non uscirà in patria prima del 1987. “Senza fine” (1984) è incentrato sui processi politici successivi alla repressione del movimento cattolico “Solidarnosc”. Il film, censurato e abbondantemente tagliato, segna però l’inizio della collaborazione fra Kieslowski e il suo sceneggiatore di fiducia, l’avvocato dissidente Krzysztof Piesiewicz. Insieme a Piesiewicz, Kieslowski conosce il musicista Zbigniew Preisner, che da quel momento comporrà la musica per tutti i suoi lavori. Il terzetto di scomodi intellettuali di lì a poco si imbarca nell’avventura del “Decalogo” (1989). Si tratta di dieci lungometraggi da un’ora, commissionati dalla TV polacca, ma finanziati in realtà da una produzione internazionale tedesca. Ogni episodio, nominalmente basato su un comandamento della Bibbia, affronta un dilemma morale o etico in termini fortemente drammatici. Tutti gli episodi si svolgono intorno a un gigantesco complesso condominiale di Varsavia, che arriva a simboleggiare la condizione universale dell’umanità. I dieci film hanno un successo enorme, in Polonia e a livello internazionale, diventando immediatamente un cult, specialmente in Francia e in Germania. In un’intervista lo stesso Stanley Kubrick afferma di essere stato commosso dalla potenza e dalla profondità delle pellicole di Kieslowski. Due degli episodi di “Decalogo” vengono espansi alla lunghezza di lungometraggi col titolo di “Breve film sull’uccidere” (1989) e “Non desiderare la donna d’altri” (1989). Dopo il crollo del muro di Berlino, Kieslowski gode nel suo paese di una completa libertà, e si impegna a girare “La doppia vita di Veronica” (1991), presentato con grande successo a Cannes. Ma la definitiva consacrazione del regista polacco arriva con la serie “Tre colori”, trilogia ispirata ai colori della bandiera francese, che simboleggiano la libertà, l’eguaglianza e la fraternità. “Film Blu” (1993) con Juliette Binoche, storia di una donna che deve liberarsi dal ricordo del defunto marito, vince il Leone d’Oro a Venezia. “Film Bianco” (1994) con Julie Delpy, storia della rivincita sociale e amorosa di un piccolo parrucchiere polacco, ottiene un Orso d’Argento a Berlino. “Film Rosso” (1994) con Irène Jacob e Jean-Louis Trintignant, nel ruolo di una modella e di uno strano giudice in pensione, viene presentato a Cannes. Quentin Tarantino, ammirato dal film, lo indica come possibile vincitore del Festival, ma invece con sua sorpresa guadagna lui stesso la Palma d’Oro per “Pulp Fiction”. Dopo questa serie di successi Kieslowski è considerato uno dei migliori registi europei. L’artista comincia a preparare una nuova trilogia, basata questa volta sulla Divina Commedia di Dante, ma muore all’improvviso nel 1996, a soli 55 anni, lasciando il progetto incompleto e migliaia di fans afflitti.

Fabio Benincasa

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