Regia: Quentin Tarantino. Cast: Uma Thurman, David Carradine, Daryl Hannah, Michael Madsen, Vivica A. Fox, Lucy Liu, Samuel L. Jackson, Maro Akaji, Chiaki Kuriyama, Gordon Liu, Julie Dreyfus, Jun Kunimura, Kazuki Kitamura, Michael Parks, Sonny Chiba. Genere: Azione, colore 110 minuti - Produzione: USA 2003.
L’operazione “Kill Bill” condotta da Quentin Tarantino è un omaggio che il regista rende al cinema che gli è più caro. Affezionato e, giustamente compiaciuto, dal molteplice materiale girato, l’autore divide l’intero plot e dà vita a due film strettamente legati l’uno all’altro, ma anche autonomi nella loro completezza e coerenza narrativa, allo scopo di attribuire importanza ad ogni singolo personaggio e situazione. Il rischio di infastidire il pubblico, lasciandolo in sospeso, o di complicare il lavoro di distribuzione nel lancio pubblicitario, è una cosa che non ferma l’artista. Può accadere così che, in virtù di una passione sfrenata per la settima arte, il tema classico della vendetta, personificato dalla “sposa imbrattata di sangue”, prenda corpo attraverso la rievocazione di altre storie e altri film, facilmente identificabili attraverso un’iconografia assolutamente riconoscibile (come non sussultare davanti alla bella Black Mamba/Uma Thurman con addosso la tuta di Bruce Lee!). I registri su cui l’autore lavora sono dunque i più disparati: dai b-movie anni 70, soprattutto i kung-fu movie, fino ad arrivare al grande cinema di Kurosawa, Leone e soprattutto Kitano, per la facilità con cui la violenza prende corpo sullo schermo. Il mondo cinematografico è messo in scena in un susseguirsi di immagini, poste ad occupare tasselli di un mosaico costruito con una ferrea disciplina, grazie alla quale ogni elemento occupa il giusto posto senza stonature. Una serie di sottotracce vengono gettate qua e là per raccontare ogni singolo personaggio. Rievocare il passato delle sue creature diventa così per Tarantino felice sperimentazione che obbliga lo spettatore a cimentarsi con i generi più disparati: dal film di arti marziali al cartone animato giapponese, finalizzato quest’ultimo a rendere noto il dramma della temibile Lucy Liu. Ancora una volta l’autore non disdegna la lezione impartita direttamente da Kubrick che già in “Rapina a mano armata” sceglieva la sfasatura temporale. In virtù di una tale costruzione in “Kill Bill – Vol. 1” l’eroina, prima nota come “La Sposa” (senza nome solo per il pubblico), diventa poi Black Mamba e la sua personalità acquista spessore in virtù di una sequenza di flashback che con il montaggio rendono l’azione sfasata. D’altro canto la colonna sonora, veramente riuscita nella scelta di ogni singolo brano, è inserita in una successione il cui scopo è quello di accrescere la tensione a partire dalla sensuale “Bang Bang”, rifatta da Nancy Sinatra, fino allo struggente flamenco che accompagna il combattimento nella neve, con cui si conclude la prima parte della vendetta. La bionda guerriera ha sconfitto con l’uso della spada due nemici temibili, tuttavia la violenza, estremizzata in grottesco splatter – per questo meno reale all’occhio dello spettatore – non è giunta al suo epilogo. Il dialogo finale – che ricorda tutte le ragioni per cui le sceneggiature di Tarantino sono osannate – lascia presagire un po’ più non solo del temibile Bill, di cui non vediamo mai il volto, ma anche della seconda parte del film. Come una sorta di feuilleton ottocentesco, capace di contenere, proprio perché a puntate, una grande epopea, la conclusione del primo volume è aperta. Una verità è rivelata dallo stesso Kill: la figlia di Black Mamba è ancora viva; l’identità dell’eroina è stravolta, la donna da sposa si trasforma in madre.
Laura Calvo
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