(Juno) Regia: Jason Reitman - Cast: Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons - Genere: Commedia, colore 92 minuti – Produzione: USA, Canada, Ungheria 2007 – Distribuzione: 20th Century Fox – Data di uscita: 4 Aprile 2008
Come si può realizzare una commedia divertente partendo da un argomento drammatico quanto la gravidanza indesiderata di una precoce sedicenne? Jason Reitman c’è riuscito e “Juno” è piaciuto talmente tanto da far vincere, oltre a molteplici premi, l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale a Diablo Cody. Partendo dalla caratterizzazione di Juno (una bravissima Ellen Page), una sedicenne dalle idee chiare, che vive il passaggio dall’adolescenza all’età adulta con una lucidità fuori dal comune, prende corpo un film capace di essere poetico, soprattutto per il legame umano che questa ragazzina vivace riesce a instaurare con gli altri e in particolar modo con la sua famiglia. Juno prende la vita di petto, è spregiudicata, ma è anche capace di una sincerità tenera e disarmante. Il suo modo di parlare, molto simile a quello reale dei suoi coetanei, lascia intravedere un cinismo che è solo apparente. Inoltre – ed è proprio qui la bravura di Diablo Cody – il linguaggio da lei usato è un mezzo naturale per lasciar esplodere una comicità che, per il tema trattato, ha in sé un significato catartico non indifferente (basti pensare alla definizione che dà la ragazza sul suo nome: Juno da Giunone…”Pare che Zeus si trombava tutte, ma sembra che Giunone fosse davvero bellissima e cattivissima, un po’ come Diana Ross”). Attento a ogni aspetto del suo lavoro Reitman pone un’attenzione particolare all’uso dei colori (come già era accaduto per “Thank You For Smoking”) e alla scelta dell’abbigliamento dei diversi personaggi. Un look trasandato, tipico delle giovani generazioni sottolinea ancor di più il contrasto tra la vera natura di Juno, che la sua età la vive pienamente, e la sua condizione di donna incinta. Allo stesso tempo il look serve per sottolineare un carattere (per esempio gli abiti indossati da Jennifer Garner sono sobri, eleganti e denotano la personalità di una donna precisa, ma anche intransigente e spigolosa). Dei simpatici inserti grafici scandiscono il tempo della storia. Autunno, inverno e primavera si susseguono quasi a voler scandire i nove mesi di gravidanza della protagonista. A tali stagioni corrispondono determinate tinte del tutto funzionali alla narrazione, a partire dal rosso e marrone delle prime scene fino ai colori della primavera, quando quella sorta di “viaggio iniziatico” è stato portato a termine da un’eroina la cui semplicità e il cui carattere eccezionale sono una ventata d’aria fresca nel cinema di oggi.
Laura Calvo
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