Joseph Losey - Biografia
(La Crosse, Wisconsin, 14 gennaio 1909 – Londra, 22 giugno 1984)
Joseph Losey, nato il 14 gennaio 1909 a La Crosse, nel Wisconsin, è un regista la cui carriera intellettuale si è sviluppata tra Hollywood e l’Europa. Cresciuto in un’agiata famiglia del Mid-West americano, Losey mostra subito un carattere ribelle, animato da forti curiosità intellettuali. Negli anni Trenta, iscritto a medicina, preferisce frequentare gruppi teatrali e politici, entrando anche a far parte del neonato Partito Comunista Americano. Abbandonata medicina, compie lunghi viaggi in Europa, particolarmente in Russia e in Germania, dove ha l’occasione di essere allievo prima di Ejzenstejin e poi di Brecht. Tornato in America mette in scena una delle prime versioni inglesi del “Galileo” di Brecht e, ben presto, come molti di quelli che si occupavano di teatro, viene chiamato a lavorare a Hollywood, che intanto aveva cominciato a produrre film sonori. Esordisce dietro la macchina da presa con “Pete Roleum and his cousins” (1939) e con il dramma “La gioventù ha una occasione” (1941). Durante la Seconda Guerra Mondiale si arruola nell’esercito, producendo e dirigendo documentari di propaganda. Il suo primo successo di pubblico è “Il ragazzo dai capelli verdi” (1948), sofferto romanzo di formazione di ispirazione pacifista. Subito dopo il regista realizza alcuni noir, come “Linciaggio” (1950), “M” (1951) e “Sciacalli nell’ombra” (1951). Intanto negli Stati Uniti si scatenava la cosiddetta “Caccia alle streghe”, la persecuzione di elementi di sinistra orchestrata dal potente senatore Joseph McCarthy. Chiamato a rispondere della sua nota militanza comunista di fronte al comitato per le attività anti-americane, Losey decide di esiliarsi in Europa, diventando a tutti gli effetti un regista inglese. L’esilio rischia di stroncare la sua carriera; a causa della minaccia di boicottaggio che gli pende sul capo è costretto a firmare il suo film successivo, “La tigre nell’ombra” (1954) con uno pseudonimo. Ma l’abilità di Losey gli permette infine di riconquistare un ruolo eminente, in particolar modo come regista di noir. Sono di questo periodo classici come “L’inchiesta dell’ispettore Morgan” (1959), “La giungla di cemento” (1960) e “Eva” (1962). Riconquistata una sua autonomia artistica, Losey si lega in amicizia al drammaturgo e futuro premio Nobel Harold Pinter, che scrive per lui alcune eccellenti sceneggiature: “Il servo” (1963), “L’incidente” (1967) e “Messaggero d’amore” (1970). Si tratta di drammatiche analisi della società inglese, vista nell’ipocrisia dei suoi rapporti di classe e nel vuoto delle relazioni emotive. Questi film, grandi successi di critica, sono tuttora considerati i capolavori di Losey, che, grazie a “Messaggero d’amore” vince una Palma d’oro al Festival di Cannes. Mentre produce le sue pellicole più intellettuali, Losey non trascura incursioni nella commedia. Nel 1966, mette in parodia il successo di 007 dirigendo una splendida Monica Vitti in “Modesty Blaise – La bellissima che uccide”. Il film, giudicato allora poco convincente, è ora considerato uno dei classici del camp. Durante gli anni Settanta, Losey si dedica soprattutto a riduzioni letterarie, filmando: “Casa di bambola” (1973), da Ibsen, “Galileo” (1975) dall’opera di Bertoldt Brecht e il “Don Giovanni” (1979) di Mozart. Forse uno dei film più atipici di questo periodo è “Mr. Klein” che vede Alain Delon nell’inedito ruolo di un ebreo perseguitato dai nazisti. Losey, ancora coinvolto in numerosi progetti cinematografici, muore nel giugno del 1984, senza riuscire a vedere terminato “Steaming – Al bagno turco” (1985) che rimane il suo ultimo film.
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