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Jon Voight - Biografia

Jon Voight: una vita tra teatro, cinema e televisione

(Yonkers, New York, 29 dicembre 1938)

Jonathan Vincent Voight nasce a Yonkers (New York) il 29 dicembre del 1938. È figlio del giocatore di golf Elmer Voight e della tedesca Barbara Kamp. L’amore per la recitazione sboccia subito tra i banche della Archibishop Stepinac High School di New York. Il suo debutto in teatro coincide con la rappresentazione dello shakespeariano “Sogno di una notte di mezza estate”, in cui indossa le vesti del simpatico Puck. Dopo il diploma si laurea, ovviamente in recitazione, alla The Catholic University of America di Washington per poi trasferirsi definitivamente a New York City.

Per perfezionarsi ulteriormente decide di seguire i corsi di Sanford Meisner presso la Neighborhood Playhouse e i suoi sogni cominciano ad avverarsi quando debutta seriamente per la prima volta sul magico palcoscenico di Broadway con la pièce teatrale “That Summer, That Fall” vincendo anche un Theater World Award.

La sua carriera comincia dunque con i musical e con brillanti performance destinate al teatro. Notato da parecchi critici e registi, gli viene proposto di recitare per alcune serie televisive, così verso la fine degli anni Sessanta comincia a farsi conoscere da un diverso tipo di pubblico che sembra davvero apprezzare il suo lavoro come per esempio nella serie: “La parola alla difesa” (1963) o “Gunsmoke” (1966 - 1969). Nel 1962 si dichiara innamoratissimo e decide di sposare Lauri Peters dalla quale però non ha figli. Nel 1967 i due divorziano, John Sturges lo nota e decide di affidargli una parte piccola ma significativa nel suo “L’ora delle pistole”, sancendo così il suo ottimo debutto nel cinema. Nel 1969 con il ruolo del gigolò texano Joe Buck in “Un uomo da marciapiede” di John Schlesinger arriva il tanto ambito successo contornato dalla sua prima nomination all'Oscar, un BAFTA, un Golden Globe come migliore promessa maschile, il riconoscimento della critica cinematografica di New York e Los Angeles e un British Academy Award.

Jon comincia ad essere preso in considerazione da importanti registi che lo scritturano per i loro film. Di questi anni tra i tanti film possiamo ricordare “Il rivoluzionario” (1970) di Paul Williams con Robert Duvall; “Comma 22” (1970) di Mike Nichols, in cui recita con Anthony Perkins e Orson Welles; “Un tranquillo week-end di paura” di John Boorman con Burt Reynolds; “Dossier Odessa” (1974) di Ronald Neame; “Il campione” (1979) di Franco Zeffirelli, con Faye Dunaway. Intanto nel 1973 si sposa con Marcheline Bertrand che gli dà due figli che come lui seguiranno le sue orme nel mondo del cinema: James Haven ed Angelina Jolie. Nel 1978 gira con Jane Fonda “Tornando a casa” di Hal Ashby e per questa sua eccellente interpretazione di un reduce dalla guerra del Vietnam ormai paralitico, vince l’agognato Oscar, la Palma d’Oro e un Golden Globe. In quello stesso anno Jon ha una storia d’amore proibita con la collega Steacey Pickren, che metterà fine al suo secondo matrimonio.

Gira anche qualche film per la televisione come per esempio “Chernobyl – Un grido al mondo” (1991) di Anthony Page. Ma Jon non si limita a impersonare personaggi di ogni tipo. Ama scrivere infatti nel 1982 firma la sceneggiatura di “Cercando di uscire” di Hal Ashby e nel 1989 di “Eternity” di Steven Paul. Nel 1983 offre una toccante performance in “A tavola in cinque” di Robert Lieberman e dà il meglio di sé nell’adrenalinico “A trenta secondi dalla fine” (1985) di Andrei Konchalovsky.

Gli anni Novanta sono molto importanti perché lo consacrano al vero e proprio successo grazie alla collaborazione con i migliori registi in circolazione e quindi a film come: “Heat – La sfida” (1995) di Michael Mann con due grandi come Robert De Niro e Al Pacino; “Mission: Impossible” (1996) di Brian De Palma con Tom Cruise e Vanessa Redgrave; “Testimone involontario” (1997) di David Hogan; “U-Turn – Inversione di marcia” (1997) di Oliver Stone con Sean Penn e Nick Nolte; “Anaconda” (1997) di Luis Llosa che però ai botteghini è un vero flop; “L’uomo della pioggia” (1997) di Francis Ford Coppola con Matt Damon e Danny DeVito; “Nemico pubblico” (1998) di Tony Scott con Will Smith e Gene Hackman e infine “Versity Blues” (1999) di Brian Robbins. Inoltre in tutto questo produce e dirige alcuni film per la tv come “Il soldatino di latta” (1995).

Quello che forse non tutti sanno è che durante questi anni di duro lavoro e sforzi per arrivare così in alto, Jon si è anche preso il lusso di rifiutare ruoli importantissimi che hanno consacrato i loro attori a passare alla storia; tra questi la parte di Oliver in “Love Story” (1970), di Matt Hopper ne “Lo Squalo” (1975) e di Clark Kent in “Superman” (1978). Nel 2002 arriva la terza nomination ma questa volta come miglior attore non protagonista, con il film di Michael Mann “Alì” (2001), basato sulla vita del campione di boxe americano Mohammad Ali (Cassius Clay). Nel 2001 interpreta il presidente Roosevelt in “PearlHarbor” di Michael Bay. Prima di una furiosa lite a causa di alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa (pare che le abbia detto di far curare i suoi gravi problemi mentali), recita con la figlia Angelina Jolie in “Lara Croft – Tomb Raider” (2001) di Simon West.

Nonostante l’età, continua a prestare il suo volto per ruoli non sempre importanti, e compare in “Zoolander” (2001) di Ben Stiller; “Holes – Buchi nel deserto” (2003) di Andrew Davis con Sigourney Weaver; “The Manchurian Candidate” (2004) di Jonathan Demme con Meryl Streep; “Il mistero dei templari” (2004) con Nicolas Cage; “Superbabies: Baby Geniuses 2” per cui riceve un Razzie Awards come peggiore attore non protagonista; la miniserie per la tv “Giovanni Paolo II” (2005) in cui interpreta proprio il ruolo del pontefice; “Transformers” (2007) di Michael Bay; “Il mistero delle pagine perdute” (2007) di Jon Turteltaub; “Pride and Glory – Il prezzo dell’onore” (2008) di Gavin O’Connor; “Tutti insieme inevitabilmente” (2008) di Seth Gordon e “24: Redemption” (2008) di Jon Cassar. Nel 2009 arriva a conquistare una meta ambita da ben sette anni: la riconciliazione con la figlia Angelina, a quanto pare grazie all’aiuto del compagno Brad Pitt con cui la figlia ha creato una vera e propria big family.

Giusy Del Salvatore


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