JOAN CRAWFORD - BIOGRAFIA

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Joan Crawford - Biografia

Alta, bella e piena di forza: Joan Crawford, una delle più espressive dive di Hollywood

(San Antonio, Texas, 23 Marzo 1904 – New York, 10 maggio 1977)

È un’infanzia difficile quella di Lucille Fay Le Sueur, in arte Joan Crawford. Abbandonata dal padre ancor prima di nascere viene cresciuta dalla madre Anne Belle Johnson e dal patrigno Henry J.Cassin, gestore di un piccolo teatro in Oklaoma.

Amante fin da piccola della danza è decisa a fare la ballerina nonostante una ferita a un piede la renderà semiclaudicante per tutta la vita. A causa del trasferimento della famiglia a Kansan City è costretta a lavorare per potersi pagare gli studi, frequenta infatti il college femminile di Columbia (Missouri) come studentessa lavoratrice. Dopo aver vinto una gara di Charleston, ottiene un lavoro in un locale di Chicago e, notata da un agente teatrale, debutta nella rivista musicale “Innocent Eyes” come ballerina di fila. Alta, bella e piena di forza di volontà Lucille decide di lanciarsi nella recitazione durante gli ultimi anni del cinema muto e, dopo una serie di provini, ottiene nel 1925 un contratto di cinque anni con la Metro Goldwyn Mayer.

Trasferitasi sulla costa occidentale a Culver City in California, prende il nome d’arte di Joan Crawford e viene scelta per una serie di piccole parti, dimostrando le proprie capacità ne “Le nostre sorelle di danza” (1928) di Harry Beaumont, dove interpreta il personaggio molto vicino a lei della giovane ballerina determinata e forte nell’affrontare la vita che ha scelto di vivere. Nel 1929 si sposa con l’attore Douglas Fairbanks Jr. che la introduce nell’ambiente del cinema e dell’alta società.

Ambiziosa e tenace Joan si impegna nello studio della recitazione, decisa a creare un proprio stile. Sono queste le basi grazie alle quali la futura diva riuscirà a costruire le intense maschere drammatiche, indimenticabili anche per lo splendido volto truccato con maestria (labbra rosso fuoco e occhi evidenziati da sopracciglia lunghe e sottili). Il suo primo film parlato è “L’indomabile” (1929) di Jack Conway, dove si ascolta per la prima volta la sua voce gradevole. Il grande successo arriva con il film “Grand Hotel” (1932) di Edmund Goulding, nel quale lavora insieme a Greta Garbo, interpretando una giovane e spregiudicata dattilografa.

Durante gli anni Trenta è una delle stelle più amate di Hollywood, spesso affiancata da Clark Gable, costruisce personaggi ricchi di spessore. Grazie alle sue possibilità interpretative porta sul grande schermo vere e proprie eroine tragiche, maschere perfette del dolore, ma anche donne sensuali, fatali, indipendenti, capaci di farsi rispettare e ben consce di ciò che vogliono. Tra i lavori di questi anni si può citare “La donna è mobile” (1934) di W.S. Van Dyke, "Ossessione del passato" (1938) di Frank Borzage, “Donne” (1939) di George Cukor e “L’isola del diavolo” (1940). Anche la sua vita sentimentale è molto movimentata: finito il matrimonio con Douglas Fairbanks si sposa con Franchot Tone. In seguito sarà la moglie di Philip Terry e dell’allora presidente della Pepsi Cola Alfred Steele (l’attrice diviene testimonial della società svariate volte e, dopo la morte del marito, prende addirittura il suo posto nel consiglio di amministrazione). La sua posizione sociale ed economica le consente di adottare quattro figli: Christina (che estromessa dall’eredità, dopo la sua morte pubblicherà l’accusatorio libro di memorie “Mammina cara”, dal quale sarà realizzato nel 1981 un film interpretato dalla Dunaway e diretto da Frank Perry); Philip (a cui cambierà nome in Christopher dopo la rottura con Terry); Cathy e Cindy.

Durante gli anni Quaranta, dopo aver interpretato in maniera convincente una donna dal volto deformato in un incidente nel film di George Cukor “Volto di donna” (1941), la fama dell’attrice sembra offuscarsi. Trascurata dalla MGM la Crawford decide di passare alla Warner Bros dove l’attende un nuovo successo. Nel 1945 grazie a “Il romanzo di Mildred” di Michael Curtiz riceve infatti il premio Oscar come Miglior Attrice Protagonista, nei panni di una madre sola alle prese con i problemi delle figlie adolescenti. A causa di una polmonite, il regista ritira il premio per lei e glielo consegna al suo capezzale. Con il procedere del tempo il suo nome sembra perdere la risonanza del passato. Nel 1952, tuttavia, interpreta con successo il thriller “So che mi ucciderai” e nel 1953,dopo essere tornata alla MGM il musical “La maschera e il cuore” (1953). Indubbiamente il film più importante di questi anni è il western “Johnny Guitar” (1954), in cui è la sfrontata e affascinante proprietaria di un saloon. Nel 1959 quando muore il marito, assunta la direzione della Pepsi, il suo tempo scorre tra opere di beneficenza, lavori per la televisione, cortometraggi e moltissime vacanze. Il successo internazionale torna nel 1962 con lo splendido thriller psicologico “Che fine ha fatto Baby Jane” di Robert Aldrich, singolare anche perché la Crawford recita insieme all’altra grande star, da sempre sua rivale, Bette Davis. Purtroppo nel 1964, a causa di una seconda polmonite non riesce a terminare “Piano… piano, dolce Carlotta”, dove sarebbe nuovamente apparsa accanto alla Davis, viene perciò sostituita da Olivia de Havilland. Il suo ultimo film, dopo una serie di Horror di scarso valore, è “Trog” (1970), girato in Inghilterra. Il ritiro dalle scene acutizza i suoi problemi di nevrosi e alcolismo, in questo periodo si dedica totalmente a una setta religiosa.

Colpita da un cancro al pancreas, si spegne il 10 maggio del 1977, nella sua casa di New York in totale solitudine. Nel corso della sua carriera Joan Crawford ha interpretato più di ottanta film ed è riuscita a passare da un genere all’altro con estrema disinvoltura, arricchendo i suoi personaggi con il proprio fascino e un carisma derivante soprattutto da una vitale intraprendenza e da una forte tenacia.

Laura Calvo


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