Jesùs Franco (Madrid, 12 maggio 1930)
Jesús Franco Manera, nato a Madrid il 12 maggio 1936, è un regista spagnolo di film di serie B, considerato un po’ l’Ed Wood europeo. Ha lavorato in molti paesi come Francia, Germania, Svezia, Portogallo, Italia, Stati Uniti. Appassionato di musica, studia piano al conservatorio, laureandosi poi in legge. Alla fine però decide di dedicarsi al cinema, entrando in una scuola dove rimane due anni mentre si mantiene scrivendo romanzetti con lo pseudonimo di David Khunne. Come molti spagnoli si trasferisce a Parigi dove studia tecnica di regia, mentre occupa tutto il suo tempo libero divorando vecchi film nei cineclub. Tornato in Spagna comincia una carriera di compositore per il cinema, aiuto regista e sceneggiatore. I suoi primi tentativi cinematografici, a fine anni Cinquanta, non hanno nessun successo, finché non si dedica a film di genere. Le pellicole più famose di questi anni sono “Gritos en la noche” (Grida nella notte, 1962), “La muerte silba un blues” (La morte fischia un blues, 1962), “Rififí en la ciudad” (Rififí nella città, 1963). Come si capisce dai titoli si tratta di noir a fosche tinte, spesso con forti accenti di morboso erotismo. Queste caratteristiche diventano il marchio di fabbrica di Jesús Franco che si conquista un pubblico di fan ristretto ma entusiasta. A causa dei suoi film e della sua opposizione alla dittatura, il regista deve abbandonare la Spagna, ma continua indefessamente a girare in quasi tutti i paesi europei: Italia, Francia, Germania, Portogallo. Nel 1965 il grande Orson Welles lo assume a dirigere la seconda unità del suo “Campanadas de Medianoche”. Nel 1967, all’apice del suo successo, il suo film “Necronomicon” viene selezionato per il Festival di Berlino. I film di Jesús Franco sono girati spesso con scarsi mezzi e recitazione di basso livello. Quest’estetica da serie B, un po’ voluta un po’ obbligatoria, visti i budget a disposizione, unita alla morbosità delle trame non è sempre ben vista da critica e pubblico. Per sfuggire alla cattiva reputazione, Franco lavora sotto una trentina di pseudonimi e finisce per girare più di 200 film nella sua lunga carriera. Fra i suoi attori feticcio si contano anche glorie come Christopher Lee o Klaus Kinski. Durante gli anni Ottanta la maggior parte delle sue pellicole vengono classificate come pornografiche. I tagli imposti dai diversi uffici di censura rendono le trame dei suoi film quasi incomprensibili. Lo stesso Franco decise allora di esagerare il contenuto erotico delle storie, finendo per girare dei veri e propri porno. All’inizio dei Novanta viene coinvolto in una grande operazione di restauro del “Don Chisciotte” di Orson Welles per il quale era stato aiuto regista. Con la riscoperta del cinema trash degli anni Settanta il nome di Jesús Franco è inoltre in parte riabilitato. Quentin Tarantino lo considera notoriamente una delle sue fonti di ispirazione. Nel 1996, il regista spagnolo riceve a New York un premio dal maestro del B-horror, Roger Corman. Jesùs Franco continua anche adesso a girare film a basso budget, dopo aver proclamato che morirà con la cinepresa in mano. In Spagna gli è stato dedicato un documentario: “La vita e i tempi di Jess Franco” di José Luis García Sánchez.
Fabio Benincasa
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