Jeff Bridges - Biografia
Jeff Briges: un attore sottovalutato?
(Los Angeles, 4 dicembre 1949)
Jeffrey Leon Bridges nasce a Los Angeles il 4 dicembre del 1949. La mamma e il papà, Lloyd Bridges e Dorothy Simpson, sono entrambi attori così come un po’ tutta la sua famiglia a cominciare da suo fratello maggiore Beau e sua sorella Cindy.
Figlio della stessa Hollywood, piccolissimo, si trova sul set di “N.N. Vigilata speciale” (1951) di John Cromwell con Jane Greer, con la quale lavora quasi trent’anni dopo, nel 1984, in “Due vite in gioco”.
Quando ha solo due anni, suo padre Lloyd, finisce nella lista nera della commissione McCarthy e l’FBI comincia a indagare sulla presunta appartenenza al Partito Comunista. Terminato questo periodo burrascoso, recitano insieme nella serie televisiva “Sea Hunt” (1958) mentre frequenta la Palisades High School e successivamente partecipa col fratello al varietà di famiglia “The Lloyd Bridges Show” (1962 – 1963).
Si diploma alla University High School di Los Angeles dove si appassiona alla musica, alla fotografia e alla pittura; segue il servizio militare nella guardia costiera per poi ritornare a casa e dedicarsi definitivamente alla recitazione, studiando alla prestigiosa Herbert Berghof School.
Cominciano a fioccare le proposte di lavoro anche se nella vita privata riscontra parecchi problemi legati all’uso di LSD e marijuana. Nel 1971 arriva anche la prima nomination all’Oscar per la sua performance nel ruolo di Duane Jackson in “L’ultimo spettacolo” di Peter Bogdanovich. Successivamente recita nel film di John Huston “Città amara – Fat City” (1972) e ne “La terra si tinse di rosso” (1973) di Richard C. Sarafian.
Nel 1974 diventa intimo amico del regista Michael Cimino che lo scrittura per la sua pellicola “Un calibro 20 per lo specialista”. Durante le riprese ha incomprensioni con il giovane Clint Eastwood ma è ripagato con la seconda nomination all’Oscar. L’anno successivo sul set di “Scandalo al ranch” conosce la fotografa Susan Geston e se ne innamora perdutamente. Insieme mettono al mondo tre meravigliosi bambini: Isabelle, Jessica e Hayley. Nel 1976 prende parte a “Un autentico campione - Il gigante della strada” e al fortunatissimo remake di “King Kong” di John Guillermin (prodotto da De Laurentis) in cui recita accanto a Jessica Lange.
Seguono “Rebus per un assassino” (1979) di William Richert, “I cancelli del cielo” (1980) di Michael Cimino, “Tron” (1982) della Walt Disney e altre pellicole che non incontrano particolare successo. Ritorna a trionfare e a conquistare la fama internazionale con la pellicola fantascientifica di John Carpenter “Starman” (1984), che gli vale una nomination all’Oscar e ai Golden Globe, con “Otto milioni di modi per morire” (1986) di Hal Ashby e “Il mattino dopo” (1986) di Sidney Lumet con Jane Fonda.
Nel frattempo diventa membro dell’organizzazione no profit “The End Hunger Network” con l’intento di assistere le popolazioni disagiate. Non riceve ottima critica per “Tuker, un uomo e il suo sogno” (1988) di Francis Ford Coppola ma si rifà nella commedia “Ci penseremo domani” (1989) di Alan Pakula e “I favolosi Baker” (1989) di Steven Kloves, recitando accanto al fratello Beau e Michelle Pfeiffer. Insieme a Robin Williams si cimenta ne “La leggenda del re pescatore” (1991) di Terry Gilliam.
Dopo aver pubblicato un album come cantante (“Be Here Soon”), e dopo alcune apparizioni e lavoretti per la televisione, seguono senza sosta “The Vanishing – Scomparsa” (1993), “Fearless – Senza paura” (1993) di Peter Weir, “Blown Away – Follia esplosiva” (1994), “Wild Bill” (1995), “L’Albatross – Oltre la tempesta” (1996), “L’amore ha due facce” (1996) con Barbra Streisand e Lauren Bacall, “Il grande Lebowski” (1998) dei fratelli Coen, in cui da prova del suo straordinario talento, “Arlington Road – L’inganno” (1999) con Tim Robbins, “La dea del successo” (1999) con Sharon Stone fino ad aprire il nuovo millennio con una candidatura all’Oscar come Miglior Attore non Protagonista per “The Contender” (2000).
Nel 2001 è al fianco di Kevin Spacey in “K-PAX – Da un altro mondo” di Iain Softley mentre nel 2003 recita in “Seabiscuit – Un mito senza tempo” di Gary Ross, per poi trovarsi accanto alla seducente Kim Basinger in “The Door in the Floor” (2004) di Tod Williams. Non brilla nella commedia estiva “Stick it – Sfida e conquista” (2006) ne in “Iron Man” (2008) in cui gli affidano un ruolo davvero misero. Lavora poi in “L’uomo che fissa le capre” (2009) con George Clooney e in “Crazy Heart” (2009) mentre nel 2010 è impegnato in “Tron: Legacy” e “True Grit”, in cui interpreta il grande Grinta, diretto nuovamente dai fratelli Coen.
Essere figlio d’arte non è stato sempre un ottimo biglietto da visita e Jeff ne è la prova vivente. Nonostante abbia lavorato con una schiera di ottimi registi e abbia ricevuto sempre eccellenti critiche da pubblico e giurie, le sue performance e il suo straordinario e umile talento non sono mai stati premiati con il giusto riconoscimento se non con qualche nomination che non hanno mai reso davvero onore agli sforzi e all’impegno di tutti questi anni.
Giusy Del Salvatore
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