Jeanne Moreau - Biografia
(Parigi, 23 gennaio 1928)
Ha ricevuto il Cesar d'Onore alla carriera ed è stata la ciliegina sulla torta di una professione lunga 60 anni. Jeanne Moreau, anche se non bellissima, ha incarnato la donna ribelle che sceglie la sua vita pagando il prezzo che c’è da pagare. Basta ricordare la Catherine del menage a trois più famoso della storia del cinema in “Jules e Jim” di François Truffaut. L’attrice francese nasce a Parigi il 23 gennaio del 1928 da una madre ballerina delle Follies Bergerès. Dopo il liceo è ammessa nella Compagnia della Comédie Francaise, che abbandona per il Théatre National Populaire di Jean Vilar. Gli inizi nel teatro e nel cinema sono difficili. L’unico film degno di nota è “Grisbi”, noir di Jacques Becker del 1954. La grande occasione arriva con Louis Malle, che diventerà un suo grande amico e con cui avrà una relazione. E’ lui a dare nel 1958 a Jeanne il ruolo di Florence in “Ascensore per il patibolo”. Una moglie induce l’amante ad uccidere il ricco marito, ma le cose non vanno per il verso giusto. Memorabile la colonna sonora di Miles Davis. Per lo stesso regista è la scandalosa protagonista di “Les amants” (1958) tratto da un racconto di Dominique Vivant Denon. Successivamente Peter Brook la dirige in “Moderato cantabile – Storia di uno strano amore” nel 1960. Sceneggiato da Marguerite Dumas, il risultato non è felicissimo, ma la Moreau mostra tutto il suo talento, al punto che a Cannes vince il premio come Miglior Attrice. Poi è la volta di Michelangelo Antonioni con “La notte” (1961) insieme a Marcello Mastroianni e a Monica Vitti. In una notte milanese una ricca coppia borghese vede sfaldare la sua unione. Non recita solo, ma canta e con successo “Le tourbillon” in “Jules e Jim” di Truffaut del 1962. Una giovane donna si divide tra due amici, uno francese e l’altro austriaco. È sempre e solo lei a condurre il gioco e a chiuderlo in modo drammatico. Moreau è l’eroina del film manifesto della Nouvelle Vague e il tema del triangolo amoroso è affrontato con una classe mai più rivista sul grande schermo. Orson Welles la vuole nel cast de “Il processo” (1962) liberamente ispirato al capolavoro kafkiano. Nel 1964, ormai star conclamata, Jeanne è Céléstine nel film minore di Bunũel “Il diario di una cameriera”. L’odio antiborghese del regista è tutto presente nella storia di una domestica parigina, che va a lavorare in campagna presso una famiglia ossessionata dal senso del peccato. In “Viva Maria!” (1965) di Malle, Jeanne fa coppia con una giovanissima Brigitte Bardot, in un ironico western al femminile ambientato nell’Honduras d'inizio 900. E’ molto più cupo il personaggio de “La sposa in nero” di Truffaut del 1968, dove si assiste alla vendetta di Julie, che perde il neosposo il giorno delle nozze. Con chiare influenze hitchcockiane, ispirerà molti anni dopo Tarantino per il suo “Kill Bill”. Nel 1970, accanto a Federico Fellini, l’attrice francese interpreta se stessa ne “Il mondo di Alex” dell’eccentrico Paul Mazursky. È una sorta di “Tropico del Cancro” con scene piuttosto audaci “I santissimi” di Bertrand Blier del 1974, che lancia Gérard Depardieu. Oramai Jeanne Moreau è pronta a fare il suo esordio dietro la macchina da presa con “Scene di un’amicizia tra donne” del 1976, dove racconta il difficile mondo del cinema visto con i suoi occhi, attraverso i rapporti di quattro donne, tra cui lei stessa e Lucia Bosè. Tornerà alla regia per “L’adolescente” tre anni dopo e “Lilian Gish” nel 1893. Con il bello del cinema d’oltralpe Alain Delon, l’attrice lavora in “Mr. Klein” di Joseph Losey, storia di un cinico mercante d’arte che da carnefice diventa vittima. Gli anni ’80 la vedono unica donna nel film testamento del regista maledetto Rainer Werner Fassbinder “Querelle de Brest” (1982). Tratto dal romanzo di Genet, è incentrato sulle avventure del giovane marinaio Querelle, interpretato da Brad Davis, che cede alle lusinghe del suo tenente di vascello. Jeanne è Lysiane, moglie del proprietario del bordello locale. La messa in scena è molto teatrale e l’attrice francese è indimenticabile, mentre canta con la sua voce rauca “Ogni uomo uccide ciò che ama!”. Presentato a Venezia, il film ha grossi problemi di censura per il tema dell’omosessualità trattato in modo piuttosto esplicito. Sono solo due scene, eppure la Moreau lascia il suo segno in “Nikita” di Luc Besson del 1990. Un anno dopo, è sul set del visionario “Fino alla fine del mondo” di Wim Wenders. Nel 1992 riceve il Leone d’Oro alla carriera a Venezia. Dopo 35 anni e almeno 120 film è richiamata da Antonioni per quello che sarà la sua ultima opera “Al di là delle nuvole”, diretto a quatto mani con Wenders. Nel 2000, anche la Berlinale le tributa l’Orso d’Oro alla carriera. È poi il tempo della prima regia teatrale tratta dal testo del premio Pulitzer Margaret Edson “Un tratto nello spirito” e della direzione all’Opera National di Parigi dell’opera di Verdi “Attila”. Nel 2001, Jeanne Moreau è stata un’incredibile Marguerite Duras al tramonto in “Cet Amour-Là” di Josée Dayan. Le due donne si conoscevano realmente e avevano lavorato insieme. La Moreau era perfetta per raccontare gli ultimi giorni d’amore della grande scrittrice con un giovane che l’adora. Il suo cameo nei panni dell’anziana nonna del protagonista in fin di vita, nel film dell’enfant prodige francese François Ozon “Il tempo che resta” (2005) è assolutamente sublime. Ultimamente la musa della Nouvelle Vague ha lavorato con il regista israeliano Amos Gitai in “Disengagement” (2007) e “Plus tard, tu comprendas…”. Ovviamente da buona femme fatal, Madame è stata sposata tre volte e dal secondo matrimonio con il regista Jean Louis Richard è nato l’unico figlio Jerome.
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