JEAN RENO ARRIVA AL GIFFONI
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Jean Reno arriva al Giffoni


Al Giffoni Film Festival Jean Reno risponde a tutte le domande


“Se lavorerei ancora con un regista italiano dopo Antonioni, Ferreri e Benigni? Assolutamente sì! Due di loro (i primi due, ndr), sono ormai degli angeli, Roberto invece è ancora tra noi e, oltre ad essere una persona davvero dal grande cuore, è un regista con il quale davvero avrei molto piacere di lavorare ancora”. E’ stato questo l’esordio di Jean Reno al Giffoni Film Festival, che ha sfoderato un italiano maccheronico ma molto piacevole, oltre a dimostrare una innata simpatia che lo ha reso uno degli ospiti più attesi e graditi di questa 42esima edizione del Giffoni Experienxce.


Smentite le voci di un suo coinvolgimento nella produzione della serie Tv tratta dal best seller di Giorgio Faletti “Io uccido”, Reno ha invece confermato l’impegno nella realizzazione di un’altra serie, “Jo”, in cui interpreta un poliziotto e che è ambientata a Parigi. “Ancora non abbiamo definito il nome del mio personaggio – ha ammesso – perché quello scelto inizialmente dalla produzione non mi piaceva. Ho accettato di prendere parte a questo progetto anche perché sarà girato in lingua inglese, e perché Parigi non farà solo da sfondo alle storie ma sarà un personaggio vero e proprio. Se avrò anche una partner italiana? Non ne ho idea: arriveranno attoried attrici da ogni parte del mondo, lavoreranno con me qualche giorno, poi andranno via. La televisione è così, una tribù, ogni giorno scopri qualcuno o qualcosa di nuovo, non è come il cinema dove tutto è stabilito in precedenza”.


Protagonista della fortunata commedia “Chef”, secondo l’attore la riscoperta delle commedie (quelle francesi su tutte) dipenda “dal bisogno che la gente ha di ridere e di concentrarsi su qualcosa che la distragga dalla vita di tutti i giorni, che al momento sta andando alla deriva. Quando guardo una commedia – ha aggiunto – sono felice perché anche a me aiuta a pensare ad altro. Trovo che la commedia, come genere, abbia una connotazione di novità perenne, oltre ad essere il più difficile da realizzare perché, come diceva Chaplin, non è facile far ridere la gente”.

Seppur davvero gioviale e amante delle commedie, è impossibile non pensare a Jean Reno nel suo ruolo forse più significativo per il grande pubblico, Léon. In quel film, recitava con una giovanissima e debuttante Natalie Portman, di cui ha un bel ricordo e che ancora vede. “Mi ricordo di quell’esperienza, e del primo momento che l’ho vista. Ho pensato subito che avrebbe avuto successo e così è stato, anche ora è una persona fantastica, molto equilibrata. Ai tempi la mamma era preoccupata che potesse cambiare crescendo, ma credo che non avesse motivo di preoccuparsi. Se farei un sequel di Léon o di altri film? Non saprei - ammette - non esiste un solo ruolo della vita. Anche se uno dei personaggi cheho amato di più è Marcello, il protagonista di “For the Love of Rosanna”, gestore di un bar e impegnato a curare la moglie malata. In quel periodo ho perso mio padre, e Marcello, per me, è mio padre. Amare un personaggio piuttosto che un altro non è questione di fama, ma di quanto ti trovi bene nei suoi panni”.


Impossibile in conferenza stampa non entrare nel vivo della stretta attualità della strage di Denver. Sull’annullamento della première parigina, Reno si è detto “d’accordo, vista la tragedia la troverei inopportuna”. Mentre sulla situazione del cinema a Hollywood, ha detto che “in tutto il mondo, non solo in America, il più delle volte non si vuole rischiare e quindi i produttori si buttano su film commerciali, quasi dei “franchising” come quelli sui supereroi, che danno una certa tranquillità al box office. La situazione comunque è meno equilibrata che in passato perché per contro la cinematografia indipendente sta prendendo piede facendo da contrappeso all’industria di massa. Anche io recentemente ho preso parte a un film indipendente, tratto da un’opera di Cechov. Si tratta di “The Seagull”, in cui interpreto un medico. Sono anche nel cast di “Alex Cross” (in uscita a ottobre, ndr), dove interpreto Leon Mercier, un banchiere”.

Ringraziato personalmente dal direttore del Festival Claudio Gubitosi per la sua presenza (Siamo grati a te per essere qui in quanto francese nel 30° anniversario della venuta di Truffaut al Festival”, Reno ha risposto che arrivando a Giffoni “la prima impressione è Claudio! Ha la luce nel cuore, che passa da lui ai ragazzi e torna in lui, è il vero padre del festival in quanto guida e depositario di una necessaria continuità. Io ho 6 bambini, senza di loro non avrei nulla, e oggi cercherò di dare il mio meglio ai giurati”.


Daria Ciotti

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