Le fashion-victims associano il suo nome a una borsa, quella che nel 1984 Hermès le dedicò: la Birkin appunto, oggetto di desiderio come la Kelly o la McPherson sempre della maison francese, o l'italiana Jackie O di Gucci. Ma sarebbe molto riduttivo pensare alla splendida Jane Birkin solo in termini di icona di moda e di uno stile originale e difficilissimo da copiare. Figlia di un maggiore della Marina Militare inglese e di una cantante-attrice, Jane è stata una delle figura centrali nella Swinging London dei Beatles, di Twiggy e delle prime minigonne di Mary Quant. Giovanissima si dedica al teatro, cercando di seguire le orme della madre come interprete di musical. A soli 19 anni sposa il musicista John Barry, autore fra l'altro di molte colonne sonore di 007. Il matrimonio dura pochissimo e lascia a Jane la prima figlia Kate. A metà degli anni '60 la Birkin fa il suo esordio nel cinema, accanto alle bellissime Charlotte Rampling e Jacqueline Bisset, in "The Knack" (1965) di Richard Lester che vince la Palma d'Oro a Cannes. Ma sarà con il nostro Michelangelo Antonioni in "Blow up" (1966), premiato anch’esso con la Palma d'Oro, che la giovane attrice inglese, complice una scena di nudo, si ritrova al centro della vita artistica londinese. Nel 1968, anche a causa della crisi matrimoniale con Barry, lascia l’Inghilterra e va a lavorare in Francia. Qui sul set di "Slogan" incontra il regista e compositore Serge Gainsbourg. Per quasi vent'anni saranno una delle coppie più chiacchierate del jet set. Si lasceranno solo all'inizio degli anni '80 dopo una figlia, Charlotte nata nel 1971 e ora attrice, e tante performIances artistiche alcune molto discusse. La più nota è del 1969 quando incidono "Je t'aime... moi non plus", canzone ad alto contenuto erotico, fatto di sospiri, gemiti e un testo molto esplicito. La canzone diventerà anche un film nel 1976. Dopo la separazione da Gainsbourg, che morirà nel 1991, la Birkin si lega al regista francese Jacques Dillon che la dirigerà nei suoi ultimi film e da cui nel 1982 avrà la seconda figlia, Lou e poi al giornalista Olivier Rolin. Nella sua carriera Jane ha girato decine e decine di pellicole tra cui "La piscina" (1968) con Alain Delon e Romy Schneider, "Assassinio sul Nilo" (1978), dal romanzo di Agatha Christie con Sir Peter Ustinov. Ha lavorato accanto a Philippe Noiret in "L'amico di Vincent" (1983), con Dirk Bogarde in "Daddy Nostalgie" (1990) ed è stata diretta nel 1998 da James Ivory in "La figlia di un soldato non piange mai". Nel 2007 torna a Cannes questa volta come regista e presenta "Boxes", un film altamente biografico, di cui ha scritto la sceneggiatura. Il titolo fa riferimento alle scatole del trasloco a cui si sta dedicando la protagonista della storia, scatole da cui escono lettere, appunti, memorie, oggetti che portano ricordi di attimi e persone. La regista affida il ruolo dei suoi genitori a Michel Piccoli e a Geraldine Chaplin, mentre la figlia Lou interpreta Charlotte Gainsbourg. Qualche mese fa l’abbiamo avuta in Italia, ospite di Fabio Fazio e della trasmissione di Rai Tre “Che tempo che fa” dove ha presentato il suo libro “Oh scusa dormivi” da cui è stata tratta una pièce teatrale. Ma negli ultimi anni è il suo impegno sociale ad essere diventato più forte: è stata in Bosnia, in Cecenia, ha cantato in Cisgiordania, nella tormentata Ramallah, si è esibita in un concerto a favore delle vittime del conflitto in Ruanda ed è scesa in campo per chiedere la liberazione di Aung San Suu Kyi la leader birmana, premio Nobel per la pace, costretta da anni, dalla giunta militare al potere in Myanmar, agli arresti domiciliari. In questa affascinante 60enne il tempo ha lasciato i primi segni sul viso ma non ha spento la passione e l’energia e dopo una vita vissuta intensamente ora si impegna per dar voce a chi soffre.
Barbara Mattiuzzo
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