James Ivory

James Ivory è un regista statunitense, la cui arte è stata influenzata dalle ricerche e dagli studi compiuti durante la giovinezza.

James Ivory, 'quel che resta' di un grande regista

(Barkeley, 7 giugno 1928)

James Ivory maniJames Francis Ivory nasce a Berkeley, California, il 7 giugno del 1928, e cresce a Klamath Falls, Oregon, dove il padre, di origine irlandese, possiede una segheria. Il suo desiderio è quello di lavorare nel mondo del cinema come art director, perciò si iscrive all'Università dell'Oregon e si laurea in architettura. Trascorre un breve periodo di tempo in Francia, per studiare la lingua, torna negli Stati Uniti e si iscrive al dipartimento di Cinema e Tv della University of Southern California.

Sente l’esigenza di una pausa di riflessione per pensare seriamente al suo futuro, così decide di trasferirsi a Venezia, dove fra l’altro lavora alla sua tesi, un documentario dal titolo "Venice: Themes and Variations". Sospende le sue attività per ben due anni, a causa della guerra di Corea, per prestare servizio militare con gli Army Special Services, in Germania, dove organizza gli spettacoli per le truppe americane. Nel 1957 può ultimare il documentario, della durata di ventotto minuti. Durante le riprese ha l’occasione di poter confrontare immagini della Venezia contemporanea con vedute d’epoca e di venire a contatto con l’arte indiana.

Il debutto cinematografico

L’amore per la cultura indiana è talmente forte da influenzare le sue prime pellicole. Durante la proiezione newyorkese del suo secondo lavoro, sempre un documentario, "The Sword and The Flute" del 1959, che ottiene ottime critiche, il regista incontra Ismail Merchant, un giovane indiano con cui fonda nel 1961 una casa di produzione, la Merchant-Ivory Productions. In seguito si unisce a loro la scrittrice tedesca Ruth Prawer Jhabvala, che scriverà le sceneggiature dei loro film. I tre, spesso premiati per la loro attività, realizzano tante pellicole, le prime ambientate in India e imperniate sul confronto fra civiltà diverse: "Il capofamiglia" del 1963; “The Delhi Way”, documentario del 1964; "Shakespeare Wallah" del 1965, presentato al festival di Berlino, dove Madhur Jaffrey è premiata con l’Orso d’Argento come MiglioreAttrice; “Il guru” del 1969 e “Il racconto di Bombay” del 1970.

Il clamoroso flop di queste ultime due pellicole porta Ivory a ritornare negli Stati Uniti, dove realizza pellicole poco incisive: “Selvaggi” del 1972; “Autobiografia di una principessa” del 1975 e “Party selvaggio” del 1974; “Roseland” del 1977. Con "Gli europei", presentato a Cannes nel 1979 arrivano finalmente consensi di pubblico e critica.

Negli anni che seguono la fama del regista si consolida grazie a produzioni britanniche di successo, particolarmente riuscite le trasposizioni letterarie. Ricordiamo “Quartet” del 1981; “Calore e polvere” del 1982 e “I bostoniani” del 1984.

È del 1985 “Camera con vista”, con Daniel Day Lewis, Helena Bonham Carter e Maggie Smith, film che ottiene otto candidature all'Oscar, di cui tre vinti, premiato anche con un BAFTA e due David di Donatello. Adattando per il cinema un romanzo dell’inglese E. M. Foster, il regista racconta una storia intensa di passione e sentimenti, tra Firenze e l’Inghilterra, con grande cura del dettaglio e del particolare in ogni inquadratura, senza mai far perdere linearità e scorrevolezza alla narrazione.

La consacrazione

Un ulteriore consacrazione internazionale arriva con “Maurice” del 1987, Leone d’Argento a Venezia, sempre trasposizione di un romanzo di Foster e premio come Migliore Attore per Hugh Grant, che diviene star internazionale. Realizza poi “Schiavi di New York” del 1988 e “Mr. & Mrs. Bridge” del 1990, che vede come protagonisti i coniugi Newman. Ancora di Foster è “Casa Howard” del 1992, premiato a Cannes, nove candidature all’Oscar di cui tre vinte, con Emma Thompson, Oscar per questa interpretazione, e Anthony Hopkins entrambi in stato di grazia, che contribuiscono a dare alla pellicola quella profondità e quella struttura intimistica che la caratterizzano.

Il regista fa muovere i personaggi in un’ambientazione storica curata in maniera quasi maniacale, che ritroviamo anche in “Quel che resta del giorno” del 1993, dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, che vede davanti alla macchina da presa la stessa coppia di protagonisti. Hopkins riesce con impareggiabile maestria a rendere alla perfezione la figura delineata nel romanzo, la riservatezza, la professionalità nell’esercitare le sue mansioni, la grande potenzialità affettiva quasi negata, per non intaccare la formalità dell’immagine di sé che propone a chi lo circonda. Il film ottiene otto nomination all’Oscar ed è stato scelto come Film dell’Anno dalla British Film Critics Society. Seguono “Jefferson in Paris” del 1995; “SurvivingPicasso” del 1996 sempre con Anthony Hopkins, che stavolta impersona con la consueta bravura il famoso artista; e “La figlia di un soldato non piange mai” del 1998.

Dirige poi Uma Thurman, Nick Nolte e Anjelica Huston nel drammatico “La coppa d'oro” del 2000. Ricordiamo infine la commedia “Le Divorce”, con Kate Hudson e Naomi Watts del 2003; “La contessa bianca” del 2005, con Ralph Fiennes e Natasha Richardson; “The City of Your Final Destination”, con l’amato Hopkins, del 2007. Dal best sellers di Peter Cameron "Quella sera dorata", Ivory trae il suo ultimo lavoro datato 2009.

Il regista, schivo nel privato, dotato di grande sensibilità e umanità, dichiaratamente gay, ha sempre affermato di non aver subito discriminazioni nell’ambiente lavorativo. Nel 2005 ha perso Ismael, compagno di sempre, nella vita e nel lavoro. Nel 2010 al Torino Gay & Lesbian Film Festival ha vinto il Dorian Gray.

Maria Grazia Bosu

James Ivory Filmografia - Cinema

James Ivory cinepresa

Il regista James Ivory al lavoro sul set cinematografico

 

  • Venice: Theme and Variations (Corto - Documentario) (1957)
  • The Sword and the Flute (Corto - Documentario) (1959)
  • Il capofamiglia (1963)
  • The Delhi Way (1964)
  • Shakespeare Wallah (1965)
  • Soltanto se tu vuoi (1969)
  • Il guru (The Guru), (1969)
  • Il racconto di Bombay (1970)
  • Selvaggi (1972)
  • Autobiografia di una principessa (1975)
  • Party selvaggio (1975)
  • Roseland (1977)
  • Hullabaloo Over Georgie and Bonnie's Pictures (1978)
  • Gli europei (1979)
  • Jane Austen a Manhattan (1980)
  • Quartet (1981)
  • Calore e polvere (1983)
  • I bostoniani (1984)
  • Camera con vista (1985)
  • Maurice (1987)
  • Schiavi di New York (1989)
  • Mr. & Mrs. Bridge (1990)
  • Casa Howard (1991)
  • Quel che resta del giorno (1993)
  • Jefferson in Paris (1995)
  • Surviving Picasso - Sopravvivere a Picasso (1996)
  • La figlia di un soldato non piange mai (1998)
  • The Golden Bowl (2001)
  • Le Divorce - Americane a Parigi (2003)
  • La contessa bianca (2005)
  • Quella sera dorata (2009)

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