JAMES DEAN - BIOGRAFIA

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James Dean - Biografia

James Dean - Live fast, die young

(Marion, 8 febbraio 1931 – Salinas, 30 settembre 1955)


È star per eccellenza James Dean, se per star si intende quel tipo di attore che pur frantumandosi in molteplici personaggi è una presenza talmente forte sullo schermo da conferire a essi un tratto distintivo proveniente unicamente dalla propria affascinante e irrequieta natura. È ancor di più divo questo giovane artista morto a soli ventiquattro anni perché nei tre film che lo consacrarono al successo sembra esserci una forte identificazione tra il personaggio interpretato e il carattere nella vita privata. In più l’unicità della sua personalità, al di là della peculiarità che seppe infondere ad ogni pellicola, fu modello, non solo per i giovani di quel determinato momento, ma più in generale per le generazioni future, perchè rappresentativo dello spirito tipicamente ribelle dell’età in cui i figli si oppongono ai padri nel passaggio all’età adulta. Fortemente connotata, l’immagine di James Dean, solitario, scontroso e al contempo fragile si trasforma in icona, così come Marilyn Monroe, di una certa cultura pop e ancor più specificatamente di quella rock. Il grande John Lennon, dopo la sua scomparsa, parla di lui affermando che “Senza James Dean non sarebbero mai esistiti i Beatles”. Elvis lo ammira a tal punto da esserne ispirato artisticamente. La fascinazione dello sguardo, il modo di stare in scena, le foto, scattate quasi tutte in bianco e nero lo consacrano all’eternità restituendolo al futuro in tutta la sua bellezza sofferente, inquieta e disturbata.

James Dean – Live fast, die young

Nato a Marion, nella fattoria di famiglia l’8 febbraio 1931, James Byron Dean passa la sua infanzia tra l’Indiana e la California. All’età di sei anni dopo che Winton, il padre, è divenuto un tecnico odontoiatrico, si trasferisce a Santa Monica e nel 1940 attraversa uno dei momenti più duri della sua esistenza quando, ancora piccolissimo, perde la madre Mildred. Il tragico evento porta Winton a decidere di far educare il piccolo Jimmy dagli zii, in una fattoria nei pressi di Fairmount, in Indiana. È il 1949 quando, ormai diplomato, torna dal padre, che nel frattempo si è risposato. Nonostante la sua passione per la recitazione emerga fin dai tempi della scuola superiore, James si specializza al College per intraprendere gli studi di giurisprudenza, anche se poi, all’University of California, non può frenare le proprie inclinazioni scegliendo definitivamente le discipline teatrali. Questa difficile decisione lo fa scontrare a tal punto con Winton da indurlo ad abbandonare la casa paterna e renderlo in futuro emblema di tutti i figli che si oppongono a un’educazione troppo repressiva da parte di genitori incapaci di comprendere le esigenze delle nuove generazioni. Ben presto Jimmy inizia la sua carriera: lavora in uno spot televisivo per la Pepsi Cola, partecipa ad alcuni spettacoli teatrali e televisivi e interpreta piccoli ruoli al cinema. Nel 1952, trasferitosi a New York, si iscrive all’Actor Studio di Lee Strasberg, ottenendo quello stesso anno il primo successo a Broadway con “See the Jaguar”. Quando nel 1954 interpreta il ragazzo arabo in “The Immoralist” di André Gide, tratto dall’omonimo romanzo a sfondo omosessuale, vince il premio David Blum, come Miglior Attore Esordiente e immediatamente viene reclutato da Hollywood. Il regista Elia Kazan ne rimane colpito a tal punto da preferirlo a Marlon Brando e a Montgomery Clift per interpretare il problematico Cal Trask ne “La valle dell’Eden” (1955), tratto dall’omonimo romanzo di Steinbeck. La scelta di Kazan si rivela riuscita: il ruolo del figlio minore, incompreso e risentito nei confronti di un padre che non lo apprezza, sembra scritto apposta per lui. Ma c’è dell’altro: Jimmy si presenta da subito come un attore “nuovo”. E Truffaut, forse meglio di tutti, ce lo descrive minuziosamente dopo la sua morte: “Dean va contro cinquant’anni di cinema. Lui recita qualcos’altro da quello che pronuncia, il suo sguardo non segue la conversazione, provoca una sfasatura tra l’espressione e la cosa espressa. Ogni suo gesto è imprevedibile. Dean può, parlando, girare la schiena alla cinepresa e terminare in questo modo la scena, può spingere bruscamente la testa all’indietro o buttarsi in avanti, può ridere laddove un altro attore piangerebbe e viceversa, perché ha ucciso la recitazione psicologica il giorno stesso in cui è apparso sulla scena”. È questo suo stile, unico e innovativo, espressione del suo modo di essere nel mondo oltre che davanti alla macchina da presa, che rende possibile, agli occhi del pubblico, la fusione tra la sua identità e quella del personaggio che interpreta, e lo rende portavoce della nuova generazione americana. Con “Gioventù bruciata” (1955) di Nicholas Ray l’identificazione col protagonista sembra ancora più marcata e il drammatico epilogo del film sembra quasi preannunciare la tragica fine del divo. Nei panni di Jim Stark, che insieme a altri due giovani vive con dolore il passaggio all’età adulta, Dean si lancia in una sfida ad alta velocità nella quale il suo avversario trova la morte. Come affermò Andy Whorol era “L’anima malata, ma bella del nostro tempo” e “la sua angoscia era autentica sia sullo schermo che nella vita”. La sua grande passione per le auto è infatti fatale anche nella realtà. Nella sua terza e ultima interpretazione con “Il gigante” (1956) di George Stevens, recita al fianco di Liz Taylor ottenendo una nomination per l’Oscar. Il film, uscito dopo la sua scomparsa viene accolto con clamore. Ma il cinema può sfruttare la sua bravura solo per diciotto mesi. Un mese prima della sua morte, per ironia della sorte, Jimmy ha partecipato a uno spot pubblicitario sulla guida sicura dicendo al pubblico: “Guidate con calma, perché la vita che salvereste potrebbe essere la mia”. Non è stato ascoltato, soprattutto dal conducente della macchina con la quale si è scontrato il giorno dell’incidente mortale. Secondo le perizie, James Dean, esperto pilota e amante della velocità, non correva quel 30 settembre del 1955. Si stava recando a Salinas per partecipare a una gara, ma a bordo della sua Porsche, da lui affettuosamente soprannominata “Piccola Bastarda”, ha invece trovato la morte. Hoollywood lo ricorda nel 1957 con il documentario “The James Dean Story” co-diretto da Robert Altman. Il suo corpo è sepolto al Park Cemetery di Fairmount in Indiana. James Dean perde la vita precocemente, dopo aver amato veramente solo una donna: l’attrice Anna Maria Pierangeli. Ma anche quell’amore, come molti aspetti della sua esistenza, è vissuto come una piaga dolorosa. Lui vuole sposare la Pierangeli, ma la madre di lei li ostacola. Quando l’attrice va all’altare al fianco di Vic Damone, l’artista rimane per tutto il tempo fuori dalla chiesa e quando lei, anni dopo, si suicida dichiara in una lettera che Jimmy è stato l’unico uomo che ha amato. “Sogna come se potessi vivere in eterno, vivi come dovessi morire oggi”. Era una delle sue frasi preferite e, James fedele al suo motto, intensamente visse e prematuramente morì.

Laura Calvo

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