Jack Nicholson - Biografia Jack Nicholson, sguardo diabolico, ghigno inquietante, occhi lucenti, e il grande talento dei cattivi ragazzi degli anni Sessanta!
(Neptune, 22 aprile 1937)
Chi non ricorda il ghigno inquietante e lo sguardo diabolico con i quali Jack Nicholson appariva nella locandina di “Shining”, celeberrima pellicola di Stanley Kubrick del 1980? J
John Joseph Nicholson è un attore eclettico, capace di interpretare memorabilmente sia i ruoli più impegnativi, come nel caso dello psicopatico di Kubrick, sia quelli romantici come in “Tutto può succedere”. Naturalmente un interprete così non poteva passare inosservato ad Hollywood ed infatti, non a caso, Nicholson è tra gli attori più premiati della storia della cinematografia: candidato all’Oscar in ogni decennio della sua carriera, 12 le nomination complessive e ben 3 le statuette conquistate, così come numerosi altri premi tra cui BAFTA e Golden Globes.
Il piccolo Jack nasce nel NewYersey da Ethel May, proprietaria di un salone di bellezza e John Joseph, che abbandona ben presto la famiglia composta anche da due figlie femmine. Jack scoprirà solo in età adulta da un giornalista del “Time” la verità sulle sue origini: la sorella June è in realtà sua madre, che lo ha partorito a soli 16 anni dopo una breve relazione con l’italiano Donald Furcillo mentre quella che credeva sua mamma Ethel è sua nonna.
Jack Nicholson studia presso la Manasquan High School, trasferendosi a Los Angeles subito dopo il diploma. Qui lavora come fattorino per Hanna & Barbera Productions e studia recitazione sotto la guida di Jeff Corey e Martin Landau. Il suo debutto risale a più di un cinquantennio fa con “The Cry Baby Killer” (1958) sotto la regia di Jus Addiss. Ha poi inizio per Nicholson circa un decennio di collaborazioni con il produttore e regista Roger Corman, con il quale gira “La piccola bottega degli orrori” (1960), “I maghi del terrore” (1963), “La vergine di cera” (1963). Sul set di quest’ultimo lavoro conosce la collega Sandra Knight, che sposa nel 1962 e dalla quale avrà la primogenita Jennifer.
Anche il regista Monte Hellman recluta l’attore del New Yersey per numerose pellicole, tra le quali “Le colline blu” (1965) e “La sparatoria” (1967). Questa sarà una caratteristica della sua carriera: essere scelto più volte dallo stesso film-maker, tra cui Sean Penn o Tim Burton. La fama gli arriva dal ruolo dell’avvocato ubriacone George Hanson in “Easy Rider” (1969), cult per un’intera generazione, scritto da Dennis Hopper e Peter Fonda, con il quale ottiene la prima nomination agli Oscar. Il regista Rob Rafelson lo vuole poi sul set di “Cinque pezzi facili” (1970), con il quale si aggiudica un'altra nomination come Miglior Attore Protagonista. Nicholson lavora per la prima volta diretto da Mike Nichols in “Conoscenza carnale” (1971), lo ritroverà quattro anni più tardi in “Due uomini e una dote” (1975); poi in “Heartburn – Affari di cuore” (1986) e in “Wolf – La belva è fuori” (1994).
Nicholson vince al Festival di Cannes il premio al Miglior Attore nel 1974 con “L’ultima corvè” (1973) di Hal Ashby e viene nuovamente nominato all’Oscar. Nello stesso anno viene chiamato dal regista suo amico Roman Polanski ad interpretare il thriller “Chinatown”, nel quale è il detective privato J. J. Gittes, che indaga su un omicidio ed un caso di corruzione. Lavora, inoltre, con il regista italiano Michelangelo Antonioni nel film “Professione: reporter” (1975). È con il ruolo di Randle Patrick McMurphy in “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975) di Milos Forman, che offre un’interpretazione memorabile dell’internato in un ospedale psichiatrico e conquista la prima statuetta d’oro come Miglior Attore nel 1976. Sempre nel 1976 Nicholson ottiene un breve ruolo ne “Gli ultimi fuochi” del grande Elia Kazan con Robert De Niro e recita nel western “Missouri” di Arthur Penn, nel quale lavora anche Marlon Brando, suo vicino di casa a Beverly Hills. Non conquista premi con l’interpretazione dello psicopatico Jack Torrance nel già citato “Shining” (1980), tratto dal romanzo di Stephen King, ma sicuramente fa passare qualche notte insonne ai suoi fan, terrorizzati da scene come quella in cui prende a colpi di accetta la porta del bagno dell’Overlook Hotel,dove si è rifugiata la moglie.
Nel 1981 recita nel ruolo dell’appassionato Frank ne “Il postino suona sempre due volte” con la splendida Jessica Lange. Grazie a “Reds” (1981) dell’amico Warren Beatty si aggiudica una nomination come Miglior Attore non Protagonista, tuttavia solo due anni dopo riporta a casa la statuetta d’oro con una parte romantica stavolta in “Voglia di tenerezza” (1983), diretto da James L. Brooks. L’attore rappresenta, tra l’altro, la quarta scelta del regista dopo che colleghi come Burt Reynolds e Harrison Ford avevano rifiutato il ruolo di Garrett. Jack Nicholson lavora poi sul set con la sua compagna storica Anjelica Huston, diretti dal padre di lei John, ne “L’onore dei Prizzi” (1985), grottesca caricatura della mafia italo-americana.
Ancora un ruolo “diabolico” attende Jack nel 1987 ne “Le streghe di Eastwick”, di George Miller, dove è affiancato dalle splendide interpreti Cher, Michelle Pfeiffer e Susan Sarandon.
Dopo aver girato nello stesso anno anche “Dentro la notizia” e “Ironweed”, Nicholson viene scelto nel 1989 per la parte di Joker nel “Batman” di Tim Burton. Qui l’attore americano offre nuovamente un’interpretazione indimenticabile, oltread essere l’unico interprete del personaggio di Joker tutt’oggi in vita dopo la scomparsa di Cesar Romero e Heath Ledger. Celeberrimo e pluripremiato il suo colonnello Nathan R. Jessep nel film diretto da Rob Reiner “Codice d’onore” (1992) con Tom Cruise. In quello stesso anno recita nel biopic “Hoffa – Santo o mafioso?” sul sindacalista americano Jimmy Hoffa diretto e interpretato da Danny DeVito.
Nel 1995 viene chiamato da Sean Penn sul set di “Tre giorni per la verità” dove ritrova l’ormai ex compagna Anjelica Huston. Nel frattempo Jack Nicholson ha instaurato un rapporto amoroso con Rebecca Broussard, dalla quale avrà due figli Lorraine e Raymond.
Sean Penn lo vorrà ancora tra i protagonisti del corale “La promessa” nel 2001, nel quale Jack Nicholson offre ancora una volta un’ottima prova nei panni dell’ex sceriffo del Nevada che dà la caccia al killer di un bambino. L’attore interpreta persino il Presidente degli Stati Uniti d’America nel fantascientifico “Mars Attacks!” (1996) di Tim Burton, che lo aveva già diretto in “Batman”. Nel 1998 conquista il terzo Oscar grazie alla pellicola uscita l’anno prima “Qualcosa è cambiato” (1997), nella quale è Melvin Udall, scrittore dal carattere difficile che si innamora della cameriera Carol (Helen Hunt), ruolo per il quale inizialmente era stato scelto John Travolta.
Nicholson otterrà una nuova nomination alla statuetta d’oro nel 2003 con “A proposito di Schmidt” (2002) senza tuttavia aggiudicarsi il premio che andrà ad Adrien Brody per “Il pianista”. Lo attendono poi due ruoli brillanti: quello del pazzoide dottor Buddy Rydell in “Terapia d’urto” (2002) di Peter Segal e quello del donnaiolo Harry Sanborn in “Tutto può succedere” (2003) di Nancy Meyers. Soprattutto in quest’ultima pellicolalo spettatore scopre un Jack Nicholson tenero che cerca di riconquistare Diane Keaton volando dagli States a Parigi. Ciò dimostra l’abilità dell’attore nel rimettersi sempre in gioco passando dai ruoli drammatici a quelli romantici con molta disinvoltura e con immutato talento.
Nel 2006 si forma un connubio indimenticabile tra l’interpretazione di Nicholson e la regia di Martin Scorsese in “The Departed – Il bene e il male”, nel quale l’attore veste i panni del boss mafioso di origini irlandesi Frank Costello. La pellicola si aggiudica l’Oscar come Miglior Film, mentre Jack non ottiene stavolta nemmeno la nomination che avrebbe sicuramente meritato. L’istrionico Jack Nicholson torna ad un ruolo brillante con “Non è mai troppo tardi” (2007) accanto al bravo Morgan Freeman diretti da Rob Reiner.
Nel 2010 viene diretto da James L. Brooks in "Come lo sai?" e nel 2011 lo attendiamo con "Corman’s World: Exploits of Hollywood Rebel" per la regia di Alex Stapleton.
Nel corso della sua lunga carriera Nicholson si èdedicato anche alla regia, alla sceneggiatura ed alla produzione di film quali: “Yellow 33” (1971), “Verso il Sud” (1978) e “Il grande inganno” (1990), con i quali però non ha lasciato il segno come per le sue prove di recitazione. Donnaiolo, dichiarato consumatore di droghe come cocaina e LSD, tifoso sfegatato dei Los Angeles Lakers, collezionista d’arte contemporanea: Jack Nicholson è tutto questo e ancor di più. E’ il genio sregolato per eccellenza del ventesimo secolo e, non a caso, la rivista “Empire” nel 1996 lo incorona (a ragione) come sesto miglior attore di tutti i tempi!
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