Italian Gangsters – Recensione

La “mala” del secondo dopoguerra nell’originale ritratto di Renato De Maria

  • Regia: Renato De Maria
  • Cast: Andrea Di Casa, Francesco Sferrazza Papa, Sergio Romano, Aldo Ottobrino, Paolo Mazzarelli, Luca Micheletti
  • Genere: Docu-fiction
  • Durata: 87 minuti
  • Produzione: Italia, 2015
  • Distribuzione: Cinecittà Luce
  • Data di uscita: n/d

Italian Gangsters

C’era un’Italia, nel secondo dopoguerra, che non pensava a ricostruire le fondamenta di una nazione o a rinascere dalle macerie. C’era un piccolo popolo dedito al malaffare che cercava la propria affermazione attraverso una nuova criminalità descritta, in quegli anni, da celebri giornalisti e scrittori.

“Italian Gangsters” si immerge in quel periodo storico utilizzando una commistione di generi, rendendo duttile il percorso intrapreso tra filmati d’epoca, fotografie ingiallite, frammenti di vecchie pellicole e le parole dei protagonisti. Sono gli stessi banditi a condurci nel mondo della malavita che vide l’alba subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e il tramonto nei primi anni Settanta. Sono sei criminali con un abbondante carico di fascinazione dovuto alle loro imprese e alla romantica descrizione delle penne di allora.

Parlano di sé Horst Fantazzini rapinatore e scrittore, Pietro Cavallero capo dell’omonima banda, Ezio Barbieri esponente della Ligera (la nota malavita milanese), Luciano Lutrig detto il solista del mitra, Paolo Casaroli, il Dillinger italiano e Luciano De Maria conosciuto come il bandito gentiluomo.

Italian Gangsters: tra immagini di repertorio, interviste di giornalisti e filmati d’epoca ricostruisce una nuova memoria della rinascita italiana

Le loro vite, come in una messa in scena teatrale, acquisiscono sostanza con l’escamotage dei monologhi interpretati da giovani e bravi attori. L’elemento originale di Roberto De Maria si palesa in un trait d’union che armonizza le immagini dell’Istituto Luce, i film anni ’70 e il verbo malavitoso attinto dai verbali della Polizia, dai resoconti dei processi o dalle interviste di giornalisti del calibro di Indro Montanelli, Giorgio Bocca e Enzo Biagi.

“Italian Gangsters” riporta alla memoria un’interpretazione distorta della rinascita italiana. Non scegliendo un genere preciso, ma un florilegio drammatico, si ritaglia un punto di osservazione ideale per poter far venire a galla l’anima sporca di un momento storico che, proprio per le sue poco onorevoli caratteristiche, tende ad essere dimenticato. C’è qualcosa in più rispetto alla dimensione storica: è un aspetto che ricorda molto la tragedia classica. De Maria riesce a cogliere questa connotazione e la traduce in immagine aiutato dalle imprese dei ‘suoi’ malavitosi, fino ad arrivare all’epitaffio di Luciano Lutring: “Qui giace un uomo che in vita sua ha corso molto e che, adesso che è morto, vorrebbe riposare in pace”.

Riccardo Muzi

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