
Che bottino ci portiamo a casa quest’anno? Cominciamo con il dire che il nostro cinema, che soffre di una stanchezza oramai conclamata, è però sempre ben rappresentato a Hollywood da chi ha portato l’arte a livelli di assoluta eccellenza e viene quindi giustamente premiato. Non sono le operazioni commerciali o gli ammiccamenti alle nostre questioni interne che vanno forte all’estero, l’Italia piace e piace tanto quando produce quella meravigliosa miscela di arte e artigianato che riesce solo a noi. Chi ha intrapreso questa strada viene sempre ricompensato, è il caso dei migliori scenografi del mondo: Francesca Lo Schiavo e Dante Ferretti che vincono nella categoria art direction e set decoration e, per la seconda volta, si portano a casa le due statuette d’oro (per loro sono doppie visto che lavorano in coppia). I set di “Sweeney Todd”, il musical noir di Tim Burton, sono perfetti, riempiono il film e lo colorano con una stampo unico. La scenografia, che racconta una Londra ottocentesca grigia, appena colorata dal rosso sangue, è un vero capolavoro. Francesca Lo Schiavo e Dante Ferretti sono sposati e collaborano da molti anni nella realizzazione dei set di film di produzione internazionale. Dante, nato a Macerata nel 1943, si è diplomato all’ Accademia di Belle Arti e ha esordito come scenografo nei film di Pasolini degli anni ’60 e ‘70. Poi ha collaborato con i più grandi: Federico Fellini, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Luigi Comencini, Franco Zeffirelli. Nel 1986 firma la scenografia de “Il nome della rosa” diretto a Annaud. A Hollywood arriva grazie all’ amico Martin Scorsese per cui cura le meravigliose scene di “L’età dell’innocenza” (1993) film perfetto tratto dal bel romanzo di Edith Wharton ed ottiene la nomination all’ Oscar.

Segue Scorsese anche nelle produzioni successive e con “The Aviator” arriva la prima statuetta. Sue le scene anche di “Intervista col vampiro” di Neil Jordan e “Ritorno a Cold Mountain” di Minghella. Francesca Lo Schiavo collabora con lui in tutti questi anni ed è ha avuto 7 nomination. L’altro Oscar italiano è per il giovane Dario Marianelli che ha curato la colonna sonora di “Atonement - Espiazione” di Joe Wright. Il musicista nato a Pisa nel 1963, studia pianoforte a Firenze e poi nel 1990 si trasferisce a Londra dove studia composizione. Si dedica inizialmente alle colonne sonore per il teatro e poi approda al cinema con “Cose di questo mondo” (2002) che gli regala subito un Leone d’Oro al Festival di Berlino. Nel 2006 riceve la sua prima candidatura all’ Oscar per le musiche di “Pride and Prejudice”. La particolare colonna sonora di “Atonement” (con il ticchettio della macchina da scrivere sempre presente) aveva già vinto il Golden Globe. Ieri sera la statuetta è arrivata nelle sue mani in un momento di grande emozione. I suoi punti di riferimento sono i più grandi compositori di colonne sonore italiani: Nino Rota e Ennio Morricone.