Io, loro e Lara – Recensione Regia: Carlo Verdone – Cast: Carlo Verdone, Laura Chiatti, Anna Bonaiuto, Marco Giallini, Sergio Fiorentini, Angela Finocchiaro – Colore 115 minuti – Produzione: Warner Bros Italia – Data di uscita: 5 gennaio
Dopo Don Alfio, Padre Spinetti e il frate logorroico di “Viaggi di Nozze”, Verdone torna a vestire l’abito talare questa volta da protagonista. Il suo Carlo Mascolo è un missionario in crisi di vocazione che decide di lasciare il Kenya per tornare a Roma dalla sua famiglia. Nella Capitale ritrova l’anziano padre (Sergio Fiorentini) sposato con la badante moldava e in guerra con la sorella psicologa (Anna Bonaiuto) e il fratello broker cocainomane (Marco Giallini). La comparsa della misteriosa Lara (Laura Chiatti), giovane ragazza madre che si guadagna da vivere in chat erotiche complicherà ulteriormente la situazione. All’insegna del buonismo più spinto Verdone abbandona, come lui stesso ha dichiarato, “i soliti personaggi cialtroni, borghesi, le solite storie di corna” per un protagonista etico, un prete moderno, inserito in una storia dei giorni d’oggi che affronta temi delicati quali l’immigrazione, la mancanza di sicurezze culturali e familiari, i rapporti con gli anziani. Il problema è che in mezzo a tutto questo mischione, i messaggi arrivano comunque annacquati e banalizzati, ma soprattutto si ride poco. O meglio, si ride solo nelle scene in cui Verdone e gli altri si fanno finalmente macchiette e cominciano a recitare ben oltre le righe. Basti pensare al pranzo di fine film dove si sprecano le gag da pochade tra inciampi, botte in testa, visite a sorpresa e perfino una sparatoria, alla scena con le prostitute keniote, oppure all’unico momento in cui la sala viene percorsa da un vero fremito emotivo, ovvero quando Padre Mascolo, alle prese con la sexy Lara, per un istante sembra reincarnarsi in Manuel Fantoni, salvo poi tossire goffamente al primo tiro di sigaretta. È tutto qua il problema del Verdone degli ultimi anni: voler abbandonare a tutti i costi le maschere, i tic, le caratterizzazioni estremizzate ma prese dalla realtà, che ne hanno fatto un’icona, quasi un riferimento linguistico per migliaia di giovani romani e non solo, per mostrarsi invece nella sua veste di uomo comune, pure se prete, con perenni problemi socioaffettivi. Anche per quanto riguarda la sua pretesa volontà di cimentarsi, d’ora in poi, solo in film corali, il regista/attore corre il rischio di continuare a lasciare insoddisfatti i suoi aficionados della prima ora (che pure sono in grado di passare le serate recitando a memoria le battute di “Compagni di scuola”, apice della sua maturità registica), soprattutto quando non si dispone di un grandissimo cast (in “Io, loro e Lara” le risate sono spesso chiamate solo da Giallini, macro esempio di attore italiano sottovalutato e sottoutilizzato) e di una sceneggiatura brillante (sinceramente Pasquale Plastino fa rimpiangere la coppia Benvenuti-De Bernardi). Se oltre a tutto ciò, per il futuro, dobbiamo aspettarci anche una morale edulcorata in agguato e a discapito di una maggiore ricerca della spontaneità di battuta, allora un siparietto come quello tra Verdone e la ragazza nera nell’autobus affollato non diventerà mai un tormentone da falò sulla spiaggia, ma sarà presto rimosso dalla memoria come sciapa scenetta telefonata.
Vassili Casula
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