Intervista in esclusiva a Francesco Turbanti In occasione dell’uscita del film “I primi della lista” Ecodelcinema incontra il coprotagonista Francesco Turbanti
Francesco Turbanti, grossetano, classe 1988, ad appena ventitré anni è uno dei protagonisti del film in uscita “I primi della lista”. La pellicola, ambientata nel giugno del 1970, racconta la storia di tre amici artisti che fuggono dall’Italia per la paura di un golpe. Fra disavventure, comicità genuina e la ribellione di quegli anni, emerge un quadro italiano che si può facilmente paragonare a quello dei nostri giorni.
Intervistato in esclusiva per EcoDel Cinema, Francesco, con il suo splendido accento toscano, ci mette subito a nostro agio, e in una piacevole chiacchierata ci racconta un po’ di sé e un po’ della pellicola (“I primi della lista”), che gli spettatori potranno vedere da oggi sul grande schermo.
Francesco, “I primi della lista” è il tuo primo lungometraggio, ci vuoi dire qual è stato il tuo percorso artistico e come sei arrivato al film di Roan Johnson?
“Sono partito quattro anni fa da Grosseto, con la maturità classica, e con l’idea di seguire la mia passione, il che è più o meno il cliché del provinciale che parte verso la capitale in cerca di fama e successo. Più che alla ricerca di fama e successo, ambivo a calcare le scene del palcoscenico, essendo la cosa che meglio mi riusciva divertendomi tantissimo. Non mi sarei immaginato in un’altra posizione se non quella. Iniziai gli studi all’Università di Roma, subendo una forte delusione dal mondo accademico, non trovando stimoli né di ricerca, né di studio, considerando che il famoso pezzo di carta, visto come l’unico mezzo di redenzione per noi poveri mortali, è caduto come istituzione e come idea. Ho cercato un percorso alternativo tramite una scuola di teatro, purtroppo sono stato deluso anche da quello, si può dire che la mia reale formazione teatrale sia iniziata quando ho conosciuto Andrea De Magistris, il regista con cui lavoro attualmente, e con il quale abbiamo formato una compagnia (www.dynamisteatro.it). Con lui attualmente stiamo lavorando ad un progetto di ricerca sui giovani chiamato “Ultimi”. Il mio arrivo a “I primi della lista” è stato del tutto casuale. Era il 23 dicembre 2009, mi chiama un amico dicendomi che a Pisa stavano cercando degli attori toscani per un film, io che stavo tornando a casa per natale mi sono detto: “proviamo!”. Da li è iniziato un percorso estenuante di provini su provini prima a Pisa e poi a Roma che è durato circa un anno.”
Nel film impersonifichi un ragazzo che abbastanza ingenuamente, almeno così sembra, si lascia convincere a scappare dall’Italia per paura di un golpe. Per preparare il tuo personaggio, Renzo Lulli, hai attinto dalle testimonianze dirette del vero Lulli?
“Renzo Lulli, essendo l’ideatore del soggetto, (che ha materialmente aiutato il regista e lo sceneggiatore alla stesura della sceneggiatura), ha partecipato a molti incontri, dandomi l’occasione di conoscerlo e confrontarmi con lui sulle vicende di quei giorni. Questo mi ha aiutato molto. La potenza del film, è che proprio la sceneggiatura è stata scritta con la partecipazione attiva degli attori, questo ci ha dato modo di costruire insieme il viaggio ed essere parte integrante del lavoro. Al ciak d’inizio sentivamo già di farne parte.”
La pellicola è stata presentata all’ultimo Festival del Cinema di Roma, accolta da una grande ovazione. Vi ha emozionato, vi aspettavate tanto successo?
“La prima reazione è stata quella di totale stordimento, tutte quelle presentazione, i giornalisti, non ero e non sono ancora abituato a ciò. La sera stessa della prima, è passata così, il giorno dopo mi sono detto: “cosa è successo?” E’ stata una bellissima esperienza. Anche il clima che si è creato con la troupe, è molto familiare, siamo diventati un gruppo di amici. Quella sera si è respirata di nuovo quell’atmosfera come quando fai un filmino delle vacanze e poi inviti i tuoi amici a vederlo. Oltretutto era anche la prima volta che lo vedevamo finito!”
Francesco nel film ti cimenti anche nel ruolo di musicista, era previsto dal copione oppure è una tua passione?
“Ci sono questi video sul profilo facebook del film dove suoniamo, di cui mi vergogno tantissimo, prendo delle stecche clamorose, non pensavo venissero pubblicati. Quando ero ragazzetto (ovvero poco tempo fa aggiungo, ride), al liceo, suonavo la chitarra in un gruppo punk, abbiamo fatto anche diversi concerti, come a Roma, a Berna, in Svizzera, quindi la chitarra il palco musicale li ho calcati e mi appartengono, però più che cantare si “berciava”. Devo dire che è stato divertente riprendere in mano la chitarra. Il regista mi sfotteva dicendomi che la dovevo smettere di “berciare”, che non si facevano i Clash ma De Andre!”
I temi trattati nel film risalgono agli anni’70. Non trovi che ci siano delle analogie con i nostri tempi?
“Partendo dai costumi fino ad arrivare alla musica è tutto fedele agli anni ’70, siamo andati anche per mercatini a cercare oggetti d’epoca. L’idea era quella, pur mantenendo lo stile originale di quegli anni, di trovare capi che potessero essere indossati anche da tre ragazzi di oggi, zampa d’elefante a parte. Anche nelle musiche c’è tutto un discorso di questo tipo di attualizzazione. Ma è fuorviante concentrarsi su questo, il concetto di fuga affrontato nella pellicola è il vero discorso, è vero che Lulli inizia il suo viaggio ingenuamente, ma lo fa perché la spinta a fuggire viene data dalla sua voglia di andare via da Pisa, dalla famiglia, dal babbo pressante, dalla scuola, dagli esami di maturità. Questi sono tutti discorsi che possono essere fatti da un qualsiasi 18enne di adesso, quindi è questa l’analogia. L’energia che senti a quell’età è la stessa”
Ci racconti qualche aneddoto avvenuto durante la lavorazione del film?
“Ma in realtà la cosa che posso dire, sempre parlando del clima di gita scolastica, riguarda magari quando si andava a mangiare in camera da Claudio (Santamaria), e si chiacchierava, si scherzava, tipo quando il professore va a dormire e tu vai con il tuo compagno a cazzeggiare, poi il giorno dopo ti devi svegliare presto per andare a fare qualche gita, noi si doveva girare la scena 45, queste cose qui.”
Progetti futuri? So che stai lavorando a “Acciaio” il film tratto dal romanzo di Silvia Avallone...
“Si ho appena finito di girare, in questo caso interpreto tutto un altro personaggio anche perché il film non è una commedia, ma è una pellicola drammatica. Credo sarà pronto per i primi mesi del 2012.”
Sonia Serafini
11 / 11 / 2011
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