In Nomine Satan – Recensione

Trasposizione cinematografica di uno dei casi più efferati di cronaca nera del nostro paese: le Bestie di Satana. Un film per non dimenticare, riflettere e forse prevenire

Regia: Emanuele Cerman – Cast: Stefano Calvagna, Federico Palmieri – Genere: Thriller, colore, 96 minuti – Produzione: Italia, 2012 – Data di uscita: 24 aprile 2014.

in-nomine-satanDue poliziotti dell’antidroga trovano un ragazzo e una ragazza in stato di shock, strafatti di alcol, droga, psicofarmaci e in possesso di sostanze stupefacenti. Quando iniziano le indagine gli inquirenti designati scoprono che i due sono coinvolti nell’omicidio di una loro amica, Angela De Rosa e che fanno parte di un’organizzazione pericolosa, le Bestie di Satana, un gruppo satanista che si è macchiato di altri omicidi ed istigazioni al suicidio.

Il film, tratta con rispetto, essendo ancora in vita le persone di cui si narra, ma non senza far riflettere, di un fatto di cronaca nera tra i più efferati degli ultimi anni: quello delle Bestie di Satana. Il regista, Emanuele Cerman, propone una lettura non consueta; infatti non si limita alla cronaca, così come è stata riportata dai media, ma offre una riflessione sull’aspetto ambivalente del bene e del male che possono essere le due facce di una stessa medaglia.

Cerman si spinge oltre la cronaca e le personali considerazioni sul bene e sul male. Arriva addirittura ad insinuare il dubbio che dietro ai giovani adepti della setta satanica di ispirazione heavy metal si possa nascondere una regia più alta e potente: la Massoneria. Non lo fa direttamente ma drappeggiando il film di simboli massoni, templari e rosacrociani, ovviamente comprensibili solo a chi conosce dall’interno l’argomento, come si è accorto, non senza stupore, Paolo Francescetti, l’avvocato di uno degli accusati.

Il film dunque ci racconta con coraggio una realtà diversa da quella sempre rappresentata e coraggioso è stato l’intero cast che ha preso parte alla realizzazione. Con i pochissimi mezzi a disposizione, € 40.000 il budget, solo 10 giorni consecutivi per girare in location non sicure, gli attori hanno dato prova di grandissima professionalità. Tra gli altri emergono per intensità d’espressione Stefano Calvagna, nel ruolo del PM Roberto Pozzo, Federico Palmieri (Antonio Lepre, il più sfrenato dei ragazzi della setta) e Francesca Viscardi (Silvana Marino, madre di una delle vittime). Forti primi piani, accordati ad una colonna sonora inquietante e ben curata da Eleonora Esposto (innesti di brani di classica nella linea conduttrice dell’heavy metal) e un montaggio psichedelico eseguito dallo stesso Cerman, incollano lo spettatore alla poltrona, apportandogli un senso d’angoscia che trova radici nel profondo dell’animo umano.

In un Italia che conta, secondo i dati ufficiali 8.000 sette sataniche con 600.000 adepti, ecco un film da vedere non solo per il suo indubbio valore ma anche come prevenzione.

Danila Belfiore

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