Il viaggio – The Journey

Il viaggio – Recensione: il miglior amico della pace è il dialogo

Il viaggio recensione film

Una scena del film.

L’importante, in fin dei conti, è parlarsi. Quante volte abbiamo fornito o ricevuto questo consiglio? Innumerevoli. “The Journey” insegna l’importanza del dialogo, soprattutto, tra persone dai pareri oltremodo diversi e contrari. In questo caso, però, il tentativo di trovare un equilibrio non riguarda la classica coppia in crisi, ma si riferisce a due politici a capo di fazioni violentemente contrastanti.

Nel 2006, dopo i negoziati di St. Andrews in Scozia, Ian Paisley, il leader protestante del Partito Unionista nordirlandese e Martin McGuinness, leader cattolico dello Sinn Fein, nonché ex terrorista dell’IRA, furono obbligati a fare un viaggio a stretto contatto l’uno con l’altro. Le cronache narrano che i due, malgrado non si fossero mai rivolti la parola in passato, furono costretti, in quell’occasione, a salire sullo stesso jet privato.

Nella finzione filmica il mezzo di trasporto si tramuta in un cocchio moderno: un minivan con conducente, nel cui abitacolo immaginario si fa la storia, trovando il modo di arrivare alla pacificazione dopo anni di violenze, terrore e morti. Com’è possibile? Lo rivela “Il viaggio”, film in bilico tra il road movie e la commedia all’inglese.

Il viaggio: il dramma della guerra civile irlandese raccontato attraverso toni leggeri

Il viaggio scenaIl regista Nick Hamm sceglie di declinare il dramma della guerra civile, che sconquassò l’Irlanda del Nord, con note leggere ed affabili affidando il compito dell’esecuzione della partitura a due grandi interpreti: Timothy Spall e Colm Meaney. Si instaura un godibile gioco della parti in cui l’adulazione per far cedere l’altro, gli sguardi in cagnesco, le battute al vetriolo, il ricordo degli eventi più drammatici e la difficoltà di mostrare la propria umanità caratterizzano lo scambio di vedute che virano da un’ammiccante conciliazione ad una ferma repulsione. Durante il viaggio, la colpa per tutto ciò che è avvenuto in passato, è sballottata da una parte e dall’altra; gli sbalzi non sono dovuti alle asperità del terreno ma da un avvincente rimando di responsabilità caratterizzato da una forte presenza scenica di Spall e Meany che si sobbarcano la quasi totalità dell’intreccio.

Il viaggio: un film ben interpretato, ma a tratti macchiettistico

Seppur dotata di buon ritmo, la pellicola non tocca mai vette eccelse: la scelta di affidarsi completamente all’estro di due bravi attori non paga del tutto e l’evoluzione della vicenda, in alcuni momenti, mostra dei punti deboli inclinandosi verso aspetti troppo forzati o macchiettistici.

Ma la Storia, quella con la esse maiuscuola, forse è bene che venga raccontata anche in questo modo: canzonandola o prendendola in giro. “Il viaggio” ci rende scevri del pesante e tragico carico della tragedia della guerra, dandoci la possibilità di apprezzare la portata rivoluzionaria di una semplice stretta di mano.

Riccardo Muzi

  • Titolo originale: The Journey
  • Regia: Nick Hamm
  • Cast: Timothy Spall, Colm Meaney, Freddie Highmore, Toby Stephens, John Hurt, Catherine McCormack, Ian McElhinney, Ian Beattie, Barry Ward
  • Genere: Drammatico, Colore
  • Durata: 94 minuti
  • Produzione: Gran Bretagna, 2016
  • Distribuzione: Officine Ubu
  • Data di uscita: 30 Marzo 2017

Poster di Il viaggio - The Journey"Il viaggio" narra un percorso sia metaforico che reale di due leader, da sempre  in contrasto tra loro, ma che devono necessariamente unire le forze per porre fine al conflitto nell'Irlanda del Nord, guerra civile che da decenni ha continuato a seminare solo morte e odio.

A dispetto delle reciproche resistenze politiche, il reverendo Ian Paisley, leader del Partito Unionista Democratico, e Martin McGuinnes del Sinn Féin, rispettivamente di 81 e 56 anni, nel 2006 hanno trovato la forza per firmare il patto di pace che mette fine ai versamenti di sangue e ai continui "fraticidi" tra connazionali.

Tra provocazioni e risposte a mezza bocca, si sente comunque ancora il sangue sparso nell'Ulster da decenni, impossibile da dimenticare, accettare e perdonare. Entrambi sono un po' timorosi di tradire le proprie fazioni politiche, o il proprio orgoglio. Figure spigolose quindi, determinate, dolenti, che si portano addosso le cicatrici di ferite mai guarite.

Finalmente le loro storie vengono narrate e messe in luce dal regista Nick Hamn con "Il viaggio", che ha posto i riflettori su una situazione piena di sofferenza, che è rimasta per troppo tempo nel silenzio.

Il viaggio: oltre il dramma politico

Lungi dal dramma politico, Nick Hamm sceglie una via di mezzo tra il tipico registro della british comedy e il road movie, nell'ovvio contesto storico del caso preso in esame. Centrale semplicemente resta il viaggio in macchina ("The Journey" appunto) portato avanti dai due protagonisti in quel di Scozia, da St Andrews all'aeroporto di Edimburgo. Questo spostamento è l'occasione di irripetibili confessioni private. Entrambi sono convinti di essere invisibili al mondo e quindi liberi di parlare, ma un ignoto punto di vista li sta osservando e, in un certo senso, manipolando.

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