Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling – Limited) Regia: Wes Anderson – Cast: Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Amara Karan, Bill Murray, Angelica Huston – Genere: Commedia, colore 91 minuti – Produzione: Usa 2007 – Distribuzione: Twentieth Century Fox – Data di uscita: 2 Maggio 2008
L’originalità che ha caratterizzato il film “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”, Wes Anderson l’ha trasportata nella pellicola intitolata “Il treno per il Darjeeling”. Alla base dell’ultima fatica di Anderson un’intera location in movimento dalla nave al treno e la storia di tre fratelli, Francis (Owen Wilson), il più grande, Peter (Adrien Brody), il medio e Jack (Jason Schwartzman), il più piccolo; ognuno con una condizione familiare e psicologica differente e sostanzialmente instabile. I tre si ritrovano insieme, dopo non essersi letteralmente parlati per un anno, grazie ad un viaggio “spirituale” che ha organizzato Francis sopra un treno capace di percorrere i meravigliosi e sacri paesaggi dell’India. L’intento del maggiore è quello di recuperare la complicità dei fratelli e di instaurare un legame che li possa unire per il resto delle loro vite. Sembra però che gli eventi siano avversi a questa riappacificazione: restare a piedi in mezzo al deserto con dozzine di valigie, pregare in una religione differente, cercare la madre scomparsa, sono solo alcuni degli accadimenti che trasformano il loro viaggio programmato in un’odissea estenuante. Ma forse è proprio questo ciò di cui hanno bisogno per potersi conoscere più a fondo. Una frase sublima la drammaticità che assume il film in alcuni momenti: “Mi chiedo se noi tre saremmo stati amici nella vita reale. Non come fratelli, ma come persone normali”. La risposta è una ricerca intensa che i personaggi operano sommessamente lungo tutto il percorso. Il treno è una metafora: le loro tre vite, ora riunite, scorrono sullo stesso binario, il viaggio che stanno facendo è verso l’interno, verso l’intimo. Un’esilarante commedia che fa sorridere, ma anche riflettere. Il filo sottile tra comicità e drammaticità sembra appianarsi così tanto da essere quasi indistinguibile, ma ecco che dalla tragedia l’originalità comica dei protagonisti scioglie i nodi nell’aria e catapulta lo spettatore verso incredibili circostanze divertenti. Il treno come location, aderisce perfettamente all’idea che Anderson cercava per il suo film: una mezzo di locomozione che fosse anche un simbolo, un ambiente intimo e raccolto ed una connessione con l’oriente spirituale.
Jacopo Lubich
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