Il ragazzo invisibile – Seconda generazione: il film presentato in anteprima alla stampa

Si è svolta oggi, 21 Dicembre, la conferenza stampa del film “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione”, il film di Gabriele Salvatores disponibile nei cinema italiani a partire dal 4 Gennaio 2018. Presenti in sala il regista, l’attore protagonista Ludovico Girardello e il cast tecnico.

Il ragazzo invisibile – Seconda generazione, un prodotto nuovo per il cinema italiano

"Il ragazzo invisibile - Seconda generazione" conferenza stampa

La sfida di un film come “Il ragazzo invisibile” era a monte, nel domandarsi se fosse possibile per la cinematografica nostrana creare qualcosa che fosse fondativo per l’immaginario dei ragazzi italiani: nonostante le avversità, la scommessa è stata almeno in parte vinta, grazie alla risposta dei tanti giovani che avevano espresso il loro disappunto sui social riguardo ad un film del genere, che non sarebbero andati a vedere perchè “è italiano e quindi fa schifo”, e che poi, invece, hanno cambiato radicalmente idea, tanto che il film ha vinto lo Young European Film Award, un premio assegnato da ragazzi di età compresa tra 12 e 14 anni residenti in 25 paesi diversi.

“Il ragazzo invisibile – Seconda generazione” partiva quindi da una sfida, raccolta dal regista Gabriele Salvatores, che si è sempre cimentato in generi differenti, e che ha deciso di confrontarsi con un prodotto nuovo per la cinematografia italiana; alla conferenza stampa la prima questione ad essere presa in analisi dal regista è infatti il suo modo di affrontare una saga del genere, in cui si adotta il punto di vista di un adolescente, e Salvatores ha raccontato come secondo lui questo prodotto sia più simile ad Harry Potter che non a Batman, in quanto il protagonista cresce film dopo film: in questo secondo capitolo, a 16 anni, Michele, il ragazzo invisibile, scopre il lato oscuro delle cose, il lato melanconico e poetico della vita: è cresciuto, e il film segue questa sua crescita, diventando più complesso sia a livello narrativo che sul campo degli effetti visivi; il regista ha poi continuato rivelando che per la saga de “Il ragazzo invisibile” voleva creare qualcosa che potesse unire le famiglie, invitandole alla visione senza che nessuno si annoiasse.

“Il ragazzo invisibile – Seconda generazione”, secondo capitolo di un progetto crossmediale

 Un altro aspetto fondamentale preso in analisi alla conferenza stampa riguarda la natura di “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione”, che non è solo un film di supereroi, ma è una vera e propria saga crossmediale: con l’uscita del film nelle sale, infatti, saranno disponibili nelle librerie e fumetterie anche il romanzo e la graphic novel; a prendere la parola, a questo punto, sono gli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo (Gabriele Salvatores non ha firmato la sceneggiatura, sottolineando la natura collettiva di un film e l’importanza di riconoscere ad ognuno i propri meriti, in primis a coloro che si occupano della sceneggiatura, che è alla base di tutto) un team già consolidato, che ha lavorato insieme ad alcune scritture a partire dalla loro prima collaborazione nel 2009. I tre hanno raccontato innanzi tutto le difficoltà incontrate nel dover scrivere un sequel: loro, hanno spiegato, hanno pensato in modo seriale per la stesura della sceneggiatura de “Il ragazzo invisibile”, disseminando promesse e punti interrogativi cui si sono trovare a dover poi rispondere, non senza difficoltà, hanno ammesso; inoltre, se il primo film era una storia di formazione la cui domanda fondamentale era ‘chi sono io davvero?’, in questo secondo capitolo la questione fondamentale diventa ‘cosa faccio di quel che sono?’, trasformando la narrazione in una storia di distruzione, in cui l’eroe deve perdere tutto per poter affrontare la sua nuova vita.

Per quanto riguarda la crossmedialità, invece, gli sceneggiatori hanno rivelato che i fumetti non dovevano raccontare la trama del film, ma analizzare ciò che accadeva al di là di essa, raccontando la genesi della storia nel primo capitolo e colmando i tre anni che distanziano “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione” dal primo film nel secondo, prendendo come punto di vista privilegiato quello di Natasha, la sorella gemella del protagonista Michele, raccontando sfide che ha dovuto affrontare ma che non vengono mostrate sullo schermo: è “un universo che si espande”, una “fruizione non lineare attraverso diversi prodotti mediali”.

Effetti visivi, protagonisti di “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione”

Protagonisti tanto quanto Michele in “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione” sono gli effetti visivi, curati da Victor Perez, considerato internazionalmente uno dei maggiori esperti di effetti visivi: quando gli è stato domandato se avesse incontrato problemi nella realizzazione del film, ha risposto scherzosamente che i problemi sono iniziati quando è stato chiamato a lavorare a questo progetto e si sono conclusi quando ha consegnato il prodotto finito; ha poi proseguito spiegando come, per questo genere di lavori, il budget non sia mai abbastanza, (nemmeno, sottolinea, in film come Rogue One o Batman, cui lui ha lavorato), ma ha anche aggiunto che proprio le ristrettezze economiche a volte fanno uscire il meglio dalla lavorazione: si è detto orgoglioso, nonostante sia spagnolo, che “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione” sia una creazione tutta italiana, perchè il computer non è altro che un pennello, dietro al quale deve lavorare una mano abile e talentuosa e che proprio per questo si deve cancellare la concezione che in Italia “non si può fare”.

Un altro aspetto sul quale Perez si è voluto soffermare è stato il fatto che ci sono inquadrature interamente ricreate al computer, compreso il porto vecchio di Trieste, realizzato a mano a partire da numerose fotografie e, soprattutto, scene in cui è stato ricostruito interamente il corpo di un attore, una prova che non aveva precedenti in Italia e che anche in Europa è rara a vedersi, che ha richiesto moltissimo tempo: ma le limitazioni, ha aggiunto, “vanno rotte”.

C’è un’enorme varietà di effetti visivi impiegati in “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione”, usati, ha sottolineato il regista, anche per raccontare dei sentimenti e dei passaggi psicologici: visualizzare le emozioni, ha aggiunto Perez, è la parte più difficile, il resto è “fare il tamarro”; e riferendosi ad una scena in particolare, dove si vede una pioggia di fuoco, ha confessato che osservandola dimenticava tutto il lavoro che si celava dietro quelle immagini. E, ha aggiunto, quando si scorda del lavoro che è stato fatto vuol dire che il loro operato funziona davvero.

Giada Aversa

21/12/2017

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