Il festival di Venezia e la crisi del cinema italiano La conferenza stampa nazionale della 66esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si è svolta ieri a Roma, ha presentato il programma ufficiale della kermesse. L’Italia è la nazione più rappresentata con 22 pellicole, di cui 4 in gara per il concorso principale, il Leone d’Oro. Anzitutto l’attesissimo “Baaria - La porta del vento” del già premio Oscar Giuseppe Tornatore, con Monica Bellucci, Enrico Lo Verso e Raoul Bova, il quale inaugurerà la kermesse. Poi a seguire: “Il grande sogno”, quello del ’68, di Michele Placido con Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca e Luca Argentero; “Lo spazio bianco” di Francesca Comencini e infine “La doppia ora”, opera prima di Giuseppe Capotondi con Filippo Timi e Ksenia Rappoport. In seconda posizione gli Stati Uniti con 17 pellicole, ma ben sei in concorso. Da notare il caso della Francia: solo quattro pellicole, ma tutte in concorso. La giuria internazionale sarà presieduta quest’anno dal regista taiwanese Ang Lee e tra gli altri, due italiani, Liliana Cavani e Luciano Ligabue. Per quanto ci riguarda possiamo essere soddisfatti che un così folto gruppo di grandi artisti italiani rappresenti il nostro Paese in una così importante kermesse cinematografica, fatto che per un attimo sembra farci tirare un sospiro di sollievo nel caos triste che da molti anni sembra attanagliare la cinematografia italiana, una crisi lenta, ma che pare inarrestabile. La conferenza infatti è stata interrotta da una serie di proteste di attori e registi sugli ennesimi tagli annunciati dal governo al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). In primo piano nella protesta Carlo Verdone e Sergio Castellitto, ma anche Pierfrancesco Favino, Laura Morante, Valerio Mastrandrea, Stefano Accorsi e tanti altri. L’intento è quello di far capire che anche il cinema è un’industria, oltre che un trasmettitore fondamentale di cultura e svago che non può essere negato o comunque indebolito. In un’Italia che pare rischiare ogni giorno di più il crollo dell’informazione, della conoscenza, della curiosità, dell’interesse, il cinema è la fonte più preziosa per la crescita culturale di tutti noi. E forse non mancherebbero poi così tanto le idee, gli attori o i talenti… se non fosse che a mancare è soprattutto il supporto economico e delle istituzioni, quello che - purtroppo - permette la realizzazione di un’arte da parte di chi dovrebbe avere un interesse enorme nella tutela di questo mondo dell’immaginario e dei sogni vicari. È necessario guardare oltre il filmetto familiare per farsi quattro risate: il cinema italiano ha bisogno del successo internazionale perché solo questo può far tornare il capitale. È proprio vero quello che ha scritto il New York Times: “Tutto il mondo ama l'Italia, ma l'Italia non si vuole più bene: c'è un senso di malessere generale nel paese". Far sì che il cinema italiano abbia tutte le possibilità per crescere è ciò che merita, ma soprattutto è un gesto di affetto nei confronti di noi stessi, un modo, il più bello, per evitare che le nostre menti si lascino andare definitivamente alla volgarità e al basso costo delle pellicole più commerciali.
Alice Rinaldi
31 / 07 / 2009
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