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IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE - RECENSIONE
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Il favoloso mondo di Amelie - Recensione

(Le fabuleux destin d'Amélie Poulain) Regia: Jean-Pierre Jeunet – Cast: Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Rufus, Yolande Moreau, Artus de Penguern, Jamel Debbouze – Genere: Commedia, colore 120 minuti – Produzione: Francia/Germania 2001 – Distribuzione: BIM – Data di uscita: 25 Gennaio 2002

Con “Il favoloso mondo di Amelie” Jean-Pierre Jeunet (regista di "Delicatessen" e "Alien - La clonazione") getta lo spettatore in un universo assolutamente singolare. L'attrice Audrey Tautou veste i panni di Amelie, una ragazza introversa che si è rifugiata, sin da bambina, in un mondo fantastico tutto suo. A causa di un padre freddo e una madre paranoica, Amelie non ha mai frequentato la scuola finendo per avere notevoli problemi di socializzazione. Ad aggravare il suo isolamento si aggiunge la morte della madre, finita schiacciata da una donna che si è suicidata lasciandosi cadere dal punto più alto della cattedrale di Notredame. Il padre si rifugia nel culto della moglie defunta, riservando tutto il suo tempo e la sua attenzione ad un piccolo altare a lei dedicato con tanto di statuette tra cui spicca quella di un nano stile Biancaneve. Il film regala meravigliose e suggestive immagini di uno dei quartieri più belli di Parigi: Montmartre. Proprio qui, in un frequentatissimo bar, Amelie lavora come cameriera e ha la possibilità di incontrare e studiare personaggi davvero strambi (pittori, scrittori,saggi ecc..) con cui potrebbe cominciare a uscire dal suo fragile guscio. Una sera come tante poi è a casa davanti alla tv: le tristi immagini della morte di Lady D. la scioccano a tal punto da farle scivolare dalle mani il tappo di una boccetta di profumo che finisce contro una mattonella del bagno. Dal suo interno Amelie estrae una scatola di latta, la apre e di colpo vengono alla luce ricordi ormai sepolti di qualcuno che l’aveva nascosta lì molto tempo prima. Da quel momento in poi la sua vita si trasforma in una missione: aiutare il prossimo, offrendogli attimi di felicità. Qui comincia la sua favola che la condurrà a incontrare il grande amore e, per tutta la sua durata ogni cosa sarà vista con gli occhi della protagonista, tutto si svolgerà secondo i suoi ritmi. La voce narrante dà un che di veramente fiabesco a questo “favoloso” film. Dominique è l’uomo della scatola di latta che Amelie deve cercare. Per completare e portare a termine la ricerca interverrà in suo aiuto L'uomo di vetro, ossia un suo vicino di casa, pittore, che si autoattribuisce questo soprannome perché per via di una malattia, le sue ossa tendono a frantumarsi e per questo non esce quasi mai di casa. Particolare è poi la figura di Nino (Mathieu Kassovitz) commesso di un sexy shop con l'hobby di collezionare fototessere buttate per terra dai rispettivi proprietari e di cui Amelie si innamora perdutamente proprio perché anche lui è un tipo assolutamente eccezionale. Tutto in questo film è esasperato: i personaggi così particolari, i suoni dolci e palpitanti, gli schemi ingarbugliati, la realtà minuziosamente sbriciolata e ricomposta, con immagini a volte confuse ma irresistibili. La genialità di Jeunet ha prodotto una favola (perché è così che merita di essere chiamata) romantica, divertente, semplice, commovente, a tratti surreale ma vera perché fa riscoprire la voglia di amare e far del bene che certamente non fa mai male. Se si pensa a questo mondo che troppo spesso ci regala amarezze e crudeltà, la visione di questa pellicola è un piccolo spiraglio dove si può ancora sognare.

Giusy Del Salvatore





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