Il dubbio – Un caso di coscienza (2017)

 

  • Titolo originale: Bedoune Tarikh, Bedoune Emza
  • Regia: Vahid Jalilvand
  • Cast: Amir Aghaee, Zakieh Behbahani, Saeed Dakh, Navid Mohammadzadeh, Alireza Ostadi
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 104 minuti
  • Produzione: Iran, 2017
  • Distribuzione: 102 Distribution
  • Data di uscita: 10 maggio 2018

Il dubbio - Un caso di coscienza - Poster italiano

Il regista iraniano Vahid Jalilvand, dopo "Un mercoledì di maggio" (2015), torna sul grande schermo con un altro film drammatico: "Il dubbio - Un caso di coscienza". Dai produttori Ehsan Alikhani ("Maheasal") e Ali Jalilvand, "No Date, No Signature" (titolo in inglese della pellicola) è stato presentato alla 72° edizione del Festival di Venezia.

Il dubbio - Un caso di coscienza: le conseguenze delle differenze sociali

"Il dubbio - Un caso di coscienza" vede coinvolto in un incidente stradale Kaveh Nariman, medico legale di un noto obitorio a Theran, che investe una famiglia che viaggia in moto.  Si tratta di una famiglia molto umile che accetta dal medico solamente una modesta cifra di denaro per portare il figlio, che ha sbattuto la testa, in ospedale per un controllo.

Il colpo, che non sembrava aver avuto gravi conseguenze, si rivela in realtà mortale e il giorno seguente, il corpo esanime del bambino viene portato in obitorio. Nariman, turbato dall'accaduto e dalla sua possibile responsabilità, lascia compiere l'autopsia a sua moglie, prestigiosa dottoressa nonché collega.  La diagnosi riporta un avvelenamento da botulino. Successivamente si scoprirà che per povertà il padre acquistava carne di scarto da un macellaio, senza sapere che si trattava di animali morti di malattia. Tutti i personaggi sono colpevoli: il padre per avvelenamento e il medico per cattiva omissione di soccorso la sera stessa dell'incidente.

Il regista si serve delle parole dello scrittore svizzero Rolf Dobelli per spiegare l'idea di fondo di "Il dubbio - Un caso di coscienza": “I coraggiosi e gli impavidi sono stati uccisi prima che potessero trasferire i loro geni alle generazioni successive. I rimanenti, cioè i codardi e i gentili, sono sopravvissuti. Noi siamo la loro progenie".

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