Il Discorso del Re, un’opera teatrale che punta agli Oscar
Tom Hooper va oltre la pellicola cinematografica restituendo alla vera storia del sovrano Giorgio VI d’Inghilterra una narrazione più lenta, intima e teatrale
La voce spezzata, l’emozione di parlare al mondo e alla nazione. Lo sguardo perso e smarrito.
Colin Firth non è solo da Golden Globes, ma da Oscar, e se esistesse un premio migliore della statuetta in oro, beh meriterebbe anche quello.
Il film è giocato tutto sulla tensione emotiva che si rivela in ogni segno, in ogni ruga del viso invecchiato, del sempre bel Colin Firth che in “The King’s Speech”, “Il discorso del Re”, interpreta il duca di York Bertie, balbuziente dalla nascita, che si ritrova ad essere incoronato come sovrano d’Inghilterra dopo la prematura morte del padre Giorgio V e l’abdicazione del fratello, Re Eduardo VIII.
La fragilità e il carisma di Re Giorgio VI, padre della regina Elisabetta, sono interpretati magistralmente da Colin Firth, specie nell’arduo cammino che lo porterà a riacquistare la sua voce, e il suo tono autorevole, giusto in tempo per ispirare il suo popolo e la sua nazione alla vigilia della guerra contro il dittatore tedesco Hitler, un personaggio così diverso da Re Giorgio, capace di incantare le masse con una semplice orazione.
Il messaggio che il regista sembra volere comunicare al pubblico è: “anche i grandi uomini non sono soli”. Senza l’aiuto della moglie Elisabetta, interpretata dalla poliedrica Helena Bonham Carter, e del logopedista fuori dagli schemi, Lionel Logue, il Re d’Inghilterra non sarebbe riuscito a conquistare e guidare il popolo britannico. Intenso e profondo il legame che unisce dottore e paziente, rendendo visivamente vivo il lato umano del protagonista, trattato non come un Re o un’altezza reale, ma come un semplice suddito della corona.
La regia di Tom Hooper è in continuo borderline tra il teatrale e il cinematografico, mostrando un’attenzione spasmodica ai dettagli, alle angolature, ad ogni minimo elemento che in un film di stampo contemporaneo si perderebbe nel flusso ritmico e accelerato.
Una pellicola che grazie alla sua narrazione lenta, ma scorrevole, riflette sulle difficoltà che ogni essere umano ha nella vita, sia esso un Re, sia esso un uomo qualsiasi.
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