Il discorso del Re – Recensione
(The King's Speech) Regia: Tom Hooper – Cast: Helena Bonham Carter, Colin Firth, Michael Gambon, Timothy Spall, Guy Pearce, Geoffrey Rush, Derek Jacobi, Jennifer Ehle, James Currie – Genere: Storico, colore, 111 minuti – Produzione: Gran Bretagna, Australia 2010 – Distribuzione: Eagle Pictures – Data di uscita: 28 gennaio 2011.
Dopo aver vinto l’ultimo Toronto International Film Festival, approda in Italia “Il discorso del Re” di Tom Hooper. Ne è protagonista indiscusso l’attore inglese Colin Firth. Il re Giorgio VI, padre della regina d’Inghilterra Elisabetta, prende il posto di suo fratello Edoardo VIII, che abdica per amore della pluridivorziata americana Wallis Simpson. Ma il sovrano è affetto da una poco regale balbuzie. Arriverà in suo aiuto Lionel Logue, un logopedista australiano dai metodi molto poco ortodossi che lo tratta come un “commoner” qualsiasi. A cominciare dal fatto che lo chiama Bertie, suo nomignolo e non “Sua Maestà” come tutti. Tra i due, l’ex attore fallito e il complessato futuro Re, nascerà una profonda amicizia e alla fine, davanti a un microfono della BBC, Bertie/Giorgio VI supererà tutte le sue paure e diventerà per il Paese, che si avvia verso la Seconda Guerra Mondiale una guida per tutto il suo popolo. La chiave di lettura scelta dal regista è a tratti teatrale, soprattutto nella casa/studio di Lionel, con uno scalcagnato divano su una parete scrostata sicuramente non al livello di un’Altezza Reale. Ma è proprio lì che vengono sconfitti i fantasmi di Bertie, tra cui spicca il suo senso d’inferiorità nei confronti del fratello molto più brillante di lui. Gli sono accanto inoltre la moglie, futura regina, e le due figlie, le principessine Elisabetta e Margaret. Ed è stridente il contrasto tra lei e la scandalosa Wallis, ma anche tra il balbuziente Giorgio VI e il dittatore tedesco Hitler, che negli stessi anni incantava le masse con la sua agilità oratoria. “Il discorso del Re” è la storia di una grande amicizia, che prescinde da ogni barriera sociale. Alla fine risulta essere quasi la prova che gli uomini sono tutti uguali con le loro debolezze, nonostante le ragioni di stato. Dal punto di vista mediatico, invece, a cinquant’ anni dal famoso incontro/scontro televisivo Nixon/Kennedy che decretò la vittoria di quest’ultimo, fa un certo effetto pensare adesso ad un leader politico balbuziente, anche se il nostro eroe non era il solo, lo stesso Winston Churchill aveva grossi problemi di dizione, risolti da una specialissima dentiera. Notevole il cast, primo tra tutti uno Bertie/Colin Firth in stato di grazia ed il suo logopedista Lionel/Geoffrey Rush, già insignito dell’Oscar per il suo straordinario David Helfgott di “Shine”. Non sono da meno Helena Bonham Carter nei panni di Elisabetta e Guy Pearce, un fascinoso Edoardo VIII letteralmente in balia dell’amore. Firma la sceneggiatura David Seidler, che non a caso soffriva da piccolo di una grave forma di balbuzie e che considerava il Re balbuziente il suo eroe.
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