Il Concerto – Conferenza stampa Si è tenuta oggi a Roma la conferenza stampa del film “Il concerto”, ultimo entusiasmante lavoro del regista di “Trai de vie” Radu Mihaileanu, presente in sala. È uno di quei, purtroppo, rari casi in cui un film “risuona” a lungo nella memoria dello spettatore dopo la visione. Ci si riconcilia con il cinema e col mondo grazie ad opere come questa, in cui emozione ed ironia giocano la loro carta vincente. “Io vengo dall’est, e nonostante sia fuggito dal mio paese d’origine durante il regime di Ceausescu, il cuore del mio film è ricco del temperamento tipico di quelle zone. Noi non abbiamo paura di manifestare le nostre emozioni, negative o positive che siano. Il cinema che amo, e che faccio, riproduce la vita, esaltandola. Penso che la parola chiave sia umorismo”. Ed proprio questo binomio fra umorismo e tragedia a rendere Mihaileanu, un autore sottile e colto come pochi.”L'umorismo è quello che considero l’approccio migliore per raccontare sofferenza e difficoltà. L’ironia è l’arma che i miei personaggi utilizzano per far sopravvivere la dignità che è stata loro negata. Durante il regime di Brežnev nell’Unione Sovietica, ma come in tutti i regimi, il potere ha sempre cercato di soffocare le opinioni diffuse da intellettuali ed artisti, che rendono il popolo conscio delle brutalità commesse”. Se erroneamente si considerasse il film una dichiarazione anticomunista, il regista precisa dicendo: ”La mia denuncia è contro tutte le forme di dittatura, che siano di destra o di sinistra. Il potere usato in modo coercitivo ha da sempre messo le nazioni in ginocchio, costringendo le persone a dimenticarsi della propria identità. Da qui l’esigenza dei miei personaggi di ricorrere all’impostura per ritrovare dignità”. La storia, ambientata nel 1980 (paradossalmente a soli nove anni dalla caduta del muro di Berlino), è tratta da un fatto di cronaca realmente accaduto, in cui un direttore d’orchestra venne licenziato insieme a tutti i componenti, per via delle leggi antisemite, vigenti in Russia. Ed è proprio la musica ad essere il motore trainante del film, e non solo un mero oggetto d’accompagnamento. Il Concerto per violino e orchestra di Èajkovskij, eseguito per intero, è un passaggio del film sublime: ”La musica è un linguaggio universale che unisce e rappresenta la collettività. Nella musica si compie il miracolo della libertà incondizionata. La amo molto perché a differenza del cinema, della letteratura o del teatro, essa è un’arte che non è vincolata dagli schemi dell’inquadratura, della pagina scritta o del palcoscenico. La musica concede di visualizzare quello che c’è oltre; apre le porte di ciò che c’è fuori dal “campo”. Ciò che colpisce del cinema di Radu Mihaileanu è il suo costante riferimento ai popoli migranti, ai gitani in particolare:”Ammiro il popolo gitano, lo considero straordinario per diversi aspetti, e mi dispiace che in Europa se ne abbia una visione così distorta ed errata per via dei delinquenti, che non sono altro che una minima parte. Il mio film racconta proprio dell’incontro fra i “barbari” dell’Est e i “civilizzati” dell’Ovest. Purtroppo non si è ancora ben compreso quanto arricchisca il dialogo interculturale”. Non si deve essere musicisti o amanti della musica per apprezzare questo incantevole film, soprattutto quando nel mondo è disarmante l’aridità della bellezza e della poesia. Attendiamo con ansia il prossimo lavoro del regista, che ci ha già annunciato sarà un film in lingua araba sulla condizione delle donne nei paesi del Medioriente.
Serena Guidoni
02 / 02 / 2010
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