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Howard Hawks

(Goshen, 30 maggio 1896 – Palm Springs, 26 dicembre 1977)
Howard Hawks, nato a Goshen nell’Indiana, il 30 maggio 1896, insieme a Ford, Hitchcock e Capra è uno dei registi che hanno creato il mito della Classic Hollywood. Eric Rohmer ebbe a dire una volta: «Chi non ama i film di Hawks non ama il cinema». Originario di una famiglia agiata, proveniente del New England, Hawks ha modo di studiare nelle migliori scuole del paese, finendo per laurearsi in ingegneria meccanica alla Cornell University. Sviluppa una grande passione per il rischio e la velocità. Dopo aver combattuto nella Prima Guerra Mondiale si dedica a professioni come pilota di macchine da corsa, aviatore, collaudatore di aerei. La sua esperienza nel campo della meccanica gli permette di avvicinarsi anche al mondo del cinema a partire dai ruoli tecnici. Insieme al fratello, Kenneth, filma numerose riprese aree destinate ad essere utilizzate nei film. Dopo aver lavorato in produzione per qualche anno, Howard Hawks passa alla sceneggiatura e alla regia, forse anche in conseguenza della morte del fratello in un tragico incidente aereo. Il suo primo film, ancora nel periodo del muto è “The Road to Glory” del 1926, del quale scrive anche la sceneggiatura. Ma il successo arriva con “Scarface”, film del 1932, ispirato alla vita di Al Capone. Nel 1983 Brian De Palma girerà un famoso remake del film con Al Pacino, non senza includere una dedica a Hawks. La sua bravura nell’impostare i dialoghi si rivelerà preziosa di lì a poco, con l’arrivo del cinema sonoro. La carriera del giovane regista decolla, anche grazie alla sua versatilità che gli permette di passare senza problemi da un genere all’altro dirigendo i più grandi attori sulla piazza. Fra i suoi capolavori ci sono commedia come “Ventesimo Secolo” (1934) con Carol Lombard, “Susanna” (1938) con Cary Grant e Katherine Hepburn o “La signora del venerdì” (1940) scoppiettante screwball affidata all’estro di Cary Grant e Rosalind Russel. Ma Hawks gira anche noir famosissimi come “Il grande sonno” (1946) con Bogart e Lauren Bacall, film che ha consegnato alla storia del cinema l’immagine del detective con l’impermeabile. Il western è un genere molto frequentato da Hawks che, in coppia con John Wayne, uno dei suoi attori preferiti, realizza pellicole come “Il fiume rosso” (1948), “Un dollaro d’onore” (1959), “El Dorado” (1966) e “Rio Lobo” (1970). Tipici del suo stile sono i dialoghi frenetici e le forti figure femminili che spesso si dimostrano migliori degli uomini. Una tematica ricorrente è l’idea che solo la collaborazione fra individui possa risolvere i problemi. La carriera di Hawks, anche se lunghissima, è paradossalmente povera di riconoscimenti. Nominato una sola volta all’Oscar, non lo vinse mai, vedendoselo attribuire alla carriera solo nel 1975, poco prima della morte. I suoi film, infatti, venivano considerati molto commerciali e furono rivalutati solo alla fine degli anni Cinquanta, per effetto della rivoluzione critica innescata dalla Nouvelle Vague. Godard, Chabrol, Truffaut e Rohmer erano infatti fan entusiasti del regista americano. Rivette, nel 1953, pubblicò un famoso saggio intitolato “Il genio di Howard Hawks”. Lo stesso Sergio Leone, padre dello spaghetti western, deve molto alle atmosfere ironiche e distaccate dei western crepuscolari di Hawks. Negli Stati Uniti, oltre a De Palma e Altman, uno dei più ferventi ammiratori di Hawks è Quentin Tarantino secondo il quale “Un dollaro d’onore” (1959) è sicuramente uno dei suoi film preferiti. Ben conscio di aver segnato la storia del cinema moderno, Howard Hawks muore a Palm Springs, in California, il 26 dicembre 1977.
Fabio Benincasa

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