Happy Family - Recensione Regia: Gabriele Salvatores - Cast: Margherita Buy, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Fabio De Luigi, Carla Signoris, Valeria Bilello, Gianmaria Biancuzzi - Genere: Commedia, colore - Produzione: Italia 2010, Colorado Film - Distribuzione: 01 Distribution - Data di uscita: 26 marzo 2010.
“Una commedia che racconta la vita come se fosse un film o un film che racconta la vita come se fosse una commedia?” Dal drammatico e struggente rapporto padre/figlio, presentatoci in “Come Dio comanda”, il regista/sperimentatore Gabriele Salvatores passa all’ironia riportando sul grande schermo un’ “Happy Family”. In realtà protagoniste sono due famiglie che si incontrano/scontrano quando i loro figli adolescenti decidono di sposarsi. Al centro c’è Ezio (Fabio De Luigi), un solitario regista che, sotto gli occhi dello spettatore, scrive la sceneggiatura della vicenda delineando trama, caratteri, difetti e debolezze dei personaggi, e rendendo se stesso uno di loro. L’idea nasce dall’omonima commedia scritta da Alessandro Genovesi, finalista al premio Franco Solinas 2008. Il cinema prende così le mosse e si mescola al teatro: oltre all’aprirsi e al chiudersi simbolico del sipario, nella prima e nell’ultima scena, i personaggi creati da Ezio sfuggono al suo controllo rivendicando per se stessi una fine e un destino fortunati… “Sei personaggi in cerca di autore”, una delle opere meta-teatrali per eccellenza, vi dice niente? Ad affrontare il tema dei rapporti tra autori e le loro creazioni, a parte Pirandello, altri grandi della letteratura: Calderon de la Barca, Shakespeare, ecc; mentre, tra i modelli cinematografici, Ezio sembra quasi Woody Allen alle prese con i suoi personaggi. Questi interagiscono con l’autore, come Jim e Solo in “Nirvana”, opera precedente di Salvatores, e ora pretendono addirittura più spazio nella scena! Ma alla finzione nella finzione, data dalle inaspettate interruzioni della piece cinematografica, addirittura con un falso finale, si aggiunge una metafora di vita più profonda. Nonostante il distacco dalla realtà con l’utilizzo di colori accesi e ricercati, tramite l’invenzione di personaggi finti, le loro fobie esasperate e la loro paura di amare e vivere sono al contrario reali e credibili, provate dalla gente comune nella quotidianità. I veri membri della “family” infatti siamo noi, dall’inizio della nostra avventura nel mondo: nascendo, aprendoci agli altri, fino a creare una nostra famiglia. Queste, non a caso, le tre fasi della sceneggiatura di Ezio dai titoli: “Personaggi ed interpreti”, “Confidenze” e “Family”. Se poi i personaggi creati hanno i volti di Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio, tutto si carica di maggiore comicità. I due amici si ritrovano insieme sul set, diretti ancora da Salvatores, dopo venti anni (“Marrakesh Express”): “Mi sa che ci siamo già visti in Marocco io e te”, dice allusivamente Abatantuono. Nei panni dei capifamiglia, l’uno trova nell’altro, completamente diverso, un vero amico. Le scene tra i due, con improvvisazione e forte feeling, sono le più divertenti. Nei ruoli femminili: Margherita Buy, delicata ed insicura moglie di Bentivoglio nel film, e Carla Signoris, irruenta moglie dell’opulento Abatantuono. Per uno sguardo dolce amaro sulla precarietà della vita non può mancare il volto gigione di Fabio De Luigi, teneramente ed ironicamente disincantato, mentre energica, anche se breve, la partecipazione di Sandra Milo. Gradito l’omaggio finale a “I Soliti sospetti” e le immagine in bianco e nero sulla Milano notturna che ricordano “Happy Road”. Ritornando alla domanda iniziale: la nostra vita è un film comico? Siamo anche noi personaggi inventati per i quali tutto è già stato scritto? Mentre riflettiamo sulla risposta ecco un film sull’argomento: originale, ricco di citazioni e dettagli, ipercritico e divertente.
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