Gus Van Sant è un regista e uno sceneggiatore americano, da sempre dedito al cinema indipendente
(Louisville, 24 Luglio 1952)
O si ama o si odia! Non esistono mezze misure quando si parla di Gus Van Sant, regista e sceneggiatore americano nato a Louisville il 24 Luglio del 1953.
La sua carriera è quasi tutta dentro l’ambito del cinema indipendente, anche se negli ultimi anni Hollywood lo ha sempre di più attirato a sé, facendolo conoscere a tutto il mondo.
Gus Van Sant passa tutta l’infanzia a seguire il padre, un commesso viaggiatore, in giro per gli Stati Uniti. Una volta deciso il suo destino, al College si dedica alla pittura, anche se ben presto capirà che la sua vera vocazione è la regia cinematografica.
Gli studi li compie presso una scuola d’arte d’avanguardia abbastanza conosciuta la “Rhode Island School of Design”, dove si avvicina con interesse alle arti sperimentali, seguendo un percorso formativo che non abbandonerà mai nel corso della carriera.
Una volta conseguito il diploma, Van Sant comincia a girare i suoi primi cortometraggi, non certamente memorabili. La carriera del regista però subisce una svolta quando decide di trasferirsi dalla pioneristica New York alla più cinematografica Los Angeles.
Qui conosce e collabora con Ken Shapiro, cominciando anche a frequentare e a legarsi in amicizia con alcuni attori, aspiranti star, che però vivono in un mondo di sex, drugs and rock’n’roll, nella miglior tradizione anni ‘80. È in questo ambiente che comincia a delinearsi la figura del Gus Van Sant capostipite di una generazione di registi indipendenti pronti a colonizzare le colline di Beverly Hills.
Queste “particolari” esperienze gli serviranno per le sue prime opere, inserendo quei temi che gli sono e saranno sempre cari: il riscatto delle minoranze e le contraddizioni sociali degli Stati Uniti. Il suo primo lavoro è“Mala Noche” del 1985, a cui seguirà il primo vero film di successo: “Drugstore Cowboy” con un attore dal fascino decadente come Matt Dillon, in una storia in cui due coppie di tossici attraversano gli States nei primi anni '70, rapinando drugstores alla ricerca di droga appunto, braccati però da un poliziotto.
Nel 1991 porta sul grande schermo un futuro divo di Hollywood (Keanu Reeves) e, purtroppo, un attore che, a causa della prematura morte, è già diventato un’icona del cinema (River Phoenix): “Belli e dannati” è una drammatica pellicola sulle vicende di due marchettari tra l’America e l’Italia d’inizio anni Novanta. Il lavoro non è certamente memorabile, ma sicuramente lascia il segno nel cinema per il modo originale con cui tratta l’amore (o meglio il sesso) gay. Gus Van Sant, che non ha mai fatto mistero della sua omosessualità (tema che ricorre spesso nei suoi film), nel 1993 ritorna sul grande schermo con “Cowgirl e il nuovo sesso” e anche questa volta può contare su una grande attrice protagonista: Uma Thurman. L’opera, storia di un’autostoppista con un pollice enorme che viaggia per gli Stati Uniti, stavolta guarda al mondo GLBT dal lato delle lesbiche, in una delle prime pellicole cinematografiche che tratta seriamente il tema dell’amor saffico.
Nel 1995 collabora di nuovo con Matt Dillon, una specie di attore feticcio per Van Sant, al quale accosta, quasi per contrappasso, la bellezza etera di Nicole Kidman in “Da morire”. Nel 1998 il regista decide che è il momento di abbandonare il cinema indipendente e, con in mano una buona sceneggiatura (che vincerà il Premio Oscar), prova l’ebbrezza della regia a high budget con “Will Hunting – Genio ribelle”, ottenendo anche la sua prima candidatura come Miglior Regista dall’Academy Award.
L’anno seguente, seguendo il suo istinto di avanguardista, tenta un esperimento (non riuscito) di riportare al cinema il capolavoro di Alfred Hitchcock “Psycho”, in un remake (impossibile) che indugia in modo narcisistico e maniacale su tutti i dettagli del ben più illustre predecessore.
Nel 2002 il regista di Louisville inaugura con “Gerry” una trilogia di film dedicati al mondo dei teenagers, inscindibile dal fascino discreto che la morte e il rischio hanno su quest’universo, bistrattato dagli adulti. Dopo “Gerry” infatti si dedica a quello che per certi versi è il suocapolavoro, summa di tutte le idee e ossessioni di Gus Van Sant: “Elephant” (2003), una sorta di docu-fiction sulla terrificante strage del liceo del Columbine, che ha sconvolto gli USA. La pellicola è premiata con la Palma d’Oro al Festival di Cannes. La trilogia sulla malinconia della gioventù americana è conclusa dal meno riuscito “Last Days” del 2005.
Nel 2007 con “Paranoid Park” ritorna nelle periferie d’America, portando sul grande schermo la realtà degli skaters. Ma il lavoro che lo consacra come regista è sicuramente “Milk” (2009), l’opera più intima del regista, per cui ottiene la seconda nomination agli Oscar come Miglior Regista. Dedicato alla figura dell’attivista gay degli anni ‘70 Harvey Milk ed interpretato da un intenso Sean Penn, il film è raffinato e romantico, come forse Van Sant non era mai riuscito ad essere nel corso della sua ormai trentennale carriera.
Nel 2011 dovrebbe approdare al cinema con “Restless”, riportando al cinema un dramma adolescenziale, questa volta dai toni decisamente più dark delle sue precedenti fatiche.
I due soliti idioti Cast: Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli- Genere: Commedia – Produzione: Italia 2012 – Distribuzione: Medusa – Data di uscita mercoledì 31 ottobre 2012...
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