Regia: Matteo Garrone – Cast: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster – Genere: Drammatico, colore 135 minuti. – Produzione: Italia 2008 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 16 maggio 2008
Matteo Garrone, ha tratto “Gomorra” dall’omonimo romanzo-reportage di Roberto Saviano. Ci si potrebbe aspettare che un libro complesso e delicato come quello di Saviano, un successo da 1.200.000 copie, si possa ridurre a un film solo usando una tecnica quasi documentaria, ma Garrone, uno dei più sensibili fra i giovani registi italiani, è andato oltre. Gomorra è un film corale: dal romanzo di formazione criminale del giovane Totò alla presa di coscienza di Roberto che si ribella contro il continuo stupro e saccheggio delle risorse naturali, dalla parabola violenta di due balordi al disgusto di un sarto che per pochi soldi cuce i vestiti dei divi di Hollywood. Intrecciando queste storie, senza risparmiare al pubblico lo squallore crudo della violenza, Garrone ha saputo evocare il sistema-camorra nella sua essenza, proiettandolo su una più generale condizione esistenziale. Un enorme macchinario cieco che trita senza pietà dentro di sé corpi, soldi e destini, dei napoletani, degli italiani e alla fin fine di ogni altro essere umano. Forse, per comodità, Gomorra verrà scambiato per un film neorealista, ma il largo uso pedinatorio della camera a mano è spesso e volentieri contraddetto da movimenti di macchina molto raffinati e da un montaggio serratissimo, esattamente come il razionalismo fiducioso delle Vele di Scampia è contraddetto dal brulicame di uomini, animali e suppellettili che se ne disputano gli spazi. Garrone ha raggiunto una notevole maturità registica e mescola i modelli cinematografici con lucido distacco, arrivando spesso all’ironia: De Palma, Scorsese, Kubrick, Kassovitz, Mann, persino Guerre Stellari, con un eccezionale Servillo in tuta antigas che respira pesantemente come Lord Fener. Ma i modelli veri di Garrone sono forse più Kafka, Gogol e, visivamente, Goya: maestri di una condizione esistenziale senza uscita, dalla quale si può trovare scampo solo attraverso la dolorosa consapevolezza suggerita dall’arte. Resta un pò l’amaro in bocca che un’operazione ambiziosa come la riduzione cinematografica di uno dei più impegnati best-seller degli ultimi anni venga fatta uscire come scampolo di fine stagione. Il film è stato selezionato al Festival di Cannes e potrebbe anche piacere ai cugini francesi, anche se è duro e lontano dagli stereotipi da operetta sulle mafie italiane. La camorra è più un morbo degli uomini che una disfunzione sociale.
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