Fritz Lang - Biografia (Vienna, 5 Dicembre 1890 - Beverly Hills, 2 agosto 1976)
Fritz Lang, il cui nome completo è Friederich Christian Anton, nasce il 5 dicembre 1890 a Vienna. È considerato uno dei padri del cinema contemporaneo e la sua lunghissima carriera si è svolta con successo sia in Europa che a Hollywood. Lang cresce in una famiglia agiata, il padre era un costruttore e viene educato al cattolicesimo, anche se la madre è di famiglia ebrea. Insoddisfatto degli studi scientifici, in gioventù lascia Vienna e si sposta a Parigi a fare l’artista. Allo scoppio della Grande Guerra viene arruolato sotto le bandiere dell’Impero Austro-Ungarico e si comporta da eroe, finendo in ospedale tre volte. Nel 1918, dopo la guerra, decide di trasferirsi a Berlino, dove, grazie all’inflazione e a grandi investimenti congiunti americani ed europei, si sta sviluppando una fiorente industria cinematografica. Comincia a lavorare per la UFA come produttore e sceneggiatore, poi comincia anche a dirigere, sposandosi con la famosa attrice Thea Von Harbou nel 1920. Aderisce, anche se in maniera autonoma, a quella corrente cinematografica poi ribattezzata “espressionismo tedesco”, caratterizzata dal drammatico uso delle luci, forti contrasti nel bianco e nero e storie fantastiche, spesso profondamente metaforiche. Fra i suoi capolavori di questo periodo si contano “Il dottor Mabuse” (1922), storia di uno psichiatra-criminale, “I Nibelunghi” (1924) e il fantascientifico “Metropolis” (1927) che ai tempi, oltre ad essere il film muto più costoso della storia, diventa un enorme successo di pubblico. Celeberrimo rimane anche il suo debutto nel sonoro con “M – Il mostro di Dusseldorf” (1931), storia di un serial killer di bambine, ricercato dalla polizia e poi dai criminali della città tedesca. Nel 1933 dirige “Il testamento del dottor Mabuse”, sequel del suo film del 1922. Nel mostruoso e manipolatorio personaggio di Mabuse non è difficile riconoscere allusioni al nascente potere di Hitler e dei nazisti e infatti il film viene censurato subito dopo la salita al potere del nazionalsocialismo. Comprendendo di essere ormai in pericolo di vita, date anche le sue origine ebraiche, Lang fugge da Berlino, mentre sua moglie rimane e, decidendo di collaborare con i nazisti, sceglie di divorziare. Come molti registi fuggitivi, Lang, dopo un anno in Francia, si ricolloca ad Hollywood, andando a lavorare per la MGM. In America viene visto come lo stereotipo del regista tedesco: autoritario e di carattere difficile: tuttavia le offerte di lavoro non gli mancano. Esordisce engli Usa con “Furia” (1936), drammatica presa di posizione contro la pena di morte, interpretato da Spencer Tracy. Subito dopo gira “Sono innocente” (1937) con Henry Fonda, basato parzialmente sulla vita criminale di Bonnie e Clyde. Questi primi film vengono in seguito considerati dalla critica francese come pietre miliari del noir. Nel 1940, Lang si cimenta col genere americano per antonomasia, filmando, sempre con Fonda, il western “Il vendicatore di Jess il bandito”. Negli anni ‘40 alternerà pellicole western con noir psicologici di ottima fattura come “La donna del ritratto” (1944) o “Maschere e pugnali” (1946). Nonostante lavori con la crema degli attori hollywoodiani e abbia un buon riscontro di pubblico, Lang rimane sostanzialmente un estraneo allo show business americano, tant’è vero che non riesce mai a vincere un Oscar. Gli anni ’50 sono un periodo di decadenza per il cineasta viennese che però riesce ancora a filmare gioielli come: “Rancho Notorious” (1952), uno degli ultimi grandi ruoli di Marlene Dietrich o “Il grande caldo” (1953), violenta epica noir con Glenn Ford. Verso la fine degli anni ’50 Lang, ormai quasi cieco, comincia a pensare di abbandonare il mondo del cinema, ma decide invece di accettare l’offerta del produttore tedesco Artur Brauner e ritornare in Germania per concludere la sua carriera. In Germania, realizza tre film, fra i quali “Il Diabolico dottor Mabuse” (1960), che completa la trilogia sull’inquietante personaggio, incominciata dal regista tanti anni prima. Sfortunatamente questi ultimi lavori passano completamente inosservati, anche perché in Europa sta prendendo piede un nuovo modo di fare cinema con l’esplosione della Nouvelle Vague francese. Quasi a risarcire il vecchio maestro, sono proprio i nuovi registi francesi a rendergli omaggio: Godard lo vuole in un ruolo nel suo “Il disprezzo” (1963), mentre Chabrol, in un suo saggio lo indica come uno dei padri del cinema classico. Nel 1964 presiede la giuria del Festival di Cannes. Grazie all’attenzione dei critici europei, Lang viene riscoperto anche negli USA dove muore molto anziano, nel 1976, circondato da un’aura di rispetto.
Fabio Benincasa
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