Franca Rame è la moglie di Dario Fo, storica attrice di teatro
(Villastanza, 18 luglio 1929)
Con il marito Dario Fo ha dato vita ad un sodalizio che ha lasciato il segno nella storia italiana. Franca Rame nasce in un piccolo paesino della provincia di Milano il 18 luglio del 1929. La sua è una stirpe di artisti, dal lontano 1600.
Infatti, Franca gira, sin da piccolissima, per i paesi del circondario con la compagnia teatrale composta dalla sua grande famiglia, con il padre Domenico, di fede socialista, che dà spesso gli incassi delle serate in sostegno alla causa della lotta operaia.
Dunque Franca debutta a soli otto giorni, in braccio alla madre Emilia nel ruolo di infante e già nel dna ha tutto quello che caratterizzerà la sua vita; l’amore per le tavole del palcoscenico e l’impegno sociale.
Nel 1950 si dedica insieme alla sorella alla rivista e viene scritturata nella compagnia di Tino Scotti per lo spettacolo “Ghe pensi mi”.
È bella e charmant ed il suo ruolo è quello della “bellissima” subrettona recitante che, a differenza della subrettina, ha delle battute ed è vestita con eleganza. Franca Rame e il suo futuro marito Dario Fo s’incontrano nel 1951 durante lo spettacolo di Spiller e Carosso “Sette giorni a Milano”.
Lui finge di non vederla neanche ed è lei a prendere l’iniziativa. Sarà un sodalizio che li unirà per tutta la vita fuori e dentro la scena. Nel frattempo, debutta sul grande schermo nel film di Vittorio Metz e Marcello Marchesi con Walter Chiari “Lo sai che i papaveri” (1952), che non si può certo definire un capolavoro.
Segue nel 1956 “Lo svitato” diretto da Carlo Lizzani con Dario Fo, che collabora anche alla sceneggiatura, e nel frattempo è diventato suo marito. La pellicola si rivela un flop totale. Mentre non si può dire lo stesso dell’attività teatrale della premiata coppia che va a gonfie vele. È del 1953 la prima rivista satirica “Il dito nell’occhio” diretta, scritta ed interpretata da Fo, in collaborazione con il maestro francese della pantomima Jacques Lecoq.
Peccato che visti i toni squisitamente anticlericali, cominciano i primi problemi di censura, che non finiranno mai. Nel 1955 nasce il figlio Jacopo e nel 1957 Dario e Franca fondano la loro compagnia “Compagnia Fo-Rame”. Lui firmerà i testi, la regia e le scenografie e sarà il protagonista accanto a lei sulla scena. Mentre, di tutti gli aspetti organizzativi se ne occuperà la sorella di lei Pia, insieme ai fratelli Enrico e Fulvio, come ai tempi della compagnia di giro del padre.
Dal 1956 al 1966, l’attrice milanese girerà una decina di pellicole, per lo più commedie leggere, in cui è la bellona evanescente. Tra queste: “Il cocco di mamma” (1957) di Mauro Morassi con “il povero ma bello” Maurizio Arena e “Follie d’estate” (1966) di Edoardo Anton con Ugo Tognazzi, Renato Rascel, Carlo Dapporto e il marito Dario.
Nel 1962 sempre in coppia con la sua metà, Franca Rame sarà al centro di una serie di polemiche, nate in seguito ad uno sketch interpretato dai due nel popolare spettacolo del sabato sera “Canzonissima” legato alla lotteria d’Italia. Per la prima volta si parla di temi forti come morti bianche, mafia e tematiche legate all’attualità in un programma televisivo d’intrattenimento.
Scoppia il finimondo e per non cedere ai tagli della censura, la coppia di artisti si tira fuori e viene messa al bando per sempre dalla televisione pubblica.
Poi arrivano gli anni del femminismo abbracciato a tutto tondo dalla Rame, che lo incarna scrivendo testi importanti sull’argomento da lei stessa interpretati. Mentre è del 1971 la sottoscrizione della coppia all’appello del settimanale Espresso contro il commissario luigi Calabresi, coinvolto nel 1969 nella morte dell’anarchico Pinelli a seguito dei drammatici fatti di Piazza Fontana a Milano.
Ma tutto questo lo pagherà a caro prezzo: infatti a sfregio del suo essere donna e di sinistra, nel 1973, l’attrice viene rapita da un gruppo di esponenti dell’estrema destra e subisce violenza ripetutamente. Superato lo shock, racconterà l’accaduto con coraggio nel monologo “Lo stupro” del 1981.
Il procedimento penale da lei iniziato è giunto a sentenza definitiva dopo lunghi 25 anni, facendo cadere il reato in prescrizione. Il ritorno al cinema è con “Una lepre con la faccia da bambina” di Gianni Sera del 1989 sulle drammatiche conseguenze della nube tossica di diossina sprigionatasi a Seveso nel 1976. Mentre è del 1981 il film tratto da un piece teatrale di G.B. Shaw, “La professione della signora Warren”, diretto da Giorgio Albertazzi in cui lei è la madre, che una figlia scopre essere tenutaria di un bordello.
La carriera cinematografica di Franca Rame finisce qui, ma non quella teatrale, che va ancora alla grande. E non solo! Nel 2006 si candida con successo alle elezioni politiche per il partito l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, per poi lasciare il suo seggio al Senato nel 2008 perché non d’accordo con gli orientamenti governativi.
I due soliti idioti Cast: Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli- Genere: Commedia – Produzione: Italia 2012 – Distribuzione: Medusa – Data di uscita mercoledì 31 ottobre 2012...
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