Flavio Bucci, un attore dal viso indimenticabile che non è solo un caratterista, doppiatore e produttore cinematografico
Flavio Bucci, nato il 25 maggio 1947 a Torino, è un attore di teatro e di cinema, noto al grande pubblico per alcuni importanti ruoli di spalla e per lo sceneggiato televisivo “Ligabue”.
Bucci, come molti torinesi, è figlio di immigrati, i suoi genitori infatti si erano trasferiti in Piemonte dalla Puglia e dal Molise. Fin da giovane si interessa alla recitazione e ben presto, dopo alcune esperienze amatoriali, decide di studiare teatro presso lo Stabile di Torino.
Verso la fine degli anni Sessanta, come molti attori italiani, si trasferisce a Roma in cerca di maggiori occasioni di lavoro, mentre approfondisce la sua tecnica teatrale recitando con varie compagnie. Nel 1972, grazie anche alla sua fisionomia inconfondibile, viene notato dal regista Elio Petri che lo fa esordire al cinema nel grottesco-impegnato “La classe operaia va in paradiso”. In questo film recita in supporto di stelle di prima grandezza quali Volonté, la Melato e Salvo Randone.
Petri, che ne stimava molto sia la tecnica artistica che la capacità di attribuire un tono surreale all’immagine grazie alla sua fisionomia, lo dirigerà ancora in “La proprietà non è più un furto” (1973), questa volta al fianco di Ugo Tognazzi.
Altri film notevoli degli anni Settanta sono “L’amante dell’Orsa Maggiore” di Valentino Orsini, “L’ultimo treno della notte”, di Aldo Lado, e il resistenziale “L’Agnese va a morire” (1976), di Giuliano Montaldo. Anche gli spettatori più giovani ricorderanno il suo volto nell’horror classico “Suspiria” (1977) di Dario Argento, nel ruolo di un pianista cieco dilaniato dal suo stesso cane.
Il vero successo presso il pubblico di massa arriva però con la televisione. Bucci esordisce alla Rai già fin dal 1975, quando interpreta lo sceneggiato “Il lungo viaggio”, per la regia di Franco Giraldi, ma la vera celebrità la ottiene grazie a Salvatore Nocita, che lo vuole come protagonista di “Ligabue” (1977), una biografia romanzata del famoso pittore naif, che riscuote un grande successo e gli frutta un Nastro d’Argento come miglior attore.
Negli anni Ottanta, con la crisi del cinema italiano, i ruoli interessanti scarseggiano e Buccisi concentra molto sul teatro dove coglie alcuni fra i suoi più grandi successi, con Ionesco e Pirandello. In TV bisogna ricordare la sua partecipazione all’interessante “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” (1983), tratto dal celebre romanzo di Carlo Emilio Gadda, nel quale interpreta il ruolo del sornione commissario Ingravallo, una sua interpretazione nel famoso e premiatissimo sceneggiato “La Piovra” (1984) e in “Le due vite di Mattia Pascal” (1985) da Pirandello, dove recita al fianco di Marcello Mastroianni.
Il grande pubblico lo ricorda però per il suo ruolo cinematografico nel cult “Il marchese del Grillo” (1981) di Monicelli, dove interpreta un bislacco prete-brigante, ribelle al Papa, che finisce decapitato senza pietà.
Negli ultimi anni Bucci, pur senza lasciare l’amato campo teatrale, ha recitato in numerose commedie con autori famosi, come “Caterina va in città” (2003), di Virzì, e “Lezioni di volo” (2007), di Francesca Archibugi”.
Strepitosa la sua caratterizzazione del politicante Franco Evangelisti, braccio destro del mefistofelico Andreotti di “Il Divo” (2008), di Paolo Sorrentino. La sua ultima fatica in ordine di tempo è stata “La scomparsa di Patò” (2010), al fianco di Neri Marcoré, tratta dal romanzo di Andrea Camilleri.
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