FINAL DESTINATION 3D - RECENSIONE

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Final Destination 3D - Recensione

Regia: David R. Ellis – Cast: Bobby Campo, Shantel Van Santen, Nick Zano, Haley Webb, Mykelti Williamson – Colore, 82 minuti – Produzione: USA 2009 – Distribuzione: Warne Bros Italia – Data di uscita: 21 maggio 2010

Maledetto 3D. Già, perche senza questo espediente tecnico ormai appioppato a tutti i generi cinematografici, probabilmente ci saremmo risparmiati il quarto episodio della saga di “Final Destination”, che si candida prepotentemente come il peggior horror della stagione. Soprattutto se si considera il budget importante che la New Line Cinema ha messo a disposizione di Ellis, tornato alla regia dopo il secondo capitolo (tra l’altro il migliore dei quattro), per raccontare una nuova storia su un gruppo di persone che, pur evitando in un primo momento la morte grazie alle preveggenze del protagonista, finisce, in un modo o nell’altro, per obbedire all’ineluttabilità del destino. Caratteristiche distintive della saga continuano ad essere gli acrobatici decessi, a volte macchinosi all’inverosimile, a volte talmente improvvisi e banali da far pensare ad improvvisi attacchi di dissenteria per troupe e regista durante le riprese. Ma soprattutto sempre più generati da bruschi interventi ex machina piuttosto che causati da una serie di piccole fatalità, movimenti maldestri, distrazioni comuni tra loro collegate fino all’estremo epilogo, che erano poi l’ingrediente più gustoso degli altri episodi. Per il resto, recitazione al di sotto dei minimi sindacali, personaggi tagliati con l’accetta e talmente odiosi nel loro fighettume da augurarsi che lo scheletro con la falce venga a prenderseli al più presto, sceneggiatura che fa scivolare il filone, già dal secondo capitolo trasformato da horror in commedia nera, verso il demenziale spinto. Resta il 3D, quello si ben utilizzato soprattutto nella scena iniziale ambientata nel tamarro mondo delle Nascar con esplosioni, crolli, pneumatici killer volanti e un po’ di sane frattaglie spiaccicate. Zeru brividi dunque, direbbe qualcuno. Piuttosto un fastidio alle orecchie per un tale raschio del barile che ci fa augurare, mi si perdoni la banalità, che questa Destination sia davvero la Final.

Vassili Casula

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