ET IN TERRA PAX - RECENSIONE

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Et in terra pax - Recensione

Qualcosa di nuovo sotto il sole: denuncia sociale, action, e pure violenza, ma non quella patinata da “Romanzo criminale”, ma quella cruda di certi film americani degli anni settanta, che non facevano sconti visivi allo spettatore.

Regia: Matteo Botrugno, Daniele Coluccini – Cast: Maurizio Tesei, Ughetta d’Onorascenzo, Michele Botrugno, Fabio Gomiero, Mattia Nissolino – Genere: drammatico – Produzione: Italia 2010, Italia Film, Settembrini Film – Distribuzione: Cinecittà Luce – Durata: 89 minuti – Uscita: 27 maggio 2011.

Presentato fra l’altro a Venezia nelle ‘Giornate degli autori’, “Et in terra pax” è il primo lungometraggio di Matteo Botrugno e Daniele Colucci, che già da qualche anno lavorano in coppia, realizzando corti e videoclip.
La pellicola mostra il desolante paesaggio del quartiere Corviale, estrema periferia romana, dove persino i tassisti rifiutano di effettuarvi le corse; il suo inquietante ‘serpentone’, una sorta di palazzone in cemento armato, simile ad un alveare, dove sopravvivono un numero inquietante di famiglie. Famiglie che vorrebbero scappare, ma non possono, e si adattano a questa situazione come ci si arrende ad una condanna senza appello.

In questo contesto vivono i personaggi che animano il film, Faustino, Massimo, Federico, Sonia, Marco, ragazzi perduti, che accettano il degrado e la violenza come un destino immutabile, adattandosi al male. Piccoli tentativi di emancipazione sociale vengono soffocati da un disarmante quotidiano di rabbia, botte, bullismo, dove tutto è permesso, senza riuscire a percepire il male che si perpetra, tanto da non ritenere che le loro azioni determinano delle conseguenze, neanche quando queste implicano lo stupro.

I due registi hanno saputo portare sul grande schermo un film di denuncia che fotografa la realtà per quella che è, senza ipocrisie, e senza pretendere di poter fare la morale a nessuno. Il loro racconto riporta alla memoria certa opera di Pasolini sul degrado della periferia romana, con la quale il mai dimenticato intellettuale, precorrendo i tempi, tentava di sensibilizzare tutti sulla pericolosità sociale del malcontento popolare, che prima o poi, come successe, avrebbe portato un’ancora non risolta lotta di classe.

Le immagini action del film ammiccano, per stessa ammissione dei registi, a certo cinema di Hong Kong. Botrugno e Coluccini, entrambi romani, nonostante solo trentenni, mostrano una maturità narrativa sorprendente, nonché una raffinata gestione del budget, che, nonostante limitato, hanno sfruttato al massimo, realizzando un’opera alla quale non manca proprio niente.

“Et in terra pax” è l’ennesima prova che il cinema italiano è vitale, soprattutto se si occupa di problematiche sociali, pur spaziando in diversi generi. Il film purtroppo verrà inizialmente distribuita solo a Roma e Latina, una volta testata potrà vedere una programmazione più estesa. Viene spontaneo domandarsi perché le istituzioni abbiano rifiutato di collaborare finanziariamente a questo progetto, visto e considerato che non si lesinano contributi a molti brutti lungometraggi che impoveriscono moralmente chi li vede.

Maria Grazia Bosu

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