Espion(s) - Recensione Regia: Nicholas Saada – Cast: Guillaume Canet, Géraldine Paihlas, Stephen Rea, Hippolyte Giradot, Archie Panjabi, Vincent Regan, Alexander Siddig – Genere: drammatico, colore 99 minuti – Produzione: Francia, 2009
Approda a Roma, nell’ambito del Festival dedicato al cinema francese ”Printemps du cinéma francais”, l’opera prima del regista Nicholas Saada “Espion(s)”.Vincent, ragazzo brillante con qualche scheletro nell’armadio, lavora in un aeroporto e con il suo collega ruba dalle valigie in transito gli oggetti di valore. Un giorno, a seguito dello scoppio di un flacone di profumo trovato in un bagaglio di un diplomatico, il suo amico va letteralmente a fuoco. È l’inizio di un’avventura per Vincent, che per salvarsi dal carcere si ritrova coinvolto in un’indagine dei servizi segreti francesi. Per loro vola a Londra, dove sotto falsa copertura dovrà far venire allo scoperto i segreti dell’uomo d’affari Peter Burton, uno dei sospettati dell’indagine. Per arrivare a lui, dovrà fare colpo su sua moglie, la bella e insoddisfatta Claire. Saada, brillante critico cinematografico, esordisce sul grande schermo con una spy story a tinte rosa, su cui s’innesta il tema drammaticamente attuale del terrorismo di matrice islamica. Girato tra Londra e Parigi è recitato in inglese e francese. La capitale anglosassone è da una parte una città/mondo per l’autore a dall’altra il luogo perfetto per una pellicola di spionaggio, facendo da sfondo alle vicende di un gruppo ristretto di personaggi. Il risultato è una commistione di generi. I due filoni, quello rosa e quello giallo s’intersecano tra di loro e si alimentano reciprocamente. Sono chiarissime le influenze di “Frantic” di Polanski e dei grandi romanzi polizieschi di Le Carrè. Guillaume Canet è un affascinante Vincent e Géraldine Paihlas è una perfetta Claire. Il film è stato girato due anni prima degli attentati che nel 2005 hanno colpito Londra e non era affatto intenzione del regista mettere l’accento sul tema d’attualità. Infatti, “Espion(S) si chiude con un finale aperto a tutte le interpretazioni. Claire e Vincent si guardano da un vetro con intensità, forse non per l’ultima volta.
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