Errol Flynn – Biografia (Hobart, Tasmania, Australia, 20 giugno 1909 – Vancouver, Canada, 14 ottobre 1959) . Errol Leslie Thomson Flynn, nasce a Hobart, in Australia, il 20 giugno del 1909, dalla bellissima Mirelle Young, diretta discendente di Fletcher Christian, l’ufficiale del famoso ammutinamento del Bounty, e da Theodore Thomas, eminente biologo e oceanografico, responsabile del dipartimento di zoologia all'Università della Tasmania, di sangue angloirlandese. Intollerante verso le regole fin da bambino, è espulso da un’infinità di scuole, e ancora adolescente abbandona la famiglia in cerca d’avventura, cimentandosi in lavori d’ogni tipo, sulla terra ferma o a bordo di navi mercantili, dal cuoco al cercatore d’oro, dal camionista al pescatore di perle. Attore quasi per caso, è un talento puro, spesso poco sfruttato dalle case di produzione, che preferiscono puntare sul suo fascino e la sua avvenenza, che tanto piacciono al pubblico. È l’icona incontrastata del cinema d’avventura, interprete di personaggi belli e coraggiosi, spavaldi e simpatici, rubacuori impenitenti, mascalzoni ma onesti, nel quale gli spettatori lo identificano, data una vita privata più che movimentata che lo colloca spesso sulle prime pagine dei rotocalchi. Il suo esordio cinematografico risale al 1933 nel docufilm di Charles Chauvel “In The Wake Of The Bounty”, nel ruolo del suo celebre antenato. Lo stesso anno si trasferisce in Inghilterra e recita in “I Adore You” di George King, e l’anno seguente ha una parte in “Murder At Monte Carlo” di Ralph Ince. Per problemi col fisco inglese si sposta negli Stati Uniti e dopo piccoli ruoli diviene uno dei pilasti della produzione Warner. La sua carriera è legata a filo doppio al sodalizio artistico con due grandi registi, Michael Curtiz e Raoul Walsh, che sanno cucirgli addosso figure da eroe coraggioso. Nel 1935, affianca Olivia De Havilland, con la quale fa coppia in ben otto pellicole, in “Capitan Blood” di Michael Curtiz, dove interpreta il ruolo del medico inglese del '600, Peter Blood che, ribellatosi al re, viene venduto come schiavo in Giamaica, e una volta riuscito a fuggire, diviene il più temuto corsaro del Mar dei Caraibi. L’attore ottiene subito fama e gloria, consolidate l’anno successivo con “La carica dei 600”, film di guerra e sentimenti, sempre diretto da Curtiz, dove impersona un ufficiale inglese durante la Guerra di Crimea. Flynn lavora incessantemente e nel 1938 regala al pubblico di tutti i tempi una memorabile performance nel capolavoro di ‘cappa e spada’ di Curtiz, “La leggenda di Robin Hood”, film ancora godibilissimo che fa di lui il Robin Hood per antonomasia. Dopo il melodramma “Io ti aspetterò” di Anatole Litvak del 1938, ambientato nella California del 1906, colpita dal terremoto, di cui è celeberrima la scena in cui da uno squarcio in una parete si intravedono le macerie, continua il sodalizio con Curtiz, che lo vuole protagonista del western “Gli avventurieri” del 1939, cui seguiranno nel 1940 “Carovana d’eroi” e “I pascoli dell’odio”. Contemporaneamente, sempre con Curtiz, gira nel 1939 “Il Conte di Essex”, che vive il tormentato amore per la non più giovanissima regina Elisabetta, una bravissima Bette Davis, che mal sopporta di dover lavorare con Flynn, al quale preferisce Lawrence Olivier, e “Lo sparviero del mare”, in cui veste i panni di un pirata inglese che con l’approvazione della regina depreda le imbarcazioni spagnole, una delle sue interpretazioni migliori. Nel 1941 è diretto da Raoul Walsh in “La storia del generale Custer”, un pilastro del genere western. Per Walsh è pilota della RAF in “L’avventura impossibile” del 1942; pugile nel biopic su James Corbett “Il sentiero della gloria” dello stesso anno; eroe di guerra nel 1944 in “Tre giorni di gloria” e “Obiettivo Burma!”, quest’ultimo una delle migliori realizzazioni a tema bellico della storia del cinema. Ricordiamo ancora: la commedia “Preferisco mio marito” di James V. Kern del 1946; “La signora di Shangai” di Orson Welles del 1947, dove è solo una comparsa, ma concede in uso il suo yacht per le riprese; “Le avventure di Don Giovanni” di Vincent Sherman del 1948; “La saga dei Forsyte” di Compton Bennet del 1949, soap opera ante litteram; “Contro tutte le bandiere” di George Sherman del 1952; “Il maestro di Don Giovanni” di Milton Krims e Vittorio Vassarotti del 1954; “Il sole sorgerà ancora” di Henry King del 1957, tratto da “Fiesta” di Hernest Hemingway, dove a fianco di Tyron Power, Ava Gardner, Mel Ferrer, interpreta mirabilmente il ruolo dell’alcolizzato fallito. Nel 1958 si reca a Cuba per stringere la mano a Fidel Castro, a suo parere l’unico vero Robin Hood. Conclude la sua carriera nel 1959 con “Cuban Rebel Girls” diretto da Barry Mahon e scritto dallo stesso attore. Lo stesso anno, il 14 ottobre, muore a Vancouver, a soli cinquant’anni, per un attacco cardiaco, invecchiato precocemente per l’alcool, le donne e la dissolutezza con cui ha vissuto, Marlene Dietrich ama definirlo ‘angelo di satana’. Di certo la sua vita non è esemplare, ma di sicuro intensa: nel 1937 è dato per morto in Spagna, in seguito è creduto spia nazista; sposato tre volte, ha avuto quattro figli, di cui uno, giornalista, morto tragicamente in Vietnam durante un reportage. Notoriamente bisex pare che il suo letto sia stato di gradimento anche per Howard Hughes, quello di “The Aviator” per intenderci, e per lo scrittore Truman Capote. Accusato di stupro nei confronti di due minorenni, viene prosciolto in quanto le ragazze avevano ordito il tutto solo per estorcergli del denaro. Poco importano comunque le sue umane debolezze, se non perché ne hanno determinato l’autodistruzione, ai posteri rimangono le sue interpretazioni, che evidenziano oltre al talento, la prestanza fisica, il suo sorriso malandrino e quel baffetto intrigante che hanno fatto e fanno sognare ancora uomini e donne. È sepolto nel Garden of Everlasting Peace del Forest Memorial Park di Glendale, California, assieme a quattro bottiglie di vodka.
Maria Grazia Bosu
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