‘Premier dame’ per molti francesi, Emmanuelle Seigner lo è stata negli anni più fulgidi della sua carriera d’attrice, per la sua bellezza provocante e per i modi trasgressivi
(Parigi, 22 giugno 1966)
Per un’aura da vera “femme fatale” in cui si trovava sempre a suo agio e che veniva alimentata dai ruoli che l’ingombrante marito e, soprattutto, regista Roman Polansky le cuciva addosso, in una specie di relazione professionalmente voyeristica. Nata sotto il segno dell’arte e del palcoscenico (nipote di Louis Seigner, presidente della Comédie Française, figlia di un famoso fotografo e di una giornalista, sorella delle attrici Mathilde e Marie-Ameélie Seigner), la sua bellezza esplode presto e già a 14 anni Emmanuelle approda sulle passerellecome modella.
Il grande salto sullo schermo avviene però nel 1984, quando il mondo si accorge di lei grazie a Christopher Frank che la vuole per un film drammatico, “La medusa” (“L'Année des méduses”), dove recita accanto a un’altra splendida attrice come Valérie Kaprisky. È il principio dell’ascesa che trova un altro prezioso sigillo l’anno dopo con “Detective” (“Détective”, 1985) di Jean-Luc Godard e poi passa per il più modesto “Non guardatemi” (“Cours privé”, 1986) di Pierre Granier-Deferre. Ma ecco la vera svolta nella vita e nella carriera di Emmanuelle Seigner: nel 1988 conosce Roman Polanski che le offre la grande occasione facendola lavorare accanto a Harrison Ford in “Frantic”, sofisticato thriller spionistico in salsa parigina. Di certo molti spettatori potranno essersi dimenticati i dettagli di una trama a volte sfuggente, ma in pochi certamente non ricordano le movenze sensuali del ballo di Emmanuelle Seigner, in quella discoteca con le luci molto anni ’80 e il tango di Grace Jones “I've seen that face before", che scandisce il tempo. Sempre più desiderata dal pubblico, la Seigner resta però fedele al suo Roman sia come moglie che come attrice (lo sposa il 30 agosto 1989). E proprio Polanski sembra trasfigurare in fantasie cinematografiche gli aspetti più intriganti e seducenti di Emmanuelle dirigendola in due film, anzi, nei due film che costruiscono definitivamente il “personaggio Seigner” per l’immaginario collettivo.
Se prima era stata solo bellissima, ora diventa infatti bellissima e maledetta, o almeno protagonista di storie maledette. Sono gli anni della massima fama per lei, ottenuta grazie al rapporto amoroso malato inscenato nell’erotico “Luna di fiele” (“Bitter Moon”, 1992) e grazie all’horror forse troppo ambizioso “La nona porta” (“The Nine Gate”, 1999), dove la Seigner interpreta un'affascinante diavolessa. Questi i due picchi, finora, della sua carriera, maturati sotto la regia del marito. Ma Emmanuelle al cinema non è stata solo “creatura” di Roman Polanski: nel 1998 riceve la sua prima nomination ai César come Miglior Attrice non Protagonista grazie a “Place Vendôme” di Nicole Garcia, che le offre uno dei ruoli più amati dal pubblico francese, accanto a una splendida Catherine Deneuve. Anche con l’Italia cinematografica la Seigner ha intrattenuto buone relazioni e guadagnato presenze in alcune pellicole, a partire dal drammatico “Il male oscuro” (1990) di Mario Monicelli, con Stefania Sandrelli e Giancarlo Giannini. La ricordiamo inoltre anche in uno dei pochissimi film di fantascienza italiani degni di nota, “Nirvana” (1997) di Gabriele Salvatores e, ahimè, nel poco fortunato “Streghe verso Nord” (2001) di Giovanni Veronesi.
Per fortuna Emmanuelle Seigner, che comunque non ha mai dato prova di smaniare per la celebrità, né per la caccia alle interpretazioni nei film di cartello, non è morta con Veronesi e anzi, negli ultimi anni ha lavorato molto tra Spagna e Francia, in alcuni film d’autore. La ritroviamo infatti in “Os imortais” (2003) di António-Pedro Vasconcelos e “Ils se marièrent et eurent beaucoup d'enfants” (2004), assieme alla coppia Yvan Attal (regista e attore del film) e Charlotte Gainsbourg. Un ruolo minore anche nel biopic su Edith Piaf “La Vie En Rose” (2007) di Olivier Dahan, e infine nel film di Julian Schnabel “Lo scafandro e la farfalla” (“Le scaphandre et le papillon”, 2007), assai apprezzato dalla critica e premiato per la Miglior Regia al Festival di Cannes 2007. Ma non è tutto. Nel 2009 torna a girare in Italia, a Torino, dove è protagonista con Adrien Brody di “Giallo”, thriller del maestro Dario Argento. Nel 2010 gira "Essential Killing" di Jerzy Skolimowski.
Corrado Fontana
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