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Emir Kusturica - Biografia

Emir Kusturica, un visionario tra luci e ombre

(Sarajevo, 24 novembre 1954)

Emir Kusturica regista e musicista bosniaco, in seguito naturalizzato serbo, è stato insignito da Gianni Amelio del Premio 8%, creato al Festival di Torino 2009, per la qualità inventiva dei suoi film. Non ci sembra molto casuale il richiamo al titolo del capolavoro felliniano, infatti, c’è molto del visionario Fellini nell’opera di Emir, ma c’è anche tanto di politico, vista la situazione a dir poco complicata del suo paese di provenienza. Infatti, Kusturica nasce a Sarajevo il 24 novembre 1954 da padre croato e madre serba ed è sposato conuna musulmana da cui ha avuto due figli, Dunja e Stribor.

Resta folgorato dal cinema e si laurea all’Accademia Cinematografica FAMU Academy of Performing Arts di Praga nel 1977 con il corto “Guernica”, che viene premiato al Festival Internazionale del Cinema di Karlovy Vary. Il suo primo vero film è “Ti ricordi di Dolly Bell?” (1981) con cui ottiene il Leone d’Oro al Festival di Venezia per la miglior opera prima e il premio Fipresci. Ci sono già tutti temi che domineranno la sua cinematografia e gli attori che continueranno a lavorare con lui negli anni successivi, Slavko Štimac e Miki Manojlovic. Con “Papà è in viaggio d’affari” del 1985 arriva la prima Palma d’Oro a Cannese una nomination agli Oscar per i film stranieri, oltre ad una serie di premi prestigiosi in patria. Il mondo dei gitani con la loro musica travolgente e le luci ed ombre che lo caratterizzano è al centro del suo “Il tempo dei gitani” del 1989. Girato prima per la televisione nella versione di cinque ore viene ridotto a due per il Festival di Cannes e gli fa guadagnare la Palma d’Oro come Miglior Regista. Tra invenzioni strampalate e descrizioni crude sullo sfruttamento dei bambini fatto dal racket delle elemosine, appare sempre più forte il legame che lo lega a questa gente senza nazione con una fortissima tradizione musicale.

E proprio il binomio cinema/musica è diventato il marchio di fabbrica di Emir, anche a causa del suo sodalizio con il compositore croato Goran Bregovic, che finirà con una clamorosa litigata anni dopo. Il primo film americano di Kusturica è “Arizona Dream” del 1992 con le star Faye Dunaway, un giovanissimo Johnny Depp e Jerry Lewis. Considerato troppo poco commerciale oltreoceano viene però premiato a Berlino con l’Orso d’Argento speciale nel 1993 deciso dalla giuria. Nel frattempo, tra un film e l’altro, la polveriera dei Balcani esplode con la guerra di Bosnia-Ervegovina scoppiata nel 1992. Emir si è trasferito da Sarajevo a Belgrado per una questione di affinità alla cultura serba, anche se dirà in proposito: "A Sarajevo sono nato. E resterò per tutta la vita un ragazzo di Sarajevo. Ho perso tutto. Ho perso mia madre, la mia casa, tutto. Non sono stato più lo stesso.”

Nel 1993 prende posizioni molto dure nei confronti della destra ultranazionalista serba e sfida il leader politico Vojislav Seselj a duello. L’avversario ovviamente, si rifiuta di accettare, dichiarando alla stampa di non voler "essere accusato dell'omicidio di un filantropo". Nonostante ciò, Kusturica viene criticato dai suoi stessi concittadini quando non si schiera durante l'assedio di Sarajevo. È nel 1995, l’anno degli storici accordi di Dayton che pongono fine al conflitto, che il regista gira “Underground”, il suo capolavoro universalmente riconosciuto, che gli varrà la seconda Palma d’Oro a Cannes. Gli interpreti sono ancora una volta Slavko Štimac e Miki Manojlovic e la musica travolgente è di Bregovic. Il regista dà una sua personale interpretazione del conflitto nella storia surreale dei due cialtroni Nero e Marko, grandi amici innamorati della stessa donna. Rifugiatisi ai tempi della Seconda Guerra Mondiale in uno scantinato, uno dei due ci resterà per quindici anni, convinto che la guerra non è maifinita.

Peccato che una volta fuori la guerra ci sarà ancora pur essendo un’altra. Tra ottoni gitani e banchetti nuziali senza fine si raccontano tra riso e pianti gli ultimi cinquant’anni della Jugoslavia. Definito da Kusturica un necrologio e accusato di essere filoserbo, anche perché finanziato in parte da fondi serbi, porta come sottotitolo “C’era una volta un paese….”, che forse non è mai esistito. Il film successivo è “Gatto bianco, gatto nero” del 1998 con protagonisti ancora una volta gli zingari, parlato in dialetti gitani e girato in Slovenia e sulle rive del Danubio in Serbia. Nel frattempo si è consumato il divorzio con Goran Bregovic per ragioni che nessuno ha mai capito. E questa volta la colonna sonora è firmata dal regista in persona con la sua “No smoking orchestra”, fondata nel 1980 da lui stesso a Sarajevo. L’opera si aggiudica il Leone d’Argento a Venezia come Premio Speciale per la Regia.

Negli anni successivi, Kusturica si dedicherà alla musica con la sua band e girerà diverse pellicole come attore. Tra queste, nel 2000 “L’amore non muore mai” di Patrice Leconte, storia in costume ambientata nel Canada francese del 1850. Il ritorno alla regia avviene nel 2001 con “Super8 Stories”, seguito nel 2004 con “La vita è un miracolo “che vince il César come Miglior Film dell'Unione Europea. Ambientato in un piccolo villaggio bosniaco, è ancora una volta il ritratto di un’umanità sgangherata travolta dalla guerra. Eppure in quest’occasione, tra animali, gag e feste scatenate c’è spazio per la speranza tra paesaggi di una bellezza sublime. L’anno dopo Kusturica si fa battezzare nella chiesa serbo ortodossa prendendo il nome cristiano di Nemanja. L’ultimo film del regista è il documentario sul Pibe de Oro “Maradona by Kusturica” del 2008, un ritratto di un irregolare fatto da un suo simile, con la colonna sonora firmata da Manu Chao. Al momento, il regista sta preparando un film su Pancho Villa, che vedrà tra i suoi protagonisti Johnny Depp come ai tempi di “Arizona Dream” affiancato dalla splendida Salma Hayek.

Ivana Faranda

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