
Le pellicole commerciali non gli piacciono, partecipa ad un lavoro solo se lo considera “interessante”, dove con questo aggettivo si intende che la storia e tutta la realizzazione devono avere un che di elitario, diverso dai cliché imposti dallo star system. La laurea in lettere e la passione per lo studio devono aver sicuramente influenzato il modus operandi di Edward Norton, uno dei pochi artisti candidati all’Oscar con il film d’esordio (“Schegge di paura”, 1996), capace di disertare la promozione di un lungometraggio (“L’incredibile Hulk”) e di farsi cancellare dai cartelloni pubblicitari per divergenze di opinioni con regista e produzione. Calca le scene da quando aveva 5 anni e dal 1996, anno del debutto sul grande schermo, con “soli” 24 film all’attivo si è confermato come un attore con la “A” maiuscola. L’approdo al cinema in “Schegge di paura” è arrivato per un puro caso: la parte di Aaron Stampler era stata assegnata a Leonardo Di Caprio, che però aveva abbandonato il progetto all’improvviso. La produzione, dopo aver provinato migliaia di ragazzi, decide che Norton è il sostituto ideale per vestire i panni del giovane psichicamente disturbato e per recitare accanto a Richard Gere. Un vero colpo di fortuna per Norton che viene candidato all’Oscar come Miglior Attore non Protagonista, e che da allora ha inanellato una serie di interpretazioni in film che, ognuno per una diversa ragione, sono considerati veri e propri “cult”. Parliamo di “Larry Flint – Oltre lo scandalo” (1996), di Milos Forman, con Woody Harrelson (Flint) e Courtney Love, con la quale intreccia una relazione che durerà fino al 1998. Notato da Woody Allen, nello stesso 1996, Norton entra a far parte del cast di “Tutti dicono I Love You”, ma è nel 1998 che sfonda letteralmente nel mondo del cinema con “American History X”, di Tony Kaye, dove diventa Derek Vinyard, un giovane neonazista che cerca di evitare che suo fratello commetta gli stessi sbagli che ha commesso lui. Un’interpretazione che gli vale la seconda nomination agli Oscar, stavolta come Miglior Attore Protagonista, e che lo porta ad essere nel cast del riuscito “Fight Club” (1999), di David Fincher, al fianco di Brad Pitt. Grazie a questa pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, i due diventano una delle coppie di attori più famosa del mondo, tanto che la carriera di entrambi, da quel momento, decolla a velocità stratosferica. Edward Norton decide tuttavia di preferire la qualità alla quantità, si dedica all’attività di sceneggiatore e scrive lo script di “Tentazioni d’amore” (2000), da lui diretto e interpretato, al fianco di Ben Stiller e Jenna Elfman. Nel 2001 affianca Robert De Niro in “The Score”, di Frank Oz, cui segue nel 2002 il ruolo di Nelson Rockfeller in “Frida”, il biopic dedicato all’artista Frida Kahlo (Salma Hayek) presentato a Venezia e, nello stesso anno, quello da coprotagonista in “Red Dragon”, diretto da Brett Ratner, assieme a Anthony Hopkins nei panni di Hannibal Lecter, a Ralph Fiennes e Harvey Keitel. Inutile dire che tutti i seguenti impegni sono stati dei successi: a partire dal bellissimo “La 25ª ora” (2002) di Spike Lee, per proseguire con “The Italian Job” (2003), con Charlize Theron e Mark Wahlberg; “Le crociate” (2005), di Ridley Scott, con Orlando Bloom; “Down in the Valley” (2005), di cui è anche produttore; “The Illusionist” (2006), di Neil Burger e “Il velo dipinto” (2006), di John Curran con Naomi Watts. La sua ultima avventura cinematografica già passata sullo schermo è stata “L’incredibile Hulk” (2008), di Louis Leterrier, sequel del meno fortunato “Hulk”, diretto da Ang Lee. Del film Norton, oltre che essere protagonista, ha anche firmato la sceneggiatura insieme al regista, ma durante il montaggio si è trovato in disaccordo con la scelta della produzione di snellire la storia e lasciare più spazio all’azione che all’introspezione. Una decisione che ha provocato la reazione di Norton di non partecipare alla promozione pubblicitaria del film, che comunque ha avuto un gran successo di pubblico.