Due settimane per innamorarsi – Recensione
(Two Weeks Notice) Regia: Marc Lawrence – Cast: Hugh Grant, Sandra Bullock, Alicia Witt, Dana Ivey, Robert Klein, Heather Burns, David Haig, Dorian Missick, Joseph Badalucco Jr, Jonathan Dokuchitz, Veanne Cox, Janine LaManna, Iraida Polanco, Charlotte Maier, Katheryn Winnick – Genere: Commedia, colore, 100 minuti – Produzione: USA 2002.
George Wade personifica lo stereotipo del mascalzone moderno: è potente, sconsiderato e casanova quanto basta, un uomo d’affari che cerca di espandere ancora di più la sua azienda, abbattendo un vecchio palazzo della città sotto le direttive del fratello, è un uomo che nonostante tutto conserva i sentimenti giusti. Lucy è un avvocato anticonvenzionale, ambientalista devota, che passa il suo tempo ad esercitare la professione in maniera pro-bono e al telefono con il fidanzato fantasma, situato su una nave in mezzo al nulla di Greenpace. Ironia della sorte, finisce per lavorare per colui che sta tentando di distruggere tutti i suoi ricordi di bambina, legati ai palazzi storici di New York. I due iniziano la loro collaborazione per puro caso, fra mille litigi e screzi, intervallati da telefonate in piena notte, scelte di cravatte nel bel mezzo di un matrimonio, partite di tennis all’ultimo punto e ulcere perforanti, fino a quando Lucy non deciderà di licenziarsi, a quel punto i due saranno costretti a rivalutare tutta la loro “relazione”. Una commedia rosa a tutti gli effetti, con tanto di happy end finale che vede come protagonisti sir Hugh Grant e la dolce Sandra Bullock. I due specialisti del genere, che flirtano per tutto il tempo della pellicola con poca magia e molta ironia, raccontano una storia colorata dai toni pastello, senza però troppe sfumature. A fare da contorno ai due un gruppo eterogeneo di coprotagonisti: i genitori ambientalisti, impegnati nel sociale e politicamente corretti di Lucy, l’antagonista di lei rossa fuoco, il fratello despota di George e i soliti colleghi d’ufficio. Diretto dallo sceneggiatore Marc Lawrence, qui alla sua prima regia, che sceglie come componente aggiuntiva del film la città di New York e i suoi amarcord di palazzi, tradizioni ed etichette a fare da sfondo.
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