Drive - Recensione “Drive”, un film intriso d’amore e violenza di rara bellezza, dall’aura vintage
Regia: Nicolas Winding Refn – Cast: Ryan Gosling, Bryan Cranston, Carey Mulligan, Albert Brooks, Oscar Isaac, Ron Perlman, Christina Hendricks, Jeff Wolfe, Tiara Parker, Chris Muto, Tina Huang, Joe Pingue, Christian Cage, James Biberi, Steve Knoll – Genere: azione, drammatico, colore, 95 minuti – Produzione: USA, 2011 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 30 settembre 2011.
C’è poco da dire, “Drive” è senz’altro uno dei migliori film mai distribuiti in Italia. Il regista danese Nicolas Winding Refn, alla sua prima esperienza hollywoodiana, ha realizzato una pellicola intrisa d’amore e violenza, entrambe espresse agli estremi limiti umani, un film “di poche parole” ma che pur con i suoi silenzi riesce a dire molto.
L’astro nascente Ryan Gosling è Driver, un meccanico full time e stuntman part time che, sfruttando la sua estrema abilità alla guida, a volte lavora come autista per la malavita. Fatta la conoscenza della sua dolce vicina di casa Irene e del figlio Benicio, Driver suo malgrado si trova incastrato e braccato per aver aiutato Standard, il marito di Irene, implicato in loschi traffici. Nel tentativo di scoprire la verità e, soprattutto, di salvare la vita a Irene e Benicio, Driver è costretto a lasciare dietro di sé, prima dell’epilogo, una lunga scia di sangue.
Con appena una quindicina di battute in tutto il film, Gosling sa essere più espressivo di quanto non sia lecito immaginare: sguardi, sorrisi, lacrime e gestualità dicono tutto quello che c’è da sapere riguardo questo ragazzo silenzioso, misterioso e, a suo modo, buono, ma costretto alla violenza dalle circostanze e dall’amore, estremo e incontrollato.
Carey Mulligan, sua partner nei panni di Irene, è il contraltare perfetto ai silenzi di Driver: solare, sorridente, discreta ma comunque espressiva, è il motore che muove le azioni del protagonista, che si getta volontariamente in un vespaio pur di salvare la vita a una donna che, già lo sa, non sarà mai sua.
Il regista Refn, che presto sarà a lavoro proprio con Gosling per il suo nuovo film, dichiaratosi un “non violento”, ha realizzato un film di rara bellezza, pur nella sua estrema crudeltà e con i suoi momenti di violenza gratuita. Sembra quasi di trovarsi di fronte a una pellicola anni Ottanta, sia per la fotografia che per le scenografie, nient’affatto ultramoderne ma dall’aura vintage, decisamente adatte a una storia così poco convenzionale.
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