Dino Risi – Biografia

Dino Risi, un “mostro” sacro della regia

(Milano, 23 dicembre 1916 – Roma, 7 giugno 2008)

dino-risiDino Risi, nato a Milano il 23 dicembre 1916, insieme a Monicelli, Scola e Comencini è considerato uno dei pilastri registici della cosiddetta commedia all’italiana. La sua avventura nel cinema comincia quasi per caso, tramite l’amicizia con il coetaneo Alberto Lattuada, che, nel 1941, lo invita a lavorare insieme a lui sul set di “Piccolo Mondo Antico”, diretto da Mario Soldati. Sembra semplicemente una parentesi nella vita del giovane Risi, destinato dalla famiglia a diventare psichiatra, ma, dopo la laurea, il futuro regista decide di cambiare carriera e diventa soggettista per Lattuada, scrivendo per lui l’idea del celebre “Anna” (1951), film che sfrutta la sensuale bellezza di Silvana Mangano.

Un anno dopo, Risi esordisce nel lungometraggio girando “Vacanze col gangster” (1952), ma a lanciarlo è, qualche anno dopo, “Pane amore e…” (1955), sequel della fortunata serie romantica interpretata da Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida, sostituita per l’occasione dalla Loren. Il successivo “Poveri ma belli” (1956) conferma la nascita di un nuovo giovane autore nel firmamento del cinema italiano. Le sue caratteristiche sembrano essere quelle di partire da un realismo di fondo nelle descrizioni per poi elaborare, grazie anche all’uso del grottesco, vicende quasi favolistiche.

Con “Il vedovo” (1959), magistrale interpretazione della coppia Alberto Sordi-Franca Valeri, al senso del grottesco si aggiunge anche una piega amara, spesso scambiata dalla critica per cinismo, ma la cui pungente acutezza non manca di deliziare e far riflettere il pubblico. Nel 1960, con “Il mattatore”, lancia definitivamente la carriera cinematografica di Vittorio Gassman, cominciata con “I soliti ignoti” di Monicelli. Gassman, fino ad allora considerato dai produttori un attore “antipatico”, resterà nel tempo uno dei suoi protagonisti prediletti insieme a Sordi. A quest’ultimo, con “Una vita difficile” (1961) ritaglia un ruolo drammatico e amaro nei panni di un disilluso ex-partigiano, proiettato nei corrotti e gaudenti anni del boom economico.

Nel 1962, Risi firma quello che da molti è considerato il suo capolavoro: “Il sorpasso”, uno scatenato road movie che vede come compagni di viaggio Gassman, nel ruolo di un becero industriale arricchito, e il giovane Trintignan, nei panni di un timido studente. Il film è una commedia atipica, priva di happy end, e quasi profetica nella sua sfiducia verso le magnifiche sorti dell’arricchimento materiale della società italiana, al quale non corrisponde evidentemente alcun progresso morale.

Uno dei film più amati dal pubblico e più riproposti in televisione, resta “I mostri” (1963), serie di episodi grotteschi interpretati con verve strepitosa da Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman. Dopo “Il gaucho” (1964), sottovalutata satira del cinema italiano, ambientata in Argentina, l’ispirazione di Risi sembra un po’ scemare. “L’ombrellone” (1965), satira di costume con Enrico Maria Salerno, o il garbato “Operazione San Gennaro” (1966) con Manfredi e Totò, sembrano privi di quel mordente che Risi aveva saputo sfoderare fino ad allora nell’affrontare la società italiana.

Il regista si riprende però ottimamente con “Straziami, ma di baci saziami” (1968), una satira sugli stereotipi della cultura di massa al servizio del genio comico di Manfredi e Tognazzi. Ancora Tognazzi, questa volta insieme a Gassman, sarà protagonista di “In nome del popolo italiano” (1971), quasi un sequel delle atmosfere grottesche del “Sorpasso”. Gassman è il corrotto industriale Santonocito e Tognazzi il giudice integerrimo che non rinuncia all’opportunità di incastrarlo (pur sapendolo innocente).

Nel 1974, un maturo e solenne Gassman è l’interprete di un altro gioiello, “Profumo di donna”, che descrive le vicende patetiche ma al tempo stesso tragiche di un ufficiale diventato cieco. Il film è un successo internazionale, tanto da meritarsi anni dopo un remake interpretato da Al Pacino. Del 1977 è l’ideale seguito di “I mostri”, intitolato “I nuovi mostri”, girato a più mani con Monicelli e Scola e interpretato dai migliori attori della commedia all’italiana. Nonostante il successo di pubblico, è chiaro che una stagione è ormai conclusa. Gli anni Ottanta sono un periodo di decadenza per la cinematografia italiana e Risi sembra soffrire questo generale clima di disarmo.

Non valgono a molto i tentativi di nobilitare la commedia scollacciata, “Sesso e volentieri” (1982) con Dorelli e Gloria Guida, o di trovare nuova linfa collaborando con le giovani leve della comicità: “Sono fotogenico” (1980) con Renato Pozzetto. I tentativi di lanciare nella commedia attori comici come Lino Banfi “Il commissario Lo Gatto” (1986) o divi del tubo catodico come Beppe Grillo, “Scemo di guerra” (1985), passano completamente inosservati. A chiudere la carriera di Risi, alla bellezza di ottant’anni, è l’inglorioso remake di “Poveri ma belli”, intitolato spudoratamente “Giovani e belli” (1996), dimenticabile interpretazione di Anna Falchi. Ormai distaccato dall’ambiente del cinema, Dino Risi si ritira dalle scene, morendo in tardissima età, il 7 giugno 2008.

Fabio Benincasa

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