Dieci inverni - Recensione Regia: Valerio Mieli – Cast: Isabella Ragonese, Michele Riondino, Vinicio Capossela, Glen Blackall – Genere: Drammatico, colore 99 minuti – Produzione: Italia, Russia 2009 – Distribuzione: Bolero – Data di uscita: 10 dicembre 2009
“Dieci inverni” per raccontare una storia d’amore, quello vero, tra due studenti universitari in cammino verso le soglie dell’età adulta. Il film, presentato alla 66esima mostra del cinema di Venezia, nasce dal saggio/diploma di un ex allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia, Valerio Mieli, il quale con orgoglio, emozione ed estrema umiltà, esordisce sul grande schermo con un’opera prima, un unicum non tanto per ciò che racconta quanto per come lo racconta. Camilla (Isabella Ragonese), seria e diffidente, si trasferisce a Venezia per studiare letteratura e drammaturgia russa; Silvestro (Michele Riondino), insicuro ma spavaldo, vive alla giornata prendendo la vita come viene. I due si incontrano su un vaporetto che attraversa la laguna blu nel 1999. Nei successivi inverni si ritrovano, probabilmente aiutati dal destino, e si rincorrono per cercare di vivere un sentimento reciproco e profondo, che cresce e matura con loro. Dapprima conoscenti, poi amici, coinquilini, confidenti, i due protagonisti trascorrono i delicati dieci anni della loro formazione, percorrendo tutte le fasi di una relazione (gelosia, litigio, convivenza) senza mai sfiorarsi né dichiararsi. Il loro amore sboccia tra appartamenti fatiscenti e vaporetti sgangherati sotto il cielo plumbeo e nebbioso di Venezia, città poetica e romantica, mostrata nel suo volto più quotidiano. In due occasioni la scena si sposta nella frenetica ed affascinante Mosca. La pellicola, prodotta tramite una collaborazione italo-russa dal Centro Sperimentale di Cinematografia e Rai Cinema, ha coinvolto uno staff di giovani provenienti da paesi diversi e rappresenta una sfida sotto molti aspetti. Il sentimento raccontato è ben lontano dall’utopico e raro colpo di fulmine. Finalmente ci troviamo di fronte al vero amore che non nasce da un giorno all’altro, quindi molto più convincente e realistico, diverso dalle solite commedie romantiche americane e dalla leggera e banale cotta adolescenziale, giovanilistica, che infesta il cinema italiano. Il sentimento, narrato in modo pulito, coinvolge il pubblico direttamente nel microcosmo dei protagonisti senza sottovalutarlo, bensì rendendolo partecipe attivamente nel comprendere il “non detto” e “il non visto”. La storia d’amore è infatti raccontata attraverso quadri narrativi, “invernali”, caratterizzati da pochi minuti ciascuno, che lasciano un’incognita su ciò che avviene nei restanti mesi dell’anno. Tra le scene che si aprono e si chiudono, inframmezzate dal trascorrere del tempo, appaiono e scompaiono personaggi con un ritmo drammaturgico concentrato e sincopato nel quale non ci si perde, grazie anche ad una sceneggiatura chiara e solida e ad un attento lavoro registico. Il tutto comunicato in maniera penetrante, in particolare tramite sguardi e gesti, spesso più eloquenti di tante superflue parole, che rendono la pellicola, si, lenta ma toccante e ricca di tensione. Un amore a lungo coltivato, in parte tormentato, ed esclusivo va sicuramente oltre il sesso, sublimato e destinato ad essere un evento speciale, da consumarsi al momento giusto e per i motivi giusti. I bei volti di Isabella Ragonese e Michele Riondino, mettono così in scena una commedia agrodolce di un certo spessore formando un cast arricchito anche dalla straordinaria partecipazione di Vinicio Capossela tra le note del suo inedito “Parla Piano”. Inoltre non passa inosservato l’ottimo lavoro della Bolero Film che ha sostenuto la distribuzione di quest’opera prima in un paese dove è difficile esordire. Altrettanto “rischiosa” è la data di uscita, il 10 dicembre, con una programmazione nelle sale in pieno periodo natalizio. La storia di un amore così saldo e profondo che tutti potrebbero e vorrebbero vivere può far presa su giovani e adulti. In particolare si è fiduciosi verso quel pubblico ritenuto ancora in grado di scegliere con criterio cosa andare a vedere, per apprezzare e valorizzare un prodotto di qualità del cinema italiano, almeno quando è possibile, come in questo caso.
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