Se cominci la tua carriera da regista alla corte di George Lucas, da grande non puoi che diventare un grande della macchina da presa. E così è stato per David Fincher, nato a Denver in Colorado il 28 Agosto del 1962. Sì, perché il giovane David, dopo aver studiato presso la Ashland High School in Oregon riesce ad entrare subito nelle grazie di Lucas, diventando assistente agli effetti speciali per i film “Il ritorno dello Jedi” (1983) e “Indiana Jones e il tempio maledetto” (1984). Finita questa importante esperienza Fincher si dedica al mondo della pubblicità e durante gli anni Novanta realizza degli spot di successo. Da questo momento il cinema si allontana per un po’ dai progetti del giovane ed ambizioso regista, mentre si avvicina il mondo del videoclip. Tutte le più grandi star vogliono essere dirette da lui e contattano la casa di produzione “Propaganda Films” che Fincher ha fondato insieme a Dominic Sena, Greg Gold e Nigel Dick. Madonna, George Michael, Aerosmith, Rolling Stones… sono solo alcuni dei cantanti che lavorano con il regista. E anzi se proprio lo si vuole considerare un documentario, la prima vera prova cinematografica di David Fincher è “Madonna. The Immaculate Collection” (1991), pellicola che ripercorre le tappe dei concerti della regina del pop. Nel 1993 il regista debutta al cinema con il fantascientifico “Alien 3”,pellicola che non ottiene un grande consenso in relazione ai suoi più illustri predecessori. Il successo di critica e di pubblica per David Fincher arriva qualche anno dopo. Nel 1995 realizza “Seven” un thriller sui sette peccati capitali tratto da un romanzo di Andrew Kevin Walzer: un’ottima sceneggiatura, un’eccellente regia e le straordinarie interpretazioni di BradPitt e Morgan Freeman, trasformano il lavoro subito in un cult. Nel 1997 David Fincher chiama, nel cast del drammatico “The Game – Nessuna regola”, Michael Douglas e SeanPenn, a cui affida le parti di un facoltoso consulente finanziario e del fratello, per una pellicola dalla suspense eccitante e il mistero incalzante. Certamente però il più grande successo del regista di Denver rimane “Fight Club” (1999), pellicola sulla violenza fine a se stessa che ruota intorno al mondo benestante degli Stati Uniti, ancora con Brad Pitt affiancato egregiamente da Edward Norton e da una bravissima e originale Helena Bonham Carter. “Fight Club” fa balzare le quotazioni ad Hollywood di Fincher che da ora in avanti può contare sugli attori più importanti (e famosi) e su produzioni high budget. Nel 2002 si confronta con un thriller claustrofobico, il riuscito “Panic Room” con Jodie Foster, mentre nel 2007 porta sul grande schermo la storia di un serial killer con “Zodiac”. Il 2008 è l’anno del suo primo film romantico, in cui la violenza lascia molto più spazio ad una storia d’amore, nel particolare “Il curioso caso di Benjamin Button” che purtroppo deve confrontarsi (perdendo in partenza) con il capolavoro a fumetti scritto da Francis Scott Fitzgerald. A fine 2010 è nelle sale con “The Social Network”, una delle prime pellicola che cerca di indagare sul mondo di Facebook, raccontando la storia dei due ragazzi che lo hanno inventato. Tra i suoi progetti per il 2011 c’è “The Girl with the Dragom Tattoo”, remake hollywoodiano della pellicola svedese “Uomini che odiano le donne”, tratta, a sua volta, dai best seller di Stieg Larsson.
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