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David Carradine – Biografia

John Arthur Carradine: dal Kung Fu mania al giallo della morte

(Los Angeles, 8 dicembre 1936 – Bangkok, 3 giugno 2009)

John Arthur Carradine, conosciuto da tutti con lo pseudonimo di David Carradine, nasce nelle magica Los Angeles l’8 dicembre del 1936 e il suo futuro sembra già scritto tra le stelle. Suo padre è il noto attore di film western John Carradine, uno dei più grandi nomi del cinema di quei tempi. Come lui anche Keith, Robert, Michael Bowen, Calista e Kansas, i suoi fratelli e le sue sorelle, intraprendono la carriera cinematografica. Come accade a molti figli di grandi star, anche se indirettamente trasportati dall’onda del successo, l’adolescenza risulta burrascosa e ricca di esperienze piuttosto nocive infatti David per qualche anno studia in una scuola-riformatorio di New York dove pratica anche il servizio militare.

Ma ciò non ostacola l’amore che nutre per lo spettacolo e soprattutto per la musica (molte sue canzoni saranno anche colonne sonore dei film in cui recita). Questo amore nasce tra i banchi della San Francisco State University dove prende lezioni di teoria musicale e composizione, per poi entrare a far parte di una compagnia teatrale specializzata in drammi shakespeariani, dove inizia a mettere alla prova il suo talento. Successivamente trascorre i due anni obbligatori nell’esercito e lì conosce colui che sarà uno dei maggiori registi del panorama horror, Larry Cohen. Trascorso il biennio, ritorna fedelmente in teatro e debutta come attore accanto a Christopher Plummer, nei musical di Broadway “The Deputy” e “The Royal Hunt of the Sun” rimanendo colpito dalla sua stessa bravura. Lui non se ne accorge ma molti produttori hanno gli occhi puntati su di lui e cominciano a capire che il suo futuropotrebbe essere sul grande schermo, così per metterlo alla prova agli inizi degli anni Sessanta comincia a lavorare in molte serie televisive tra cui: “Armstrong Circle Theatre” (1963), “East Side/West Side” (1963), “Arrest and Trial” (1964), “Il Virginiano” (1964) e “Wagon Train” (1963). In quest’ultima serie è diretto da R.G. Springsteen che, affascinato dalle sue doti artistiche e dalla sua personalità, allo stesso tempo eccentrica e malinconica, decide di renderlo protagonista del suo “Taggart 5000 dollari vivo o morto” (1964) sancendo così il suo debutto nel mondo del cinema.

Nel 1966 segue le fortunate orme del padre e si cimenta nel genere western nella serie tv “Shane”, che gli dona immensa popolarità e gli consente di realizzare numerosi film (sempre a tema western) come “Il pistolero di Dio” (1968), “Appuntamento per una vendetta” (1969), “Il grande giorno di Jim Flagg” (1969), “L’ultimo tramonto sulla terra dei McMasters” (1970), “Macho Callagan” (1970).

Nel 1960 intanto si sposa con Donna Lee Becht e mette al mondo un figlio; la loro unione però dura solo fino al 1968 perché conosce e si innamora perdutamente dell’attrice Barbara Hershey. Dalla loro unione che termina nel 1975, nasce Tom. In questi anni e su questi set conosce l’attore Robert Mitchum, con cui condivide un’altra sua grande passione: l’amore sfrenato per l’alcol. Intanto le porte del successo si aprono definitivamente con la fortunatissima serie televisiva “Kung Fu”, girata tra 1972 e 1975, con i più grandi registi del momento tra cui Richard Lang, Robert Butler, Harry Harris, Robert Michael Lewis, Lee Philips e tanti altri. Per la sua straordinaria interpretazione di quello che diventerà il leggendario esperto di arti marziali Kwai Chang Caine, riceve una nomination come Miglior Attore Protagonista agli Emmy Awards e una ai Golden Globe.

David è da sempre grande appassionato delle discipline orientali e nonostante il suo animo irrequieto, si cimenta negli studi e nella pratica di religioni e filosofie spirituali, cercando di farle conoscere al popolo americano. In comune con il suo personaggio Kwai Chang Caine ha l’amore per le arti marziali, infatti lui pratica assiduamente Tai Chi e Qui Gong. A tal proposito scrive un libro “Spirit of the Shaolin”,in cui descrive ed elogia le dottrine filosofiche che accompagnano l’arte del Kung Fu. Nel 1972 Martin Scorsese lo sceglie per il ruolo di Big Bill Shelly in una della pellicole che lo consacrano al successo, “America 1929 – Sterminateli senza pietà”. È applauditissimo in “Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno” (1973), in cui dà il meglio di sé con Harvey Keitel e Robert De Niro. Seguono altri importanti film che hanno segnato la sua lunga carriera tra cui: “Il lungo addio” (1973), “You and Me” (1975) e “L’uovo del serpente” (1977).

Nel frattempo nel 1976 arriva la seconda nomination ai Golden Globe per il ruolo del cantante Woody Guthrie in “Questa è la mia terra” di Abel Rosemberg. Dopo qualche anno trascorso passando da una donna all’altra, incontra Linda Gilbert e decide di portarla all’altare, ma anche questo matrimonio non ha vita lunga poiché finisce nel 1983. Nel 1980 riscuote grande successo insieme ai fratelli Keith e Robert in “I cavalieri dalle lunghe ombre” di Walter Hills. Nel ventennio successivo è protagonista di un interminabile elenco di film tra cui: “Q - Il serpente alato” (1982),”Oltre il confine” (1984), “Crime of Crime” (1989), “Due nel mirino” (1990), “Capital Punishment” (1991), “Kill Zone” (1993), The Good Life” (1997), “Zoo” (1999) fino a inaugurare il nuovo millennio con “Dangerous Curves” (2000).

In tutti questi anni però il successo si affievolisce e i ruoli cominciano a passare in secondo piano o addirittura ad essere pessimi. Inpiù c’è l’aggravante dell’alcolismo che accompagna fedelmente la sua depressione, dovuta all’insoddisfazione che gli procura lo stesso mestiere che l’ha reso famoso al mondo intero. Nel 1989 infatti, dopo essersi sposato con l’attrice Gail Jensen (con la quale resta fino al 1997) è arrestato per guida in stato di ebbrezza e passa due giorni in prigione con la condanna a svolgere i servizi sociali per qualche tempo. Marina Anderson sembra risolvere i suoi problemi tant’è che dichiarandosi perdutamente innamorato, la sposa; la magia però dura solo tre anni. C’è chi lo dà ormai per spacciato su ogni fronte, ma non Quentin Tarantino che gli consente letteralmente di risorgere con il ruolo dello spietato e vendicativo assassino Bill in “Kill Bill: Vol. 1” (2003) in cui affianca la bellissima Uma Thurman.

Per questo ruolo che sembra cucito su misura per lui vince un Saturn Award come Migliore Attore non Protagonista e viene nuovamente nominato ai Golden Globe. Stesso successo si ripete con la seconda parte del film intitolata appunto “Kill Bill: Vol. 2” (2004). Dopo l’improvvisa e fulminea ondata di successo, ricomincia a girare film a basso budget e di scarsa importanza: “Last Goodbye” (2004), “Brothers in Arms” (2005), “Homo Erectus” (2006), “Epic Movie” (2007), “Permanent Vacation” (2007), “Fuego” (2007), “Hell Ride” (2008), “My Suicide” (2009), “Autumn” (2009) e “Break” (2009) tanto per citarne qualcuno. Anche se la carriera non va esattamente a gonfie vele, l’amore lo soddisfa pienamente.

Dopo il divorzio con la Anderson incontra Annie Bierman, che sposa nel 2004 promettendole amore eterno. Il 4 giugno 2009 David Carradine viene trovato impiccato all’interno della Suite Room 352 del Park Nai Hotel in Wireless Road di Bangkok. Il mondo è letteralmentesconvolto e le ipotesi su questa strana morte aumentano di giorno in giorno. Inizialmente si pensa al suicidio, ma David non ha lasciato né lettere né altro che potesse ricondurre le sue intenzioni a tale gesto.

Le indagini successive, svolte della polizia di Bangkok, rivelano che “l'attore è rimasto vittima di un gioco di autoerotismo, finito in tragedia”. Al momento della scoperta infatti David è nudo, con gli organi genitali legati ad una corda. Le telecamere a circuito chiuso confermano inoltre che nessuna persona esterna è intervenuta nella camera d'albergo dell'attore perciò si tende a scartare l’ipotesi di omicidio.

La moglie e tutta la sua famiglia non riescono proprio a credere alla storia del gioco erotico e sono inorriditi dall’insensibilità di certe speculazioni e insinuazioni della gente, perciò chiedono all’FBI di intervenire e indagare. Su richiesta dei famigliari il dott. Michael Baden effettua l’autopsia sul corpo di David e trae questa conclusione: “Ci sono diversi elementi che portano a una simile conclusione ma non posso essere più specifico, devo valutare anche tutte le informazioni che ancora attendo dalla Thailandia”. Ma è inutile dire che l’alone di mistero che avvolge questa inspiegabile morte, è destinato a non scomparire mai. Così, come in un perfetto e irrisolvibile giallo, si conclude la turbolenta vita di David Carradine.

Giusy Del Salvatore

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